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Abramo customer care, 37 lavoratori del servizio ''Chiama Roma'' mandati a casa dopo 10 anni. Galea (Pd): «Sindaco convochi azienda» In evidenza

Scritto da  Pubblicato in In primo piano Giovedì, 05 Settembre 2019 17:33

abramo datel«''La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro", questo è ciò che menziona l'articolo 4 della Costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, ma purtroppo nel 2019 ci troviamo a lottare per poter riavere questo diritto che ci è stato negato». È quanto scrivono in una nota gli ex lavoratori del servizio 060606 “Chiama Roma”.
«A scrivere – specificano – siamo ex dipendenti Abramo customer care, "ex" perché la "nostra" azienda ha deciso, dopo anni di lavoro subordinato e a tempo determinato, di mandarci a casa a scadenza contrattuale, dopo 10 anni o più di proroghe contrattuali senza stabilizzazione alcuna con la promessa che saremmo stati richiamati in azienda con l'arrivo della nuova commessa Poste Italiane , grazie all'accordo del 26-3-2019, tra azienda e sindacati, per il criterio di anzianità in esso menzionato. Accordo però che a marzo 2019 ci ha tolto la possibilità di rivendicare i nostri anni da lavoratori subordinati e (per dar spazio a dipendenti a "tempo" indeterminato) nel pieno dei volumi della commessa del servizio 060606 Chiama Roma 37 risorse a tempo determinato siamo state mandate a casa rispetto ad altre 30 che, con requisiti ancora poco chiari, sono state assunte a tempo indeterminato senza tenere conto del decreto dignità a cui l'azienda di solito dà le colpe delle sue "disgrazie". Ebbene la tanto attesa commessa Poste Italiane è arrivata ma l'azienda ha dimenticato chi per anni l'ha fatta crescere e ha dedicato tempo e vita al proprio lavoro, ha dimenticato anche tutte le promesse fatte dichiarando così ai sindacati la sua volontà di assumere ex novo 100 risorse mai entrate in azienda. E l'accordo sull'anzianità fatto con i sindacati dov'è andato a finire? E i principi morali e professionali di un'azienda "seria" come pensavamo fosse la Abramo customer care? E noi precari lasciati a casa che fine faremo? Queste sono le domande che ognuno di noi oggi si sta ponendo e desidereremmo che anche l'azienda si ponesse tali quesiti. Per poi mettersi una mano sulla coscienza, se ne ha ancora una, e dare a noi ex lavoratori la possibilità di tornare a lavorare nella "nostra" azienda. Combatteremo in ogni sede per la tutela dei nostri diritti, per far sì che la nostra vicenda non passi inosservata ne cada nel dimenticatoio, confidando nel supporto, nella difesa e nella rappresentanza dei sindacati».
Sulla problematica è intervenuto il consigliere comunale del Pd, Mario Galea, che ha chiesto al sindaco Ugo Pugliese di farsi promotore di un tavolo di confronto tra lavoratori, azienda e sindacati.

 

 

 

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