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Lettera di una tifosa: «La notte in cui ho capito a chi dedicare questa vittoria: a noi stessi, ai crotonesi fieri, a chi non si nasconde!» In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Sport Lunedì, 29 Maggio 2017 15:30

serie a salvezza tifosi piazza pitagoraAll'indomani di una serata storica ognuno cerca, in un modo o nell'altro, di esprimere le proprie sensazioni per come gli riesce meglio: una frase, una foto, lacrime, sorrisi, cori da stadio, canzoni di Rino Gaetano e ci sarebbe davvero una lista lunghissima da fare. Io scrivo perché mi piacerebbe condividere con tutti quello che sento, e spero soprattutto che in queste parole ci si possano ritrovare in tanti. In questo anno ho vissuto davvero di tutto: ho visto realizzare un'impresa impossibile, ho visto il sogno sempre più concreto della promozione in ogni vittoria conquistata, ho messo piede, quasi senza volerlo, in una realtà (ancora stento a crederlo) decisamente straordinaria: il 29 Aprile 2016 io ero a Modena, ho visto e vissuto allo scoccare delle 22:22 una favola. Ho visto mio padre piangere, l'ho visto fiero della sua fede sempre onorata e portata in alto nonostante tutto, l'ho visto orgoglioso, l'ho visto scomporsi, e chi lo conosce sa che non è proprio da lui, persona sempre distinta nella vita quotidiana e lavorativa. Ho visto e sentito il battito del cuore di 60.000 persone, tutte insieme, che cantavano un unico coro: "Oi ma' e chi d'e' su Cutron". E poi ecco, sull'onda di un sogno, debuttare per la prima volta il Crotone in serie A, il 21 agosto a Bologna: da quel giorno lì sembrava fosse iniziato un calvario che sarebbe finito soltanto con la retrocessione di una "squadretta poco attrezzata" in serie B. Ma voi lo sapete, gli Squali non mollano: questo è essenziale per vivere. Dal 2 aprile in poi si è rialzato il capo, e ci si è detto "ma perché non provarci?": ed eccoci, alla fatidica notte del 28 maggio 2017, dopo aver fatto numeri da record, aver giocato su ogni pallone, aver speso tutte le energie possibili, dopo aver scalato una montagna che sembrava più alta dell'Everest di cui non si riusciva a vedere mai la vetta, eccoci arrivati in alto, che poi si sa, dal punto più alto la vista è sempre più bella. La notte in cui, una squadra definita "spacciata", ha fatto vedere cosa volesse dire volere davvero qualcosa tanto da conquistarla, in cui un grande uomo, Davide Nicola, ha trionfato sulle false dicerie, è riuscito a zittire tutti, è riuscito a dedicare la vittoria alla sua vita che gli ha strappato via un figlio, ma che lo ha ripagato, in parte, facendolo diventare un "eroe" per tutti i crotonesi e l'Italia intera. La notte in cui ho capito a chi dedicare questa vittoria: a noi stessi, ai crotonesi fieri, a chi non si nasconde, alle persone oneste che fanno della loro vita un dono, a chi ha coraggio di non tacere di fronte a niente, a chi si guarda intorno e non vede solo se stesso, a chi salva vite e popolazioni intere, a chi ha sempre speranza nella bontà, nella dignità, nei valori veri. Dedichiamo questa vittoria alla città di Crotone, che possa ripartire davvero da qui, che possa anch'essa rialzare la testa e combattere per quello che è giusto.

Benedetta Pacenza

 

 

 

 

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