Martedì, 22 Settembre 2020

PRIMO PIANO NEWS

sergio arena asp«Nelle pieghe delle polemiche - è scritto in una nota - apparse sugli organi di stampa in merito all'ultimo decreto del commissario ad acta Scura sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, le sue ricadute sul nostro presidio e l'affidabilità delle azioni poste in essere dalla nostra dirigenza commissariale, il Tribunale per i diritti del malato (Tdm) ritiene puramente strumentali e finalizzate al periodo preelettorale le argomentazioni esposte. Con rammarico constata che al di sopra della tutela del malato e dei diritti in generale dei cittadini c'è sempre e in modo costante un interesse politico o personale che scoraggia e sminuisce anche quello che di concreto e positivo è stato realizzato o si sta cercando di realizzare.

 

«Il Tdm sottolinea - prosegue la nota - che, al di là di ogni interesse personale che può spaziare dalla tutela di un primariato al diritto della "104" , di cui tutti devono godere se ne esistono realmente i presupposti (ciò vale anche per il Personale sanitario), la centralità delle politiche sanitarie deve essere il malato con le sue sofferenze e con il suo diritto alla salute. Dalla valutazione dei nuovi modelli di Sanità che si stanno delineando e che si sono già attuati in altre realtà nazionali , non si può non tenere conto del Piano di rientro della Calabria, determinato da una classe politica e dirigenziale che non ha saputo attivare un'efficace governo della spesa causando rilevanti disavanzi; da debolezza strutturale dei precedenti governi regionali che non hanno saputo imporre scelte di rinnovamento; da governi aziendali senza capacità di gestione».

 

«Dobbiamo, quindi, accettare - scrive il Tdm - i limiti che tale piano ci impone insieme alle ridotte risorse economiche messe a disposizione. Semmai dobbiamo pretendere che si evitino gli sprechi perché le stesse risorse possono dare qualità nei servizi se questi si sanno riorganizzare con efficacia ed efficienza. Per fare un esempio, Il declassamento delle Unità operativa di Dermatologia, Otorino e Oculistica da strutture complesse a strutture semplici non compromette i servizi e le prestazioni sanitari per gli utenti, in quanto possono essere espletati dagli stessi specialisti in regime di Distretto sanitario o ambulatoriale pur in assenza di primario, così come accade nei migliori ospedali nazionali e, come abbiamo contezza , si sta organizzando nel nostro Presidio. Infatti la sfida del nostro paese è quella di riuscire a mantenere in perfetto equilibrio l'esigenza del pareggio di bilancio con il rispetto , la tutela e il riconoscimento del diritto dei malati, attuando l'intensità di cura, l'implementazione dei Pdta e Pic, l'adeguata riorganizzazione dei servizi con la costituzione delle reti e quanto dettato dagli standard ospedalieri e dal Patto della Salute».

 

«Gli operatori sanitari - esorta il Tdm - devono sentirsi parte attiva di questo cambiamento. Se analizziamo in un'ottica regionale, l'attuale riorganizzazione della rete ospedaliera di Crotone, a nostro avviso, fortunatamente, non ha subito ridimensionamenti tali da gravare sulle prestazioni agli utenti, e a questo ha contribuito anche il commissario Sergio Arena, il quale con impegno e determinazione, ha consentito la rivisitazione di quanto deciso precedentemente da parte del commissario Scura».

 

«Quanto detto - sottolinea - Tdm non deve essere interpretato come un plateale merito alla sua persona, bensì come riconoscimento di aver saputo interpretare, alla luce della nuova programmazione sanitaria i metodi e le priorità di intervento. Non possiamo disconoscere che, nell'arco di poco più di un anno, tra innumerevoli difficoltà, l'Ospedale di Crotone, può annoverare una serie di servizi di primaria importanza tra cui la riapertura della Tin, l'attivazione della Stroke Unit, la riorganizzazione del Cup per la riduzione dei tempi d'attesa, nuova normativa per l'assistenza territoriale integrata, apertura di ambulatori sul territorio per migranti, il rimodernamento della sala parto, in corso la ristrutturazione della Geriatria, ecc...».

 

«Lungi dal pensare - conclude il Tdm -, però, che la sanità crotonese sia un'eccellente sanità pubblica come ci si dovrebbe auspicare, tale da poter essere solo integrata dal privato ma non sostituita. La strada da percorrere è ancora lunga ; problemi quali le liste d'attesa, l'umanizzazione, il primo soccorso, il potenziamento delle strutture territoriali, ecc. sono temi su cui bisogna lavorare con la massima priorità ed impegno. Il Tdm, già a disposizione dei cittadini per la raccolta di qualsiasi segnalazione sanitaria, sarà sempre presente e a fianco del malato. Non di meno il Tdm sarà costantemente interlocutore con la parte dirigenziale per migliorare l'offerta sanitaria del territorio».

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in In primo piano

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato chiede al direttore generale protempore Giuseppe Fratto di fornire ai cittadini chiarimenti in merito a questa decisione.

Pubblicato in Attualita'

«Ieri sera il Consiglio dei ministri - scrive l'assemblea territoriale di Crotone - ha nominato il commissario alla Sanità della Regione Calabria nella persona dell'ingegner Scura, già direttore generale nelle Asl di Livorno e di Siena. Si conclude così una vicenda che aveva assunto i contorni di una telenovela. Sulla persona dell'ingegner Scura - precisa il Tdm - nessun problema a riconoscere le indubbie capacità, la necessaria preparazione e la competenza professionale. Non è certo in discussione questo aspetto. Ma ci sono molte ombre su quanto accaduto. Se vogliamo fare alcune analisi di contesto - sottolinea la nota - non possiamo che rilevare, con molta franchezza, che la scelta è stata difficile a causa della situazione politica, principalmente del partito di maggioranza di governo nazionale e della contestuale affermazione del presidente Oliverio alle primarie. Oliverio infatti non era il candidato di Renzi, ma nelle primarie calabresi ha ottenuto un'indubbia vittoria su Callipo, sostenuto invece da Renzi. Tale situazione non può essere dimenticata. Nelle elezioni regionali Oliverio sostanzialmente ha trionfato senza particolari patemi. Da quel momento, novembre 2014, si è avviata una trattativa per la nomina del xommissario alla Sanità nella Regione Calabria. Qui sarebbe tedioso ricordare tutti i passaggi, ma basta sapere, come tutti i calabresi sanno, che si sono confrontati partiti (Pd, Ncd e Forza Italia), correnti all'interno dei partiti e gruppi di interesse per poter avere voce in capitolo sulla scelta del nome del futuro commissario. E così - ricorda il Tdm - sono passati quasi 120 giorni senza che la Calabria avesse il commissario alla sanità. Questo il livello politico che la dice lunga su come si è messi in questo Paese. Sul fronte sanitario le cose però sono andate avanti in modo drammatico. La Fondazione Campanella, polo oncologico calabrese, è stata sciolta, i lavoratori sono sottoposti a pratica di licenziamento (e in Calabria perdere oggi il lavoro è ancora più drammatico); a Cosenza si è arrivati ad un clamoroso sciopero del personale medico e infermieristico; sono venuti alla luce scandali su sprechi di strutture pronte e mai aperte (vedi Cardiochirurgia a Reggio Calabria); chiusure di reparti (pediatria a Lametia Terme, Tin a Crotone , spostamento reparti da Cosenza a Rogliano causa insicurezza della struttura e molti altri nosocomi in piena sofferenza e via dicendo). Insomma - sintetizza il Tdm - una lenta eutanasia della sanità pubblica calabrese frutto di anni di clientelismo, di malapolitica e di pessima gestione aziendale che non poteva che portare al commissariamento di qualche anno fa. Oggi i conti sembrano sotto controllo. Ma a quale prezzo? Come cittadini non possiamo accettare - stigmatizza la nota - un'impostazione centrata sull'economia, sul pareggio di bilancio, sui tagli (lineari o meno sempre di tagli si tratta) che impongono ai cittadini una duplice beffa: pagare più tasse regionali per avere meno servizi pubblici e essere costretti, per chi ne ha la disponibilità economica, a emigrare fuori regione per curarsi o accedere al privato. Chi non ha soldi semplicemente non accede al servizio sanitario pubblico. Sappiamo bene - scrive ancora il Tdm - che la sanità nella gestione di un bilancio regionale è la voce più rilevante (mediamente copre il 70% dei bilanci regionali), ma questo non può giustificare in alcun modo una visione economicista. La sanità è un bene costituzionalmente garantito e necessita di una cura in tutti gli aspetti: finanziamento, controllo della spesa e rimozione degli sprechi, armonizzazione dei bisogni dei cittadini prima che dei lavoratori con scelte mirate a creare percorsi chiari, trasparenti e efficienti (ancora non esiste un Centro unico di prenotazione regionale ad esempio). Uso intensivo delle strutture e dei macchinari (perché le analisi di laboratorio si fanno solo in determinati giorni e ore mentre macchinari costosi non lavorano 24 ore su 24?), creazione di rete emergenza-urgenza, creazione della rete oncologica regionale etc etc. Ma di fronte allo sfascio della rete ospedaliera - rimarca il Tdm - manca del tutto una organizzazione capace di prendersi cura delle persone sul territorio. La medicina del territorio in Calabria semplicemente non è percepita come centrale. Forse perché gli interessi di chi ci lavora - chiede il comunicato - non sono forti abbastanza? Mentre un ospedale, piccolo o grande che sia, è pur sempre un simbolo per la comunità locale e tutti sono pronti a scendere in piazza per difenderlo. Una riflessione va fatta però, a onor del vero, anche sui cittadini calabresi e sulle organizzazioni civiche. Dobbiamo riconoscere - commenta la nota - di avere fallito in questi anni, magari non tutti ma la maggior parte si, il compito principale delle organizzazioni civiche che la Costituzione ci "riserva" da un lato ma dall'altro ci chiede: essere protagonisti attivi nella vita pubblica e prendersi cura dei beni comuni. Molti di voi conoscono l'art.118 ulitmo comma della Costituzione: "Stato, regioni, province, città metropolitane e comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà". Ecco questo compito, questo potere e responsabilità in questi anni non è stato pienamente agito dalle organizzazioni civiche calabresi. Bisogna prenderne atto se vogliamo cambiare le cose prima che le cose cambino noi stessi e soprattutto i nostri figli. Fare i cittadini attivi - ricorda il Tdm - significa interessarsi della comunità dove si vive, mettere a disposizione competenze, passioni, conoscenze, agire collettivamente per cambiare la realtà nella quale si vive per renderla più giusta, solidale, vicina ai bisogni delle persone. E' un impegno non facile, non scontato, non semplice. Questo impegno in Calabria è mancato perché ha vinto la logica della delega. Delegare ad altri, chiedere favori, pensare al proprio orticello senza avere una visione più ampia produce esattamente i risultati che abbiamo sotto gli occhi oggi in Calabria. Assenza di visione del futuro analizza il Tdm -, mancanza della speranza, sfiducia verso tutte le istituzioni. Ma, grazie all'articolo 118 della Costituzione, dobbiamo capire che i cittadini attivi che si prendono cura dei beni comuni sono classe dirigente di questo paese, sono responsabili come le istituzioni democraticamente elette di governo del paese, sono i primi sindaci delle proprie comunità. E non è un sogno o un'utopia. In Italia questo tipo di cittadino fa la differenza ogni giorno nella qualità della vita delle comunità locali. Esserci o non esserci fa una grande differenza. In Calabria oggi, anche per cambiare la politica, anche per cambiare il mondo del lavoro e delle sue relazioni sindacali, c'è più bisogno di cittadini attivi disposti a scommettere su qualcosa di intangibile e di estremamente concreto come la cittadinanza attiva. Anni fa un medico che fu chiamato a dirigere una Asl di Roma, Andrea Alesini, in un convegno ebbe a dire "Sembra assurdo che i servizi nati per l'uomo debbano essere ricondotti ad una dimensione umana perché l'hanno persa o mai l'hanno avuta. Eppure è questo l'unico obiettivo concreto rimettere gli uomini e le donne al centro del sistema." Ecco - conclude la nota - questo deve essere il compito di ogni cittadino calabrese oggi».

 

 

 

 

 

Pubblicato in In primo piano