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Spesa ancora bloccata per il Comune di Crotone: la Corte dei conti ha ritenuto «inadeguato» il piano proposto dall'Ente In evidenza

Scritto da  Pubblicato in In primo piano Mercoledì, 31 Ottobre 2018 11:24

comune crotone pioggiaBrutta tegola per l’Amministrazione Pugliese, spesa ancora bloccata. La Sezione regionale della Corte dei conti ha infatti bocciato il “piano di rientro” proposto dall’Amministrazione comunale di Crotone rispetto alle criticità mosse dall’organismo di controllo nella deliberazione numero 108 del luglio scorso con cui, di fatto, ha bloccato la spesa dell’Ente. La camera di consiglio, riunitasi lo scorso 29 ottobre, ha deliberato «l’inadeguatezza delle misure correttive comunicate» perché ritenute «inidonee a cautelare gli equilibri di bilancio». Nel luglio scorso, come si ricorderà, la Corte dei conti aveva disposto al Comune di Crotone «l'immediata operatività della ''preclusione'' dei programmi di spesa finanziati con entrate da recupero evasione tributaria e sanzioni al codice della strada» in quanto risultano queste «allo stato non riscosse», contestualmente aveva quindi inibito l'Ente dal provvedere ad altre spese se non quelle definite per legge obbligatorie. Otto sono state le prescrizioni dettate dalla Corte dei conti per raggiungere le adeguate manovre correttive. In buona sostanza, l'organismo di controllo dello Stato aveva ravvisato che l'Ente pitagorico stesse procedendo a compiere spese su esigibilità di dubbia riscossione come le entrate tributarie e le sanzioni amministrative (dove si registra un alto tasso di mancato recupero delle risorse corrispondenti), inoltre aveva segnalato un esagerata esponenzialità dell'Ente rispetto a debiti fuori bilancio (in gran parte riconosciuti e altri ancora da regolarizzare), ma anche criticità sul controllo delle partecipate. Il Comune di Crotone, così come richiesto nella deliberazione, aveva prodotto in agosto le sue controdeduzioni rispetto ai rilievi della Corte, ma lo scorso 29 ottobre la stessa ha decretato che le misure proposte sono «inadeguate». Si legge nelle conclusioni della deliberazione che queste risultano inidonee perché si ravvisa: «insufficiente riscossione dell'entrate da recupero evasione tributaria; insufficiente riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni codice della strada; violazione delle norme contabili nella determinazione del risultato di amministrazione; insufficiente e indimostrato adempimento delle misure correttive di cui ai punti 3, 4 e 5 del dispositivo della richiamata Delibera n. 108/2018 (costituzione fondo garanzia, monitoraggio passività vertenze e relazioni su rischio soccombenze); sussistenza di debiti fuori da riconoscere dopo la chiusura dell'esercizio e prima dell'approvazione del rendiconto dell'esercizio a cui si riferisce la gestione; insufficiente e indimostrato adempimento della misura correttive di cui al punto 6 del dispositivo della richiamata Delibera n. 108/2018 in relazione ai fondi a destinazione vincolata; insufficiente e indimostrato adempimento della misura correttive di cui ai punti 7 del dispositivo della richiamata Delibera n. 108/2018 in relazione ai servizi in conto terzi; sottostima degli accantonamenti per fondo rischi società partecipate». Tutto ciò implica, secondo i magistrati, «il fondato rischio che le spese eventualmente impegnate possano essere onorate con risorse che, allo stato, non appaiono con certezza disponibili; appare, pertanto, necessario, allo stato, precludere l'attuazione dei programmi di spesa a carattere discrezionale e non necessitata e comunque, pro quota parte, l'attuazione di quelli che, al loro interno, consentono spesa non obbligatoria».

 

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 31 Ottobre 2018 14:02
Giuliano Carella

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