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Capocolonna, il ministero risponde a Morra (M5S): «Quella adottata, migliore soluzione percorribile»

Posted On Mercoledì, 25 Febbraio 2015 18:39 Scritto da

morra nicolaIl sottosegretario Francesca Barracciu ha risposto all'interrogazione n. 3-01552 presentata dal senatore del M5S Nicola Morra sulla tutela del parco archeologico di Capo Colonna a Crotone. La risposta orale del sottosegretario è avvenuta nel corso della seduta odiera tenuta dalla VII Commissione del Senato (Istruzione pubblica, beni culturali). Il senatore Morra, dal suo, si è dichiarato insoddisfatto delle risposte ricevute dal ministero. In estrema sintesi, nel documento di quattro pagine consegnate anche al senatore Morra, il ministero concorda con quanto previsto dalla Soprintendenza e dal Comune che, congiuntamente, hanno redatto la progettazione per la copertura dell'area prospiciente il santuario della Madonna di Capocolonna e la Torre Nao. «Per quanto riguarda la necessità di coprire i resti archeologici - ha riferito nella il sottosegretario Barracciu -, conservati al solo livello della fondazione, mi rendo conto che esso costituisce un intervento di difficile interpretazione per chi archeologo non è, ma esso si rende necessario per il cattivo stato di conservazione dei resti, causato dalle utilizzazioni improprie dell'area, da tempo ormai anche sagrato della chiesa, nonché dall'esposizione a condizioni climatiche e ambientali particolarmente aggressive».

 

Troppo onerosa la musealizzazione "in situ" dei resti.

capocolonna12Anche la proposta di realizzare la musealizzazione in situ viene bocciata dal ministero perché troppo onerosa e difficile proprio per il cattivo stato di conservazione dei resti e gli agenti atmosferici (pioggia, vento e salsedine) che richiederebbero una manutenzione costante. «L'aternativa proposta - ha spiegato il sottosegretario Barracciu - ossia la musealizzazione in situ dei resti delle strutture portate alla luce durante le indagini, resti si ribadisce, tutti conservati a livello di fondazione, comporterebbe la necessità di una continua e onerosa manutenzione volta a contrastareil rapido, progressivo, degrado dei resti stessi, esposti peraltro alle severe condizioni ambientali determinate dalla ventosità, umidità e salinità del sito». E sempre sull'idea di una musealizzazione in situ dei resti il sottosegratrio ha inoltre ricordato che questa: «necessiterebbe di interventi di integrazione decisamente consistenti con conseguente alterazione del dato archeologico oggettivo». Il sottosegretario, sempre nel corso della risposta orale, ha inoltre assicurato che, quello in corso d'opera sulla zona in cui un tempo sarebbe dovuto sorgere il foro romano, non sarà un parcheggio, ma piuttosto la realizzazione di «opere volte proprio a impedire il transito e la sosta di autovetture nell'area, al contrario di quanto accadeva invece prima della sua cantierizzazione». Sostanzialmente, per il ministero, la soluzione adottata dai tecnici progettisti di Soprintendeza e Comune è quella che consente di mantenere l'integrità dei resti, rendendo fruibile l'area. «La soluzione progettuale adottata consente - ha spiegato ancora il sottosegretario Barracciu -, per un verso,  di conservare il dato archeologico nella sua oggettiva consistenza storica, protetto com'è dal cosiddetto "tessuto non tessuto" e da un ulteriore strato di inerte con spessore tra i 20 e i 50 centimetri; per altro verso (tale soluzione, ndr), renderà fruibile l'area di superficie, divenuta, sina dal Medioevo, sagrato della Chiesa della Beata Vergine di Capocolonna, il cui impianto fu realizzato tra l'XI e il XIII secolo dai monaci basiliani ed è tuttora luogo di culto frequentatissimo, pur insistendo nell'area archeologica».

 

Ecco perché si è scelto di utilizzare il cemento.

capocolonna5Il ministero spiega anche perché non si utilizzato un materiale diverso dal cemento (magrone) per coprire e preservare i resti. «Forse in sede progettuale - ha ammesso il sottosegretario -, fermo restando l'esigenza di proteggere i resti archeologici rinvenuti con il "tessuto non tessuto" e lo strato di inerte, si sarebbe potuta valuture anche l'opportunità di montare, direttamente sullo strato di inerte, la pavimentazione in cotto, utilizzando elementi in laterizio di tipo autobloccante, oppure terreno stabilizzato». Tuttavia, tale opportunità, è da scartare secondo ministero, Soprintendenza e Comune, perché «si segnala la frequentazione di un numero rilevantissimo di fedeli, le soluzioni alternative prospettate sono state scartate in ragione della loro inidoneità a sopportare le sollecitazioni dovute al peso costituito dal gran numero di frequentatori del sagrato. Viceversa - ha proseguito il sottosegretario - la soluzione alla fine prescelta (stesura sopra lo strato di inerte di una rete elettrosaldata, alletatta in uno strato di calcestruzzo con bassa percentuale di cemento, cosiddetto "magrone",  consente una distribuzione adeguata dei carichi e, in uno con strati prottettivi interposti, assicura la conservazione dei resti rinvenuti».