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«Il paradosso dell'Ue: no alla pesca della sardella, sì alla mattanza della balena!»: la denuncia di Mino' del Flag costiero Ionio In evidenza

Scritto da  Pubblicato in In primo piano Giovedì, 07 Marzo 2019 18:12

cataldo minò balene«Un paradosso tutto europeo: si dice no alla pesca della sardella e sì al “Grindadrap”, la mattanza delle balene che ogni anno in Danimarca causa la morte di centinaia di esemplari di cetacei!». È la denuncia lanciata dal presidente del Flag “I Borghi Marinari dello Ionio”, Cataldo Minò, che torna a «farsi interprete e portavoce delle istanze degli operatori penalizzati dal divieto, evidenziando contraddizioni e paradossi di una decisione comunitaria sulle cui motivazioni e soprattutto sui cui effetti bisogna – scandisce – rompere quello che sembra esser diventato un muro di ipocrisia».

«Continuiamo a ritenere – incalza Minò – che il divieto imposto dall'Ue non rispetti i criteri dell'efficacia e dell'efficienza. Sappiamo se grazie a questo provvedimento l'ecosistema ne ha tratto benefici? E viceversa, quanto influisce, numeri alla mano, la pesca della cosiddetta neonata? Si continua ad alimentare il fenomeno della pesca illegale. Si penalizza l'economia di un territorio che si fonda proprio su quel tipo di pesca. Non si rispetta la cultura popolare legata a questa tradizione».

«Quello che chiede il Flag – sottolinea Minò – è semplicemente uno studio scientifico che riesca a restituire una proporzione di quanta sardella si può pescare per non entrare in conflitto con la tutela dell'ecosistema, del rispetto del mare, della natura, e con metodi non invasivi (di fatto già in essere perché i pescherecci sono di una lunghezza di 5-7 metri e non grandi navi!). Dati che ad oggi non si conoscono».
«I continui sequestri della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza – aggiunge Minò – dimostrano che la pesca della sardella avviene comunque. Il problema è che non si sa quali sono i quantitavi reali che sfuggono ai controlli. Il divieto colpisce soltanto i pescatori in regola che rischiano licenze e mezzi. Quando a pescarla è invece chi non opera nella legalità e che, non dichiarando il pescato, contribuisce ad alimentare il mercato nero».
«Un'altra questione da non trascurare – prosegue Minò – è quella che riguarda i consumatori, ai quali viene spacciato per sardella il cosiddetto pesce ghiaccio, di provenienza dubbia quando non cinese! Al costo della prima, ma con caratteristiche organolettiche inferiori, la sardella è un prodotto identitario e culturale con alto valore aggiunto, dal punto di vista economico che vale molto se lavorato: dalle 50 alle 70 euro. E continua a rappresentare – conclude Minò – una fonte di sostentamento per intere famiglie di pescatori che subiscono il divieto».

 

 

 

 

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