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Domenica, 14 Luglio 2024

PRIMO PIANO NEWS

«A che punto siamo?» chiede la segreteria confederale di Cgil Crotone a poche ore da quello che dovrebbe essere il responso del Tribunale di Crotone in merito al Piano di salvataggio presentato di recente e siglato a Catanzaro fra Regione e Comuni rivieraschi. «A qualche giorno - chiosa la Cgil - dalla probabile chiusura definitiva dell'Aeroporto "Pitagora" di Crotone e dopo le tante attività messe in campo per trovare soluzioni a breve e medio termine, anche attraverso le quote di royalties spettanti ai Comuni della fascia costiera, siamo in attesa di conoscere quali siano, in concreto, le condizioni poste in essere per scongiurare la temuta chiusura. Nello specifico, la Cgil chiede se le appena citate quote possano considerarsi come la soluzione tampone, ma comunque idonea ad assicurare il prosieguo dell'attività aeroportuale o se, al contrario, debbano essere considerate quali somme erogate a fondo perduto e sottratte ad altri scopi sociali cui gli stessi Comuni avrebbero potuto destinarle con l'aggravante di non aver raggiunto l'obiettivo fissato. Noi riteniamo - prosegue Cgil - che la scelta dei Comuni sia stata lungimirante e attenta ai limiti infrastrutturali del nostro territorio. Nell'auspicare che, invece, nel frattempo siano state pianificate tutte le azioni utili a definire un nuovo rilancio dello scalo crotonese che, ribadiamo, consideriamo strategico e fondamentale sia allo sviluppo economico dell'intera zona sia ad alleviare la tragica situazione della mobilità. Chiediamo come già fatto in precedenza - conclude la nota - l'istituzione immediata di un tavolo tecnico alla presenza dei Comuni, Provincia, Regione e parlamentari nazionale per individuazione di un percorso definito che ci faccia superare l'emergenza e che sia condivisa dall'Enac».

 

 

 

 

 

 

 

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grillo falbo internaIl segretario generale della Cgil Crotone Raffaele Falbo e il segretario provinciale della Funzione pubblica Franco Grillo (foto) hanno scritto al sindaco della città Peppino Valone affinché venga convocato un tavolo, alla presenza dell'assessore regionale Antonella Rizzo, al fine di discutere del futuro delle partecipate. «Le recenti notizie di stampa - scrivono il segretario generale della Cgil Crotone Raffaele Falbo e il segretario provinciale della Funzione pubblica Franco Grillo - circa la richiesta di concordato fallimentare da parte della società Akros mettono ancor più in risalto le difficoltà di tutte le società partecipate crotonesi. Rammentiamo a noi stessi che, queste società, Akros, Akrea e Soakro oltre a mettere in difficoltà i propri addetti, occupano settori quali il ciclo integrato delle acque e la raccolta ed il conferimento dei rifiuti di cui il territorio non può assolutamente fare a meno. Non è soltanto - avverto i due sindacalisti - la forza lavoro ad essere messa a rischio, quindi, ma insieme ad essa è a repentaglio la salute e l'igiene pubblica di un intero territorio. A tal proposito riteniamo sia improcrastinabile, oltre che urgente, che si convochi un incontro, per una più ampia discussione di merito alla presenza dell'assessorato regionale competente: Antonella Rizzo».

 

 

 

 

 

 

 

 

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«Come fatto nei giorni scorsi - scrivono la Cgil di Crotone e la sigla di categoria Flai - torniamo a sollecitare una rinnovata attenzione sul fronte del "caporalato" in agricoltura nella nostra provincia come in tutta la Calabria [LEGGI ARTICOLO]. La presa di posizione dei giorni scorsi dei ministri Maurizio Martina e Andrea Orlando è un fatto importante. L'incontro dell'altro ieri dei ministri Poletti e Martina con le Associazioni di categoria e il sindacato - commenta il sindacato - dimostrano che il fenomeno del caporalato in agricoltura nel nostro Paese ha raggiunto limiti non più sopportabili. È per queste ragioni che nei prossimi gironi la Cgil e la Flai di Crotone invieranno una richiesta d'incontro al prefetto di Crotone per sollecitare, anche a livello territoriale, una task forse che impegni tutti i soggetti interessati per guardare con più attenzione al nascente Ispettorato nazionale del lavoro e così puntare a un modello organizzativo in grado di attivare azioni locali immediate. Inoltre noi come sindacato provinciale diamo, come fatto a livello nazionale, tutta la nostra disponibilità a costutire gruppi di lavoro che possano collaborare con le istituzioni preposte al controllo del territorio rispetto al lavoro nero e al fenomeno del caporalato. Ormai - commentano Cgil e Flai -, da diverse settimane, si sta consumando nelle nostre campagne la raccolta dei pomodori e delle angurie. Tra settembre e ottobre ci sarà la vendemmia. Si tratta - spiega la nota - di attività che necessitano di un maggiore controllo e che vedono impeganti decine e decine di lavoratori spesso non italiani. Inoltre, riteniamo non più rinviabile una reale presa di posizione della politica calabrese rispetto ad una legge regionale che potrebbe introdurre scelte utili sui requisiti di accesso ai fondi europei dello sviluppo rurale incentivando proprio chi aderisce alla "Rete del lavoro di qualità" . Infine, sempre la Regione Calabria, come del resto hanno già fatto altre regioni (in particolare la Puglia), potrebbe introdurre una normativa stringete per tutte quelle aziende che approfittano del fenomeno caporalato e che non rispettano le leggi in materia di sicurezza sul lavoro. Noi ci crediamo - conclude il comunicato - e pensiamo che intervenire in questa direzione possa dare più dignità ai lavoratori e ridurre le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore delle produzioni agricole».

 

 

 

 

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grillo camussoNon si può negare. Il mondo del lavoro sta cambiando, così come pure quello del sindacato e, allo stesso tempo, per inevitabili e contingenti motivi, anche il modo di vivere e di pensare dei giovani. Soprattutto fra i tantissimi che si trovano a essere precari o disoccupati nel momento storico, politico ed economico più triste e complicato della Repubblica italiana. Non è un caso, infatti, il neanche troppo sorprendente dato fornito dalla confederazione interna che consegna alla Cgil dei numeri a dir poco allarmanti: sono state ben 700mila in meno le iscrizioni al sindacato a saldo del 2014. La flessione è pari ad una percentuale negativa del 13%: la maggior parte sono giovani e precari. Un dato preoccupante, ed allo stesso tempo molto indicativo, che impone una doverosa ed urgente riflessione a chi nel mondo del lavoro, per il lavoro ed i lavoratori ne dovrebbe fare una ragione di vita. La frattura fra giovani e precari ed il sindacato più rappresentativo in Italia (in questo caso) sta divenendo sempre più importante. Questione di sfiducia sembrerebbe, ma anche di un vero e proprio disamore nei confronti di chi fino a poco tempo fa, era visto come l'unica fonte di tutela del lavoro e diritto allo stesso. Un punto di riferimento storico per i lavoratori, da sempre, ma che evidentemente, oggi, non si sentono più rappresentati. Un sindacato che, secondo i più ( basta fare un giro in rete), avrebbe perso proprio in credibilità nel ruolo di vera rappresentanza dei diritti dei lavoratori. Sono in molti, inoltre, a pensare che il sindacato non pubblicherebbe i bilanci, non farebbe più opposizione e gestirebbe tutto all'insaputa dei lavoratori. Anche le vertenze. «Di sicuro è anche un problema di svecchiamento - ci dice Franco Grillo, Cgil Crotone - di cui la Cgil ha urgente bisogno, considerato che la gran parte del gruppo dirigente nazionale è prossimo alla pensione. E almeno in termini anagrafici, non consente un approccio dedicato ai problemi dei giovani e dei precari». Questo è quanto e crediamo che basti. Voce di popolo...

 

 

 

 

 

 

 

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pomodori«Apprendiamo dalla stampa - scrive Raffaele Falbo segretario generale della Cgil Crotone - della morte di Vasile Tusa, il bracciante agricolo che avrebbe accusato un malore al termine di una giornata di lavoro su un campo di pomodori nel territorio di Strongoli [LEGGI ARTICOLO]. L'operaio romeno di 36 anni è poi morto venerdì mattina nel reparto di Rianimazione dell'Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone. Così come anche il cuore di Paola 49 anni, bracciante di San Giorgio Jonico morta un po' di tempo fa (caso portato alla ribalta dalla Flai-Cgil Puglia), cominciano ad essere troppo i morti in agricoltura che pesano sulla "coscienza" della indifferenza. Fermo restando - commenta Falbo - che bisogna aspettare la fine delle indagini della magistratura per dare giudizi di qualunque natura, non si può rimanere assenti su questi temi. Non si fa più caso alla morte di un lavoratore, tantomeno se è una bracciante. L'informazione (la grande stampa) su questi temi è latitante, è sempre impegnata a raccontarci le barzellette dei nostri governanti. Viene meno ormai da troppo tempo l'attenzione sui diritti dei lavoratori, soprattutto quei diritti conquistati con dure lotte nei tempi di Giuseppe Di Vittorio, diritti che oggi vengono in parte tagliati dalle riforme del governo Renzi. Di fatti quando si tagliano i permessi sindacali (che vuole dire andare meno sui luoghi di lavoro), si tagliano fondi ai patronati, Caaf e si indebolisce lo strumento contrattuale, quando tutto questo viene meno, chi difende i lavoratori? Non certo pare la politica, che ha abbandonato i lavoratori, ancor di più il lavoro bracciantile. La Flai Cgil Crotonese - conclude - vuole solidarizzare e rimanere vicino ai familiari che hanno perso i loro cari, impegnati a sostenere con grande dignità le loro famiglie, sempre più in difficoltà per questa crisi, che certamente non è finita».

 

 

 

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grillo falbo interna«All'ingresso di molti campi di concentramento - ricordano Franco Grillo segretario generale Fp Cgil e Raffaele Falbo segretario generale Cgil Crotone - vi era scritto ''Arbeit macht frei'' che vuol dire ''Il lavoro rende liberi''. La famosa frase sbeffeggiava i poveri deportati dall'allora dittatura nazista. Un po' come oggi, il lavoro rende liberi, appunto, il lavoro che non abbiamo. E' anche vero - sottolineaono i due - che non siamo nelle condizioni in cui erano quei poveri Cristo che venivano uccisi, maltrattati e sfruttati, ma se ragioniamo sulla frase, continuano le prese per i fondelli e noi, come pecore in fila, camminiamo per entrare nel recinto. L'articolo primo della Costituzione recita chiaramente "l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro", ma sappiamo bene a che livelli è la disoccupazione generale, per non parlare di quella giovanile che ha superato il 40%, livelli mai visti dal dopoguerra ad oggi. Per non parlare poi dei tassi di disoccupazione nella nostra Regione e, quello che ci riguarda di più, nella nostra provincia. E' un momento delicatissimo quello che sta vivendo la provincia di Crotone, certo inserito in una fase di recessione dell'intera Regione, ma qui più che altrove, la pochezza di una classe politica incapace di programmare e governare ha prodotto, e continua a farlo, danni irreversibili. Sono trascorsi oltre venti anni dai fuochi dell'Enichem. Era il 6 settembre del 1993, quando gli operai dell'Enichem di Crotone occuparono la palazzina della produzione ed accesero il fosforo sulla S.S. 106: venne chiamata la notte dei fuochi, una lotta in difesa del lavoro, per proteggere un bene collettivo, per rigettare le 333 lettere di cassa integrazione a zero ore inviate dall'Enichem ai lavoratori, praticamente l'anticamera del licenziamento. Oggi non è più delle industrie che si tratta, purtroppo di quelle rimane solo un lontano ricordo e tutti quei danni ambientali di cui sono piene le cronache locali e nazionali. Oggi sono in discussione anche quei posti di lavoro che, subito dopo la chiusura delle fabbriche, costituirono un discreto ammortizzatore sociale che consentì di traghettare la città e la provincia verso l'era post industriale. Infatti, oltre alla continua disoccupazione, al fallimento delle imprese, alla chiusura delle attività dei piccoli commercianti, alla mancata onestà di pezzi della nostra politica che hanno ridotto la nostra provincia ad un cumulo di macerie, oggi sono a rischio i lavoratori pubblici, quelli dell'ente Provincia, quelli dei numerosi comuni in predissesto e/o dissesto, quelli delle partecipate (Akros; Akrea; Soakro; Gestione servizi ecc...) quelli della sanità privata e del sociosanitario, quelli della Prefettura, delle camere di commercio ecc.. Ci sono le premesse, insomma perché , forse oggi più di ieri, venga distrutto l'assetto socioeconomico del nostro territorio e venga rimarcata in modo molto più esponenziale l'assenza di quello strumento che dà la possibilità di poter spendere, comprare, campare, costruire, rendere fieri, avere una dignità.... il lavoro. Quel lavoro che, da diritto costituzionale, dovrebbe rendere liberi e non schiavi. Quel lavoro che non abbiamo e che avremo sempre meno ...e i nostri governanti, in tutt'altre faccende affaccendati, non hanno nessuna intenzione di cambiare lo status quo. Le nostre Istituzioni locali, infatti, sono del tutto, assenti sui grandi temi del lavoro. Per un imprenditore o un artigiano le istituzioni oggi sono soprattutto un enorme carrozzone che ti impongono la loro burocrazia e soprattutto che non hanno creato punti di contatto e di confronto. conoscenza, di valorizzazione del mondo del lavoro locale. Manca soprattutto una visione di promozione del territorio. E perché no, manca anche una Istituzione "imprenditrice", che si faccia promotrice del territorio, che si erga a buon esempio, che sia in grado di offrire servizi innovativi, che dia vitalità alla città, coinvolgendo ed interessando le associazioni di categoria. Una istituzione che prenda di petto le grandi questioni della città e della provincia, con in capo quella delle aree dismesse, e che in prima persona si impegni a farle tornare pienamente produttive. Nessuno ha la bacchetta magica, ma è anche vero che questo immobilismo offende, umilia e genera crisi che sommata a crisi aumenta di fatto il numero delle saracinesche abbassate e le schiere degli ex-lavoratori. A questi aggiungiamo alcuni temi nazionali come il rinnovo dei contratti , la riforma del fisco e delle pensioni . E una vera lotta all'evasione fiscale. Pensiamo ce ne siano abbastanza ed a sufficienza di argomenti per un autunno molto caldo ...pensiamo che forse ce ne sia abbastanza per tutti e che forse sia giunta l'ora di una radicale inversione di tendenza che porti questa città e l'intera provincia a svegliarsi da quel torpore e da quella indifferenza a cui da tempo ci ha ormai abituati. Al prossimo autunno caldo».

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