Mercoledì, 15 Luglio 2020

POLITICA NEWS

Divisi dalle diatribe interne. Il progetto del centrodestra e del centrosinistra era quello di mettere in campo coalizioni forti e vincenti. Tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare. In questo caso a complicare i rapporti interni c’è la gestione del potere. Chi deve gestire il potere. Questo semplice, ma nello stesso tempo complesso interrogativo, ha determinato lo sconvolgimento nella coalizione del centrodestra. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega hanno deciso di concedere ai movimenti che guardano al centrodestra un ruolo di seconda fila. L’errore che è stato commesso da questa coalizione è stato quello di far partire il ragionamento dalla scelta del candidato a sindaco: prima individuiamo il candidato che dovrà guidare la coalizione e, poi, ragioniamo sul resto. A chi tocca fare la scelta? In situazioni normali all’intera coalizione e ognuno partecipa con il proprio peso politico. I tre partiti, invece, hanno subito messo le mani avanti escludendo dalla scelta i movimenti civici che sulla carta hanno il maggiore peso politico per il numero di liste che hanno già allestito. Leo Pedace con il suo ConSenso, Luca Mancuso con “Valore Crotone” e Giovanni Capocasale e la sua band con “Crotone da vivere”. Questi tre movimenti civici possono, al momento, mettere in campo sei liste, quattro delle quali solo Pedace. Che cosa hanno fatto i tre partiti? Hanno stabilito che questi e gli altri movimenti civici che guardano al centrodestra dovevano e potevano entrare in gioco solo dopo che era stato scelto il candidato e magari c’erano stati anche gli accordi per la distribuzione degli incarichi più rilevanti in caso di vittoria elettorale. I movimenti civici, per come è stato impostato il ragionamento, dovevano rappresentare la ruota di scorta della coalizione. Portare i voti per consentire la vittoria finale e starsene buoni e tranquilli per il resto. Questi tre movimento civici hanno deciso di non stare al gioco e probabilmente si coalizzeranno dando vita ad una coalizione civica, magari allargata ad altre liste che idealmente si collocano nel centrosinistra. Il lavoro in questa direzione è già iniziato.

IL DUALISMO DEL PARTITO DEMOCRATICO. Nel Pd, che rappresenta il motore del centrosinistra, la situazione era compromessa ancor prima dell’avvio delle attività elettorali. Non è solo un problema locale. Il pesce puzza dalla testa e il problema del Pd è nazionale. In questo partito da anni a livello nazionale c’è uno scontro tra “bande”, che si riverberano anche a livello locale. C’è chi sostiene il segretario Luca Zingaretti e chi vorrebbe sostituirlo. La guerra non è sulla linea politica, ma semplicemente su chi deve comandare. Il potere divide questo partito a livello nazionale e locale. Quello che è avvenuto a Crotone va inquadrato in questo contesto di guerra per il potere. Schierate sul fronte di guerra ci sono due correnti: da una parte sono posizionati coloro che vogliono fare l’accordo elettorale con il “reuccio” di via Firenze e dall’altra quelli che non vorrebbero farlo. Su queste posizioni si sono schierati anche i livelli regionali, che sono organici alle “bande” nazionali. Ecco che il commissario provinciale Franco Iacucci si schiera contro l’accordo con Sculco e il commissario regionale Stefano Graziani viene a Crotone è dà il via libera per fare l’accordo con il “reuccio”. La decisione spacca ancora di più un partito già lacerato. Che succederà ora? La palla è rimbalzata di nuovo ai livelli nazionali per le controdeduzioni e potrebbe succedere di tutto. Se le bocce restano ferme l’area perdente cercherà di fare un accordo con le liste civiche uscite dallo schieramento del centrodestra. Potrebbe succedere che il civismo misto rischia di diventare una coalizione forte e coesa.  

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EDITORIALE│Più candidati a sindaco che elettori. Si avvicina la data delle elezioni - il primo turno dovrebbe tenersi il prossimo 20 settembre - e cresce la voglia di candidarsi. Non tutte le proposte posseggono la caratura necessaria per governare una città complessa e difficile qual è Crotone.

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È un’atmosfera surreale, anche se da qualche giorno meno desolante, quella che sta accompagnando Crotone nel suo periodo più mistico: quello in cui la comunità scende tra le strade e le piazze per celebrare il mese mariano. Com’è noto, quest’anno, causa norme anti-Covid, non si farà la millenaria processione con la sacra effige a Capo Colonna. La sottolineatura non è certo polemica, non si metta in discussione il buon senso, ma è una doverosa riflessione antropologico-culturale.

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La vergogna non ha limiti. Ci sono persone che pensano alla campagna elettorale in un momento tragico qual è quello che stiamo vivendo. Li vediamo in televisione e sui social affannarsi a difendere la propria parte politica e demonizzare quella degli altri.

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Snellire le procedure per fare arrivare subito alle famiglie bisognose di Crotone i “buoni spesa”. La preoccupazione che chi ha bisogno rischia di non godere per tempo dei benefici decisi dal Governo nazionale è molto alta. Questa preoccupazione è giustificata dall’impostazione che il Comune di Crotone si è dato. Prima di tutto la formulazione della domanda. Non tutti i cittadini sono attrezzati per compilare la domanda disposta dal Comune. Senza un aiutino al momento della compilazione gli esclusi sarebbero davvero stati tanti. Il Comune di Crotone avrebbe dovuto seguire l’esempio di altri enti, magari confrontandosi con sindaci del nostro territorio. Nella situazione in cui versiamo in questo momento non possiamo ragionare con il libro della burocrazia alla mano. Non era questa l’idea del Governo quando in soli 24 ore ha versato nelle casse dei comuni italiani 400 milioni di euro da destinare ai “buoni spesa” delle famiglie che non hanno soldi per comprare il cibo. La distribuzione dei soldi ha tenuto conto della situazione economica in cui versano le popolazioni. Ecco perché a Crotone sono stati assegnati ben 574.000 euro. In questo momento la nostra città è in ginocchio: era già povera e ora sono venuti meno anche i guadagni che derivano dall’arte di arrangiarsi. Il Sud e Crotone non hanno una grande disponibilità di lavoro retribuito alla luce del sole e sono tante le famiglie che vivono di attività sommerse. In molti casi il sommerso non viene praticato per non pagare le tasse, ma è dovuto alla necessità di sopravvivere (l’arte di arrangiarsi). L’arrivo della pandemia ha bloccato anche queste attività e, quindi, la situazione economica della città è scesa ai minimi storici. Una situazione che non è sfuggita a tantissime famiglie che possono contare su uno stipendio certo. Molte di queste famiglie hanno deciso di “caricarsi sulle spalle” le persone meno fortunate. Nella nostra città è esplosa la solidarietà. Attraverso le associazioni del terzo settore, che stanno raccogliendo le donazioni alimentari dei cittadini non bisognosi, le famiglie in difficoltà stanno avendo cibo per sopravvivere. Il sistema messo in atto è semplice, funziona e soprattutto ha raggiunto l’obiettivo che è quello di non fare morire di fame chi non ha soldi. Lo stesso obiettivo si prefigge l’istituzione dei “buoni spesa” messo in campo dal Governo con il Dpcm 28 marzo e dall’ordinanza del capo della Protezione civile n. 658 del 29 marzo scorso. Mentre la “solidarietà diretta” ha già conseguito un ottimo risultato, quella messa in campo dallo Stato rischia di naufragare perché va a sbattere sugli scogli della burocrazia. La pandemia del Covid-19 rappresenta un’opportunità unica per il rilancio dell’Italia. Questa opportunità passa attraverso lo snellimento delle procedure. Meno burocrazia e più risultati concreti. Il processo dello snellimento delle procedure deve partire dai Comuni. Il fac-simile di domanda per i buoni spesa disposto dal Comune di Crotone non va in questa direzione. Nell’organizzare le attività per concedere i buoni spesa il Comune di Crotone ha attivato comunque delle procedure positive e cioè gli assistenti sociali hanno esaminato le domande man mano che sono arrivate. Speriamo che i benefici possano arrivare alle famiglie bisognose prima di Pasqua.

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Non commettiamo l’errore di generalizzare. I medici, gli infermieri e gli altri lavoratori dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, che in questo momento sono nella trincea dell’ospedale e delle altre strutture aziendali, non meritano il linciaggio morale. L’opinione pubblica deve capire che i presenti nelle corsie dell’ospedale superano di gran lunga gli assenti. Più dell’80% dei dipendenti sta garantendo, nell’attuale situazione drammatica, un servizio sanitario efficiente. Chi va a lavorare, poi, fa il lavoro anche di coloro che hanno mandato il certificato medico. Il report delle assenze diffuso dalla direzione strategica dell’Asp, che ha creato tanto scalpore, parla di 300 assenze. Un dato definito, per quel giorno, “anomalo”. Vuol dire che rispetto al trend di assenze che si registrano quotidianamente, il dato del giorno dei 300 assenti non poteva essere considerato normalità. Dai 300, comunque, vanno tolti i malati che non hanno fatto ricorso al medico di base per farsi certificare la paura dal contagio. Ci sono anche malati veri tra i 300.  Il dato reale dei certificati legati alla paura del contagio si ottiene, infatti, togliendo le reali situazioni di malattia. Tra i sanitari e i dipendenti dell’ospedale di Crotone ci sono anche malati certificati. Non c’è, comunque, giustificazione alcuna per coloro che hanno avuto paura del contagio e hanno utilizzato lo strumento della certificazione per malattia per potersene stare a casa. Non c’è giustificazione, perché chi ha scelto la missione sanitaria, nei momenti tragici, non può pensare solo a sé stesso. Detto questo per chiarezza, c’è da aggiungere che anche a Crotone ci sono gli eroi che mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri. Tra i contagiati in condizioni serie di Crotone, c’è anche un infermiere. Il contagio lo ha preso sul campo di battaglia e ora sta combattendo la sua guerra per la sopravvivenza in uno dei letti del reparto Covid-19 del nostro ospedale. Quando generalizziamo manchiamo di rispetto anche a questo infermiere. Sino ad oggi Crotone ha retto all’urto del virus e questo lo si deve soprattutto a chi lavora nelle corsie e negli uffici, dove si organizzano le attività. Ci sono state negligenze? E chi non le ha avute nel nostro Paese in questo particolare momento? La Lombardia, punto di riferimento dell’efficienza e della buona sanità, è in ginocchio anche per gli errori che sono stati fatti. Gli errori hanno determinato lo sconquasso che vediamo nei servizi televisivi nazionali. Da noi la situazione, al momento e per fortuna, non è a quei livelli. Un piccolo merito, quindi, va anche riconosciuto a coloro che lavorano nella nostra sanità. Alla fine di questa esperienza potremo dire se l’organizzazione ha retto ad un urto terribile e non prevedibile. Gli operatori sanitari che hanno deciso di salvaguardare la nostra salute vanno incoraggiati, sapendo che in ogni famiglia ci sono componenti che hanno limiti e comportamenti non condivisibili. Quello che conta è che la stragrande maggioranza dei lavoratori è schierata in trincea. Sarebbe un grave errore demonizzare e demotivare la parte sana dei nostri operatori della sanità.

La Lombardia traballa e la Calabria, al momento, regge.  Il presidente lumbard, Fontana, tenta di scaricare le responsabilità sul Governo nazionale e chiede all’esecutivo del premier Conte di assumere decisioni. Che fine ha fatto il regionalismo spinto che Fontana e i suoi amici chiedevano battendo i pugni?  In Calabria, la nostra governatrice Jole Santelli, con coraggio ed autonomia sta assumendo decisioni per tutelare la popolazione. Al di là dell’appartenenza politica va riconosciuto a Jole Santelli che sta avendo coraggio e determinazione e si sta comportando meglio del suo collega della Lombardi

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