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Martedì, 16 Luglio 2024

POLITICA NEWS

cucitiIl vice questore aggiunto Giovanni Cuciti è il nuovo dirigente della Squadra mobile della Questura di Crotone. Cuciti, che proviene dalla Questura di Enna, si è insediato stamane assieme al suo vice, il commissario capo Massimiliano Migliaccio, proveniente dal commissariato di Taurianova. Lo rende noto un comunicato della Questura di Crotone. «Il commissario capo Francesco Meduri - è scritto ancora nella nota - ha inoltre assunto la dirigenza dell'Ufficio prevenzione generale e Soccorso pubblico e la carica di vice dirigente del Gruppo operativo di Sicurezza in occasione degli incontri di calcio della Fc Crotone. Il commissario capo Erica Lavecchia, oltre ad assumere la dirigenza dell'Ufficio del Personale e dell'Ufficio Tecnico Logistico, è stata nominata anche vice capo di gabinetto della Questura».

 

 

 

 

 

 

 

 

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protesta scuole2Un corteo di studenti del liceo scientifico "Filolao", dell'istituto tecnico commerciale "Lucifero" e dell'Ipsia "Barlacchi" ha raggiunto la Provincia per contestare il malfunzionamento degli impianti nelle loro scuole.

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lanzetta corradoNella giornata di domenica il ministro agli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta ha fatto visita al parco archeologico di Capocolonna per visionare il sito a seguito della protesta di #salviamocapocolonna.

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In questi anni difficili e tormentati sono stati i fatti e solo i fatti a farci guardare con una certa diffidenza verso chi si è palesato agli occhi della società come vero detentore di alcune etichette morali e civili. Spesso, questi signori, hanno fatto proprie tematiche che, invece, sarebbero dovute essere interpretate come dogmi di vita alla portata di tutti: dall'antimafia al giustizialismo, dall'ambientalismo all'animalismo, dall'attivismo all'antipolitica, dal pacifismo ai credo religiosi. Sono stati per fortuna sempre i fatti a screditare questi "animatori di piazza" e non certo le rivendicazioni, senza dubbio giuste e condivisibili, che hanno saputo portare avanti al momento opportuno. Si è trattato di "Masaniello" che hanno intuito come cavalcare la tigre: la stessa "bestia" che li ha poi ridotti a brandelli!

 

I cittadini entrati in queste dinamiche, nel frattempo, si sono palesati come bersagli inermi e delusi, gabbati da facili strumentalizzazioni. Si è iniziato con le chat e con i blog, ma in breve tempo si è passati ad usare i social network come medium prediletti per procedere quotidianamente alla distorsione cognitiva dei cittadini. Si spiegano così i tanti fanatismi e le esaltazioni che, in questi ultimi anni, stanno caratterizzando la nostra società civile. Il paradosso è che l'opportunità di democrazia estrema offerta dalla rete si sta traducendo in pensiero reazionario ed aggressivo. Quando il popolo della rete si mobilita, o ci sei, o sei fuori. È un'enorme cerchia di gente che ha poco in comune e che, il più delle volte, nemmeno si conosce. Chi ne resta fuori, intanto, è una voce stonata del coro, qualcuno che è meglio demolire a suon di insulti perché potenzialmente complice del grande complotto mondiale: un'irrintracciabile accolita globale che ci tiene tutti soggiogati e infelici. È nel nome di essa che si lanciano vere e proprie "fatwe" verso coloro che, su delle problematiche, hanno pure una visione comune e non troppo distante da quella della rete, ma che, al contempo, non intendono sentirsi parte di questo girotondo (e in Italia ne abbiamo visti tanti di girotondi...).


Quello che è successo in settimana, attorno alla protesta spontanea di #salviamocapocolonna, contiene un po' tutto questo. Da una parte, la coscienza civile e l'amore per il bene comune che si risvegliano in una popolazione da troppo tempo incapace di reagire a soprusi e bassezze, perpetrati a danno della propria terra. Dall'altra, l'incedere di una rabbia sociale che asfalta (più a fondo del cemento) chiunque o qualunque cosa si frapponga rispetto al suo cammino perché è ritenuto l'unica via per arrivare all'agognato riscatto. Ma non è così che si fa sintesi, o si cambiano le cose. Il concetto di partecipazione, infatti, è molto più ampio e articolato. Non si può ridurlo alla semplice adesione ad un comitato, o a una manifestazione di protesta. Tutti i crotonesi, compresi gli amministratori e gli esperti, sono concordi (almeno nelle enunciazioni) nel preservare i beni archeologici e architettonici. Al contempo, è altrettanto fisiologico che a qualcuno possa non andare bene il modo in cui si è scelto di preservare questi patrimoni. Ciò non toglie che, bisogna lasciare a costui la libertà di scegliere come manifestare il proprio pensiero, quando questo si esprime nel rispetto delle leggi e del buon decoro.


Tanti, troppi post pubblicati sui social in questi giorni hanno inneggiato agli "eroi" della protesta, mettendo alla gogna la restante parte del popolo crotonese (solo qualche decine di migliaia di persone) che ha scelto di non unirsi al presidio, pur condividendo sicuramente il pensiero di fondo dei manifestanti. Ci sono molte ragioni che possono tenere lontani i cittadini da una "chiamata alle armi" e non si può spiegare sempre questa assenza con la riluttanza dei crotonesi all'impegno civile.


Il vero problema è che nessuno prova più a comprendersi. Perché è più facile denigrare e generalizzare, in questi casi, che porsi dei quesiti. Per quanto riguarda noi, organi d'informazione, infine, la migliore cosa che possiamo fare rispetto a questo modo di interpretare l'agire comune è quello di seguire una regola aurea del giornalismo: «Fatti, fatti, nient'altro che fatti, tanti piselli un tanto al sacchetto». Julius Chambers, direttore del "New York World", quotidiano da un penny a copia e da un milione di copie al giorno, attivo ai primi del Novecento, questo chiedeva ai suoi cronisti da marciapiede.

 

 

 

 

 

 

 

 

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capocolonna11Un happening a metà tra manifestazione di protesta e lezione a cielo aperto, in materia di tutela dei beni culturali. E' stata soprattutto questo la manifestazione promossa oggi pomeriggio nell'area archeologica di Capo Colonna a Crotone dove tanti cittadini si sono ritrovati rispondendo all'appello lanciato dall'hastag #salviamocapocolonna. L'iniziativa è stata organizzata per protestare contro il progetto di Comune e Soprintendenza archeologica della Calabria per la realizzazione di un selciato di fronte al Santuario della Madonna di Capo Colonna, dove nei mesi scorsi sono venuti alla luce manufatti di epoca romana. Ed è proprio l'interramento di quelle tracce di edifici ad essere osteggiato dai tanti che si dividono, incuranti del vento che spazza il capocolonna10promontorio sul mare, tra quanti ascoltano musica di band locali e quanti, invece, seguono in religioso silenzio le spiegazioni dell'archeologa Margherita Corrado sui tesori che questo lembo di terra custodisce. Una visita guidata ad un "museo" che si sviluppa all'ombra della colonna dorica superstite del tempio di Hera Lacinia, che racchiude, come in un libro a cui siano state aggiunte altre pagine, testimonianze di altre epoche successiva a quelle greche. La mobilitazione va avanti da 5 giorni. La zona è presidiata, a rotazione, da un gruppo di cittadini: la notte scorsa erano una cinquantina coloro che hanno "vegliato" su Capo Colonna. E stanotte sarà lo stesso. A spiegare il no ai lavori è la stessa Corrado dell'Associazione Sette Soli che, assieme all'associazione Gettini di Vitalba, ha sollevato il caso. «Contestiamo il fatto - afferma - che si sia decisa, per quanto riguarda l'area antistante la chiesa, una pavimentazione stabile. Il che significa che tra la pavimentazione stessa ed i resti venuti alla luce da settembre a dicembre viene steso un massetto di cemento con rete termosaldata. Noi crediamo che trovandoci nel cuore dell'abitato romano, ed avendo quegli scavi portato alla luce quel che resta del foro, si debba, anche a costo di smontare quello finora realizzato, dare la possibilità a questi resti di essere fruiti dai cittadini».

 

 

 

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nicodemo oliverio«Ci sentiamo di consigliare a chi ricopre importanti e alti livelli istituzionali, maggiore prudenza nell'esprimere giudizi che appaiono frettolosi e privi di qualsiasi fondamento [LEGGI ARTICOLO]. Nel nostro impegno parlamentare, garantiremo la massima vigilanza affinché sia sempre tutelato e garantito il patrimonio archeologico calabrese, in particolare quello di Capo Colonna, che senza dubbio rappresenta il cuore e le radici della nostra storia». Lo afferma, in una nota, il deputato del Pd, Nicodemo Oliverio. «Non appena a conoscenza della vicenda dei lavori della Soprintendenza presso l'Area archeologica di Capo Colonna - prosegue Oliverio - abbiamo interessato il ministero dei Beni culturali, affinché venisse verificato l'iter relativo ai lavori. Il ministero si è immediatamente mosso per effettuare ogni verifica di sua competenza». «Abbiamo appreso notizia - sostiene il parlamentare - dell'intervento della Soprintendenza regionale che si è assunta ogni responsabilità e ha fornito tutte le garanzie in merito alla salvaguardia del patrimonio archeologico dell'area interessata di Capo Colonna. Siamo altresì convinti della serietà dell'azione amministrativa del sindaco Vallone e della giunta comunale di Crotone, che hanno sempre agito a difesa del patrimonio storico e architettonico del territorio. E di questo ne sono personalmente testimone. Mentre nessuna responsabilità - conclude - gli si può addebitare nel merito dei lavori di Capo Colonna».

 

 

 

 

 

 

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