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Domenica, 14 Luglio 2024

PRIMO PIANO NEWS

dda catanzaro gratteriConfindustria Crotone, in una nota, esprime "soddisfazione e gratitudine per l'impegno di tutta la magistratura e delle forze dell'ordine per le importanti operazioni investigative portate avanti nei mesi scorsi sul territorio crotonese e che hanno consentito di bloccare attivita' illecite e di criminalita' organizzata". "L'operazione Stige coordinata dal pool investigativo diretto dal procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri - afferma Michele Lucente, presidente di Confindustria Crotone - e' l'ulteriore dimostrazione della grande attenzione dedicata dalla magistratura e dalle forze dell'ordine alla nostra provincia. E' necessario ripristinare un clima di legalita' per consentire realmente a questo territorio di decollare dal punto di vista economico, sociale e culturale. La magistratura e le forze dell'ordine stanno svolgendo un lavoro fondamentale per riconsegnare la provincia di Crotone ai tanti cittadini ed imprenditori onesti. Anche la societa' civile e gli imprenditori debbono sentirsi impegnati su questo fronte".

 

La segreteria provinciale Crotone di Sinistra Italiana interviene «sui fatti di recente cronaca giudiziaria, esprimendo forte preoccupazione per la situazione democratica del nostro territorio. Le indagini svolte dalla Dda di Catanzaro - è scritto nel comunicato - hanno evidenziato una forte commistione tra la vita delle pubbliche amministrazioni e la criminalità organizzata, quest’ultima centro di interessi reale della politica locale, in grado di veicolare risorse economiche e consensi.
Non vogliamo entrare nel merito dell’attività della magistratura ed ogni responsabilità penale sarà vagliata dagli organi competenti, fermo restando la presunzione costituzionale di non colpevolezza, che impone un atteggiamento responsabile e garantista. Non possiamo però ignorare le responsabilità politiche di un intero sistema di interessi che coinvolge la vita pubblica delle istituzioni e delegittima l’azione amministrativa e di governo di questo nostro territorio. Un cancro politico diffuso attanaglia la democrazia, la rappresentanza e la libertà di scelta e dei cittadini, un paradosso democratico non ulteriormente accettabile. Occorre un moto di dignità da parte delle forze politiche sane di questo Paese, teso a ripristinare i principi democratici e l’onorabilità delle istituzioni. Chiediamo un gesto di responsabilità a chi governa questo territorio che ha permesso che la violenza e la sopraffazione della criminalità organizzata entrassero di diritto nelle istituzioni, un passo indietro, un mea culpa responsabile quanto ormai imprescindibile per ricostruire le sorti di una provincia che ha bisogno di aria nuova e pulita, priva di compromessi mafiosi».

 

«In Calabria è quanto mai urgente costruire un’alleanza sociale per la legalità e il lavoro». È il comunicato stampa di Avviso pubblico, Libera e Cgil nel merito dell’operazione antindrangheta “Stige” che ha portato al fermo di 170 persone. «L’operazione “Stige” – si legge nella nota – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, condotta egregiamente dai carabinieri del Ros di Crotone e del Comando provinciale di Crotone, che ha visto 169 ordinanze di custodie cautelari, tra cui alcuni amministratori provinciali, sindaci, imprenditori, svela segnali inquietanti circa la pervasività della ‘ndrangheta. Questa operazione, unitamente al processo “gotha” in corso a Reggio Calabria, mostra in modo evidente come da diversi decenni ormai, la ‘ndrangheta sia un fenomeno criminale in continua e rapida evoluzione, ramificato e transnazionale, pur mantenendo la sua matrice operativa in Calabria. L’ultima inchiesta della Commissione parlamentare antimafia, ha confermato, tra l’altro, un dato che emerge in quasi tutte le inchieste di questi ultimi anni: il connubio tra ‘ndrangheta ed ambienti politici e massonici deviati, nonché l’uso di sistemi imprenditoriali che operano in tutti i settori della vita economica e sociale. Dal sistema dell’accoglienza dei migranti, ai rifiuti tossici, al controllo degli appalti, alla distribuzione del pane, dalla grande distribuzione ai locali commerciali, alla manutenzione del territorio, alle filiere del legno e dei boschi, l’operazione svela come in Calabria, ma anche in altre località del Paese, in Germania, il cartello criminale controllasse parte del sistema economico, produttivo e sociale, con una gestione manageriale e come alla testa di questi sistemi ed imprese, vi siano professionisti, laureati, di provenienza ‘ndranghetista. Una nuova ‘ndrangheta con la laurea in tasca, protetta da un sistema di collusione, che vede coinvolti dirigenti, colletti bianchi, politici, ma anche diversi cittadini e imprenditori, che per paura, per comodità o per scelta, preferiscono anziché denunciare, tutelarsi in un’ingiustificabile clima omertoso. Di fronte a questo scenario occorre agire da subito per attivare quanto dispone il nuovo codice antimafia, sottraendo ai mafiosi le ricchezze illecitamente accumulate e restituendole alle collettività, nonché operando per spezzare i legami esistenti tra ‘ndrangheta e pezzi di politica, di pubblica amministrazione, del mondo delle libere professioni e dell’imprenditoria.
In Calabria è quanto mai urgente e necessario costruire un’alleanza sociale per la legalità e il lavoro, che richiami al compimento responsabile della propria parte istituzioni, enti, partiti, associazioni, scuole, imprese, liberi professionisti, operatori del mondo bancario e finanziario, sindacati, cittadini. Un’azione sempre che sia sempre più corale e decisa, che sappia incidere e stimolare le coscienze dei singoli e della collettività alla denuncia, al consumo critico, soprattutto nel settore alimentare sempre più attenzionato dalle realtà criminali. Infine, ribadiamo che il sostegno e la solidarietà alla magistratura ed alle forze dell’ordine, vanno offerti non solo con la crescita del consenso e della fiducia popolare verso tali Istituzioni, ma anche con uomini e mezzi che spesso mancano in diversi delicati ambiti territoriali».

 

«L’operazione “Stige”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato all’arresto di 169 persone, presunti affiliati e favoreggiatori della ‘ndrangheta in Italia e Germania, ha svelato in modo inequivocabile una realtà in cui la ndrangheta non solo ha il controllo totale dell’economia di un intero territorio ma ha stretto un rapporto solidissimo con le pubbliche amministrazioni, in alcuni casi addirittura parte integrante del sodalizio criminale». È il commento del comitato “Verità, democrazia, partecipazione” che invita all’appuntamento organizzato martedì 16 gennaio alle ore 11 in piazza della Resistenza a Crotone per dire no alla ‘ndrangheta. «Siamo di fatto sconcertati – scrivono quelli del comitato – dagli esiti dell’indagine condotta dal procuratore Gratteri che svelando le dinamiche mafiose di controllo del territorio ci mette di fronte ad una realtà che non pensavamo fosse marcia fino a questo punto. L’azione della Procura distrettuale antimafia, da sola, non è sufficiente a sconfiggere un sistema che ha azzerato e distrutto qualunque dimensione democratica e la credibilità delle istituzioni. Da tanti anni sosteniamo che il connubio tra ndrangheta, massoneria, politica ed economia deviate ha eroso in modo pesante qualsiasi spiraglio di democrazia e legalità di questa nostra terra eppure mai nessuna seria e duratura azione di contrasto è stata messa in campo dalle competenti istituzioni dello Stato, tanto da ingenerare nella parte sana della nostra comunità un forte senso di frustrazione, impotenza ed isolamento. Sono diversi gli interrogativi che scaturiscono da questa e dalle ultime vicende giudiziarie che hanno interessato questa provincia. Ci chiediamo, infatti, come mai le importanti inchieste di questi ultimi mesi sono state portate a termine solamente dopo l’arrivo del procuratore Gratteri? Ci chiediamo, in un territorio dove l’economia e le istituzioni sono evidentemente sottoposte ad un pesante controllo mafioso, come mai sino ad oggi non è stato possibile portare a termine indagini ed operazioni di simile rilevanza? Ci chiediamo anche, apprendendo le notizie emerse in questi primi giorni successivi all’operazione “Stige”, con sgomento, come sia stato possibile che il procuratore della Repubblica di Crotone abbia affermato in una intervista alla stampa che “Crotone è una bella città, sostanzialmente tranquilla e senza grande degrado. Più che di presenza di criminalità organizzata, parlerei di delinquenza spicciola, illegalità diffusa, entrambe dettate più che altro dalla mancanza di lavoro e dall’ignoranza”. Ci chiediamo cosa hanno fatto sino ad oggi le altre forze dell’ordine deputate al contrasto alla ndrangheta nel nostro territorio? Ci chiediamo come sia possibile che dopo la prima devastante indagine che ha scoperto le mani della ndrangheta sul Cara di Isola di Capo Rizzuto ed il successivo scioglimento del Comune di Isola di Capo Rizzuto le istituzioni locali e la politica poco o nulla abbiano fatto per comprendere pienamente cosa stava accadendo e proporre soluzioni ed iniziative per liberarci dal giogo della ndrangheta? Pensiamo che sia necessaria una presa di coscienza ed una mobilitazione duratura dei cittadini della provincia di Crotone per riappropriarci del governo delle amministrazioni pubbliche e delle nostre comunità e chiediamo al sindaco ed agli amministratori del Comune di Crotone così come ai sindaci ed agli amministratori degli altri Comuni della provincia crotonese: siete stati eletti con il voto ed il sostegno delle ‘ndrine e della criminalità organizzata? Avete subito e/o subite la pressione della ndrangheta per ottenere favori e denaro pubblico dagli enti da voi governati? Analoghe domande è doveroso porre al Presidente della Giunta regionale ed alla sua Giunta. Siamo ad un passaggio delicato della vita politica ed istituzionale della nostra regione e del nostro Paese. Tra pochet settimane saremo tutti chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica che dovrà esprimere il prossimo Governo del nostro Paese. Con quale spirito affronteremo questa fase in Calabria laddove la dimensione democratica dei partiti politici è pressoché inesistente e la scelta delle candidature avviene secondo motivazioni quasi sempre sconosciute ai più in quanto legate a logiche clientelari e determinate spesso dal connubio tra ndrangheta, massoneria ed economia deviate? Noi riteniamo che la maggior parte delle organizzazioni politiche, nella nostra regione, non abbiano al proprio interno gli anticorpi necessari per assolvere alle funzioni che la nostra Costituzione gli affida e crediamo che solo un controllo popolare ed autenticamente democratico possa costituire il pilastro sul quale avviare una vera lotta sociale alla ndrangheta, alla massoneria deviata, all’economia criminale e alla corruzione politica che possa liberare la nostra provincia e la nostra regione da una “montagna di merda” quale è la ndrangheta che ha relegato al sottosviluppo ed all’arretratezza economica e culturale la Calabria. Affidiamo queste nostre riflessioni al massimo Organo dello Stato presente nella nostra realtà, il Prefetto, convinti di un suo impegno per sostenere la lotta di liberazione della società civile crotonese dall’oppressione mafiosa. Da giovedì pomeriggio alle 18.30 saremo in assemblea permanente presso il circolo Arci “Le centocittà” (via spiaggia delle forche, 21) per discutere sulle forme di mobilitazione da adottare fino al sit-in indetto per martedì 16 gennaio alle ore 11 in piazza della Resistenza a Crotone, per incontrare tutti quelli che vorranno condividere questa battaglia, per costruire l’antimafia sociale. Il momento è difficile per tutti e richiede uno slancio di generosità ed uno sforzo collettivo. La mafia, coletti bianchi e le istituzioni colluse sono il nostro cappio al collo. Per questo chiediamo alla Crotone sana e democratica di mobilitarsi, scendere in piazza, discutere, costruire insieme un nuovo argine democratico alla barbarie della ‘ndrangheta e di tutta la società collusa».

 

 

 

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pugliese oliverio cantiere crotone stretta mano«È il commento della segreteria confederale Cgil di Crotone in merito ai contenuti della manifestazione “Cantiere Crotone” di ieri. «Come ogni campagna elettorale che si rispetti – incalza il sindacato –, anche questa ha la sua buona dose di annunci. Per lo più promesse da marinaio, ma pur sempre buone per raccogliere consensi. Sta di fatto che a questo esercizio di antichissima memoria nessuno si sottrae. E non importa se il rischio, anzi la certezza matematica, è quella di essere smentiti alla prova dei fatti. È la campagna elettorale. A leggere i numeri snocciolati ieri durante la visita nella nostra città del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, Crotone è destinata a vivere nel prossimo futuro un risorgimento dai connotati aurei. Si potrà volare, si potrà viaggiare in treno, si potrà finalmente godere di una viabilità decente, andremo a teatro, partiremo con le navi da crociera, godremo della bellezze dell’Antica Kroton, diventeremo orgogliosi di un ospedale ricco di tecnologia avanzata e di servizi all’avanguardia, insomma, come apostrofava Lucio Dalla, ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno. E tutto questo avverrà perché dopo mesi di scontro su tutto con l’attuale Amministrazione comunale guidata dai Demokratici (solo per citarne alcuni vorremmo ricordare le durissime parole ed iniziative dei Demk contro l’attuale direttore generale della Asp ed il gioco al massacro sull’aeroporto con scambi di accuse e responsabilità ben precise), oggi finalmente si sancisce una comunione di intenti tra le parti ed una inusuale, quanto legittima, sinergia nel perseguire il bene comune. Crotone, la città, la provincia, le sue difficoltà socio economiche sono sotto gli occhi di tutti, sono soprattutto sotto gli occhi dei suoi cittadini, quelli che non arrivano alla fine del mese con lo stipendio e quelli che uno stipendio non ce l’hanno, quelli che da troppo tempo aspettano che qualcosa succeda, che si esca dall’immobilismo istituzionale e che si cominci seriamente a lavorare per ridare a questo lembo di territorio quella dignità sempre più vilipesa e calpestata. E per ridare slancio a questo territorio, ed all’intera Calabria, bisogna smetterla con la politica degli annunci e cominciare a dare risposte concrete, quelle risposte oramai attese da troppo tempo e che, paradossalmente, come avvenuto ieri, trovano ampia risonanza ogni volta che si approssima una campagna elettorale e/o c’è da sugellare qualche accordo politico di troppo. Il messaggio che Crotone ha voluto dare con una grande adesione alla manifestazione del 16 novembre presso la Cittadella regionale è esattamente il contrario di quanto consumato ieri, abbiamo chiesto e continueremo a chiedere che ci sia un reale cambio di rotta dell’amministrazione regionale e, aggiungiamo, che l’amministrazione comunale abbia un sussulto di orgoglio ed esca dal letargo in cui si è racchiusa e si accorga che oltre le mura della stanza del sindaco c’è una città che soffre e che ha la necessità di uscire dal declino a cui è stata relegata. Noi non staremo a guardare, a partire da quella mancata firma su un protocollo che sembrava cosa ormai fatta e che invece, complice la Romania, ed una figura non certo decorosa per i contraenti, è stato rimesso temporaneamente (almeno così speriamo) nel cassetto dal quale era stato levato. Nei prossimi giorni, unitamente ai nostri organismi provinciali e regionali, discuteremo di ogni iniziativa utile da mettere in campo per riportare al centro dell’attenzione delle istituzioni locali e regionali la gravità dei problemi che attanagliano e accomunano tutto il territorio calabrese ripartendo da quel piano per il lavoro di cui sino ad ora nessuno ha voluto occuparsi».

 

 

 

 

 

 

 

 

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falbo scigliano fillea cgil crotoneÈ Antonio Scigliano il nuovo segretario della Fillea Cgil di Crotone, la sigla di categoria che raggruppa i lavoratori del settore edile, legno e infrastrutture. L'assemblea provinciale ha eletto Scigliano a maggioranza ieri sera presso la sala riunioni della Cgil di Crotone. Presenti il segretario provinciale Raffaele Falbo e i componenti della segreteria. Scigliano va a sostituire Antonino Cosco giunto a fine mandato. Scigliano era già stato segretario della Flai di Crotone e responsabile della Camera del Lavoro di Roccaberbarda. Ha maturato una lunga militanza all'interno della Cgil. In passato è stato anche consigliere provinciale a Crotone. «Ringrazio il gruppo dirigente della Fillea e la Cgil di Crotone – ha detto Scigliano – per questo nuovo incarico. Cercherò di dare il massimo e vi chiedo da subito a voi una mano per contribuire alla crescita della categoria e per sollecitare investimenti in questo nostro territorio. Nei prossimi giorni presenterò il mio programma di lavoro da condividere con il direttivo».

 

 

 

 

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cgil crotone manifestazione cittadella«Un territorio abbandonato e non più disposto ad attendere, Gestione Servizi ultimo atto di una politica incapace». Lo scrive segreteria confederale della Cgil di Crotone, dopo la partecipazione al sit-in di protesta davanti la Cittadella regionale lo scorso 16 novembre. «È da anni – commenta la nota –, oramai, che, tutta la nostra provincia vive in una sorta di isolamento non più giustificabile: un iso-lamento che sta avvenendo ad un ritmo talmente intenso e sistematico da spingere ad immaginare l’esistenza di un vero e proprio piano di desertificazione del nostro territorio. E’ come se fosse in atto un provvedimento punitivo orientato ad addomesticare e a mettere in ginocchio la nostra comunità per qualche grave colpa commessa, di cui la popolazione non è a conoscenza: e ciò si evince dalla timidezza e dalla incertezza con cui la locale classe politica continua a perpretare e ad assistere a tale scempio, cercando di scaricare vicendevolmente la colpa senza, però, mettere in atto la benché minima strategia diretta ad ostacolare o a invertire tale incredibile processo. Quanto è successo qualche giorno fa in Prefettura con la liquidazione di fatto della società di servizi della Provincia di Crotone e la fuoriuscita di più di 60 lavoratori dal circuito produttivo è soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, degli atti di irresponsabilità e di insipienza di una classe politica che continua ad attardarsi nel perseguire solo piccoli interessi ma che, a nostro avviso, ha anche deciso di lasciar cuocere questa parte della nostra Regione nei suoi problemi standone debitamente a distanza. Si ha l’impressione che ciò che sta provocando l’arretramento di questa area non interessi più a nessuno; è come se tutto ciò che sta accadendo, ormai da così tanto tempo, fosse visibile solo a chi gli effetti di tale isolamento lo subisce in maniera diretta, dai lavoratori, agli anziani ai tanti cittadini fuori dalla politica e dalle istituzioni. Dall’esterno, invece, quanto accade non interessa né i vertici delle istituzioni né quelli della politica, si perde nel nulla della quotidianità. Appare, allora, evidente che siamo tagliati fuori da ogni provvedimento in grado di lenire o far superare la condizione di crisi e di precarietà che da troppo tempo ci sta affliggendo. Non avevamo dubbi di quanto fosse complicata la vicenda di quella società in house, sofferente e mal gestita per anni, ma oggi, entrata in un vortice in cui, dalla Legge Del Rio che ha di fatto svuotato di risorse umane ed economiche le Province, sino ad arrivare alle inadempienze della nostra Re-gione in termini di riordino degli assetti istituzionali, si trova a dover pagare il prezzo più alto in as-soluto e a scaricarlo sui propri lavoratori. Siamo sempre più convinti che la Regione Calabria, in attesa di una sua riforma Istituzionale, ed in attesa di una necessaria ed indifferibile norma di riordino di tutte le partecipate non poteva e non doveva tirarsi indietro rispetto ad una soluzione per quei lavoratori, e noi avevamo tentato anche di tracciarne i percorsi. Ma la solita indifferenza e la scarsa considerazione del nostro territorio è emersa anche in questa occasione. Così come per tutte le criticità presenti (vedi: porto, aeroporto, rifiuti, bonifica, occupazione, infrastrutture viarie), anche quei lavoratori hanno visto consumarsi una lunga discussione sul loro destino che non ha prodotto praticamente nulla. Occorre fermare questo degrado, occorre che la politica si riappropri del suo ruolo alto di guida e di aiuto al territorio, bisogna rompere questo strano isolamento a cui è stata confinata la nostra provincia in tutte le sue forme. La gente, tutti noi, abbiamo superato ogni limite di pazienza, la difesa e il rilancio di questa area deve vivere adesso una importante accelerazione, altrimenti, sarà destinata a scomparire. Per quanto ci riguarda non siamo più disponibili a tollerare incapacità ed insipienze diffuse né a subire ulteriori mortificazioni della nostra gente. Non siamo più disponibili a tollerare questo isolamento a cui è stata rilegata la nostra provincia pronti a mettere in campo ogni forma di protesta ed ogni iniziativa contro chiunque voglia continuare a mortificarci».

 

 

 

 

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sposato landini bonazza falbo taverniti«Inziativa di oggi è importante, così come la presenza della segretaeria nazionale della Cgil che vuole mandare un messaggio ben preciso: non stiamo discutendo di un problema locale, ma ha un significato nazionale». Maurizio Landini da Crotone lancia un messaggio preciso per rilanciare il ruolo attivo del sindacato all’interno dei processi che da qui a dodici anni (almeno) porteranno alla bonifica del Sito d’interesse nazionale. Si è svolta questa mattina presso la sala Raimondi l’iniziativa organizzata da Cgil “Bonifica, investimenti, lavoro”. Assieme al segretario generale di Crotone, Raffaele Falbo, e al segretario nazionale Landini, al tavolo presieduto da Elsa Bonazza (della segreteria regionale) hanno seduto il segretario generale di Cgil Calabria, Angelo Sposato, e Stefania Taverniti della segreteria territoriale. Si sono inoltre registrati gli interventi del sindaco di Crotone Ugo Pugliese, del commissario straordinaio per la bonifica Elisabetta Belli, del direttore generale dell’Asp pitagorica Sergio Arena, del dirigente generale del dipartimento Ambiente della Regione Calabria Orsola Reillo e di altri dirigenti regionali della Cgil e delle sue sigle di categoria. Pubblico delle grandi occasioni a Crotone per l’ex leader della Fiom che, poco prima dell'inziativa, ha fatto visita sui terreni dell'ex sito industriale.

landini pubblico «L’attenzione – ha detto Landini nel suo intervento conclusivo – va certamente al lavoro e allo sviluppo legato più in generale alla bonifica di Crotone. Siamo di fronte ad atti concreti e a progetti che possono dare gambe. C’è un punto più importante abbiamo bisogno nel lavoro che mettiamo in campo di dare il senso e ricostruire tutti insieme anche quella fiducia col territorio e coi cittadini per significare che le cose si possono fare e si può cambiare quello che in questi anni non è stato cambiato. La bonifica non è solo un fatto di Crotone, ma abbiamo molte bonifiche che marciano in modo diverso in Italia come nel caso Bagnoli dove le cose sono addiritture peggiorate, o oltri casi come Taranto dove gli impianti sono ancora attivi. Manca un’idea di sistema su questo fronte nel nostro Paese, rispetto ad altre realtà internazionali dove si è scelta una strada comune. La cooperazione, nel rispetto del fatto che ci sono idee diverse, anche sul fatto che si possa sviluppare un’accoglienza turistica legata al progetto “Antica Kroton”, va sempre messa in un’ottica di sistema e di costruzione di filiera.

Landini sala raimondiDobbiamo pensare adesso a cosa ci sarà su quei territori fra 12 anni, altrimenti avremo solo dei territori bonificati. Il tavolo permanente proposto dal segretario generale di Crotone va intesa come una cabina di regia per la verifica dello stata d’avanzamento, ma anche come postazione strategica che indichi la via per il futuro». Landini ha anche affrontato la tematica del lavoro legato alla bonfica attraverso le imprese locali e alla necessità di creare degli scudi contro le infiltrazioni negli appalti.

 

 

 

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segreteria cgil«I decreti dei ministri dell'Interno Marco Minniti e della Giustizia Andrea Orlando rappresentano, senza dubbio, l'ennesimo attacco alle libertà politiche e civili in questo Paese». Così la segreteria confederale Cgil di Crotone sull’istituzione degli hotspot per migranti in Italia. «Sono l'ultima fase – scrive il sindacato – di un processo di trasformazione della società in chiave securitaria. Quello che noi sosteniamo da tempo è sicuramente il rispetto della persona che parte dal riconoscimento della sua libertà e di tutti gli altri diritti fondamentali. Chiediamo una maggiore umanizzazione dell'accoglienza che parte principalmente dalla difesa degli ultimi e di tutte le minoranze e che oggi purtroppo appare distante dalle recenti leggi. Vogliamo che venga garantita la dignità di tutti i migranti e che gli stessi, in una logica di accoglienza vera, siano messi nelle condizioni di contribuire a fare crescere il nostro Paese e la nostra provincia. Le recenti polemiche sulla realizzazione di un hotspot a Crotone ci lasciano del tutto esterrefatti per la lettura che ne viene fatta in chiave anti immigrazione. Bene ha fatto il sindaco Pugliese a non sottrarsi alle sue responsabilità, a tagliare corto sulla discussione in merito e a riportare il tema sul disinteresse che il governo centrale, al contrario di quanto sta avvenendo per la realizzazione dell’Hot Spot, sta mettendo in campo nei confronti della Calabria e della Nostra Città in particolare (vedi aeroporto, bonifica ecc…). Il punto, per conto nostro, non riguarda la possibilità di realizzare o meno quel centro nella nostra città, ma la sua natura giuridica: si tratterebbe di un spazio di fatto escluso da ogni controllo giurisdizionale e legale, dove né gli avvocati né le associazioni potrebbero accedere. Il problema, dunque, non è la struttura, ma l'intento politico che la determina. Intento politico rappresentano, a nostro avviso, da una deriva fortemente negativa che rischia di determinare da qui in avanti la politica di asilo in Italia a seguito delle decisioni assunte a livello europeo per contenere il numero dei richiedenti asilo in arrivo nei paesi di prima frontiera, Italia e Grecia in primo luogo. Gli hot spot sono dei centri chiusi ed avrebbero dovuto nascere in strutture già esistenti e/o precedentemente utilizzate come centri di primo soccorso e accoglienza o come centri di identificazione e espulsione. A Crotone, in questo senso, sarebbe stato forse più utile ragionare meglio sull’utilizzo del Cara di Isola Capo Rizzuto magari aumentandone la capienza e migliorandone le condizioni per garantire una vera prima accoglienza, piuttosto che spendere i fondi dell'Unione europea per creare nuovi muri e nuovi recinti, come dicevamo prima, fuori da ogni controllo giurisdizionale e legale. Ribadiamo il nostro giudizio severamente negativo nei confronti delle politiche messe in campo dai due decreti e rimaniamo fortemente contrari alla realizzazione di questi nuovi recinti che non fanno altro che offendere la dignità dei più deboli e di cui continueremo a chiederne l’immediata chiusura. Nessuno pensi però di approfittare anche della nascita di queste strutture per poter esprimere in liberta quei sentimenti razzisti e fuorvianti lontani mille miglia dalla cultura ospitale del nostro territorio. Ribadiamo, infine, la necessità che anche nei nostri territori vengano sperimentate nuove politiche di accoglienza, magari tentando di rivitalizzare i piccoli centri del nostro entroterra promuovendo, così come avviene in qualche altra parte di Italia e della nostra Calabria, insediamenti di interi nuclei familiari che potrebbero contribuire ripopolamenti degli stessi oltre che al rilancio di una economia pressoché scomparsa in quelle aree».

 

 

 

 

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