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Da copertura per un prezioso ritrovamento archeologico a ''totem'' moderno: il caso della tettoia metallica nel museo di Capocolonna In evidenza

Scritto da  Pubblicato in In primo piano Giovedì, 02 Agosto 2018 09:55

tettoia museo capocolonnaDa copertura per un prezioso ritrovamento archeologico, a un non meglio specificato utilizzo... quasi fosse un ''totem'' moderno! Sì, la tettoia in materiale metallico fissata su una base in cemento nell’area esterna al Museo archeologico nazionale di Capocolonna [LEGGI ARTICOLO] sembrerebbe essere proprio quella che sarebbe dovuta servire a proteggere il mosaico delle terme nella domus romana. Quello scoperto da Paolo Orsi nel 1910 e riportato in luce nel 2003. La copertura metallica prevista nel contestuale Apq non venne mai installata a seguito di denunce da parte di associazioni e comitati che ne segnalarono l'alta probabilità di danneggiamento dei reperti circostanti con la sua messa in opera.

 

IL TUTTO LO SI EVINCE dall’ultima documentazione reperibile nel merito tra gli atti custoditi negli uffici tecnici del Comune di Crotone. A dirlo più specificatamente è la relazione che l’allora dirigente di settore, Elisabetta Dominijanni, inviò il 14 luglio del 2015 all’Amministrazione comunale pro tempore. Tale relazione contiene alcune osservazioni circa una variante proposta dalla Soprintendenza per i lavori approvati nell’area Torre Nao-Chiesa su cui veniva, all’epoca dei fatti, richiesto un parere tecnico. Scrive in premessa l’allora dirigente: «(…) il materiale trasmesso (dalla Soprintendenza, ndr), in via informale a mezzo mail, non garantisce il sufficiente grado di approfondimento per esprimere un parere tecnico sufficientemente supportato dagli elaborati progettuali». Dominijanni riferisce che, dalle poche informazioni in suo possesso, i lavori in variante vengono riassunti in otto punti, di cui al settimo si rintraccia proprio la nuova ubicazione della copertura metallica. «Al punto 7 dell’elenco – scrive l’ex dirigente – viene poi indicata la nuova ubicazione copertura metallica, non riscontrabile nello stralcio planimetrico pervenuto, che verrà posizionata in area Museo, quindi con una destinazione assolutamente diversa da quella per cui era stata, a torto o ragione, progettata, e di cui non si evince la destinazione d’uso, ancorché l’ambientazione».

 

LE OSSERVAZIONI DEL TECNICO vanno anche oltre. «Nulla si dice – sottolinea Dominijanni – sulla protezione del mosaico scoperto da Paolo Orsi nel 1910 e riportato in luce nel 2003, (…) Il pavimento musivo è stato sempre obliterato, con tessuto-non tessuto e sabbia, per motivi di conservazione. Per come si legge – prosegue il documento – in precedenti relazioni della Soprintendenza archeologica è destinato, a quanto possibile dedurre, a rimanere “obliterato”», quindi occultato secondo l’ex dirigente. «Solo per ultimo – conclude Dominijanni – mi occorre precisare che provvederò a chiedere ufficialmente al ministero lo stralcio del mio nome dall’elenco dei progettisti riportato sull’allegata copertina, non avendo in alcun modo partecipato alla fase di redazione della presente perizia». Quale iter autorizzativo abbia seguito dunque la realizzazione della copertura metallica è sconosciuto al Comune. Con ogni probabilità, la richiesta della variante potrebbe rientrare il ragione delle regole d’assegnazione dell’appalto, ossia che, qualora non venisse installata, la Soprintendenza avrebbe dovuto giustificare la mancata spesa, ma comunque liquidare la somma prevista alla ditta vincitrice dei lavori.

 

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 02 Agosto 2018 11:07
Giuliano Carella

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