Caso Pasolini: spunta un nuovo testimone e la Procura riapre le indagini
L'integrazione depositata dall'avvocato Maccioni spinge i pm a fare luce sul delitto del 1975. A 51 anni dalla tragica scomparsa il legame con Crotone
ROMA C'è un nuovo testimone nella vicenda legata all'omicidio di Pier Paolo Pasolini, ucciso nella notte tra l'1 e il 2 di novembre del 1975 ad Ostia, esattamente 51 anni fa.
Un testimone che «potrebbe fornire» elementi utili per chiarire il contesto in cui è maturata la tragica aggressione allo scrittore avvenuta all'idroscalo del quartiere di Roma che affaccia sul mare.
Su questo si basa l'integrazione all'istanza presentata dall'avvocato Stefano Maccioni e che ha portato la Procura ad aprire una nuova indagine affidata alla pm Silvia Santucci.
A novembre dell'anno scorso era finita all'attenzione dei magistrati di Piazzale Clodio una nuova istanza di riapertura, dopo quelle respinte nel 2016 e nel 2023, in base «a nuovi elementi emersi anche dalla visione delle immagini fornite dalla Rai del telegiornale dell'epoca ma soprattutto fondata sulla elaborazione dei dati finora raccolti che devono necessariamente essere letti unitariamente e che conducono ad un'unica conclusione: Pelosi non era con certezza da solo la sera dell'omicidio quindi è fondamentale accertare chi fosse con lui quella sera».
Nella integrazione di maggio ci sono «elementi di novità» in base ai quali, spiega Maccioni, la Procura potrebbe «fornire risposte che da troppi anni stiamo cercando e nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare».
Maccioni, che in passato ha assistito uno dei cugini della vittima, Guido Mazzon, per questa vicenda affianca ora l'Ordine dei giornalisti del Lazio, il regista David Grieco e lo scrittore Giovanni Giovannetti.
I tentativi precedenti e i nodi del Dna
La nuova indagine arriva a distanza di tre anni dal "no" della Procura a nuove verifiche sul caso. «Elementi non sufficienti per la riapertura», mise nero su bianco l'ufficio giudiziario. In quella istanza si chiedeva sostanzialmente di accertare a chi appartenessero i tre Dna individuati su alcuni reperti dai carabinieri del Ris nel 2010 e trovati all'epoca dei fatti sulla scena del crimine.
Nel provvedimento con cui venne rigettata l'istanza l'allora pm Francesco Minisci affermò che gli spunti «valutati alla luce delle imponenti attività svolte» nel vecchio procedimento «non sono idonei a consentire l'attivazione della procedura di riapertura delle indagini». Per la Procura capitolina si tratta di elementi «aventi natura eterogenea e generica» che non sono «focalizzati sull'omicidio», ripetizioni «di attività già svolte e orientati verso soggetti già valutati» presenti nel procedimento che portò all'archiviazione nel 2015.
All'attenzione dei pm romani erano state messe a disposizione anche le dichiarazioni di Maurizio Abbatino, esponente della Banda della Magliana, relative al «movente» dell'omicidio e in particolare alle "pizze" del film Salò o le 120 giornate di Sodoma che erano state sottratte a Pasolini. Per la morte dello scrittore è stato riconosciuto responsabile Pino Pelosi, all'epoca 17enne, condannato con sentenza passata in giudicato a 9 anni e 7 mesi. Pelosi è morto nel 2017.
Il lavoro sui Dna individuati era stato compiuto anche nell'indagine poi archiviata. Si tratta di accertamenti svolti sugli abiti che Pasolini indossava la notte della tragedia che portò all'individuazione di cinque tracce di Dna a cui però non fu possibile dare «un nome». Per la senatrice di Avs, Ilaria Cucchi, l'apertura di una nuova indagine «è una buona notizia». «Da troppi anni aspettiamo di conoscere la verità sulla morte e per questo, insieme ai colleghi dei gruppi di opposizione, ho presentato un disegno di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare monocamerale per fare chiarire un omicidio controverso e finalmente arrivare alla verità storica su quanto successo», afferma la parlamentare.
Il legame profondo e indissolubile tra Pasolini e Crotone
La notizia della riapertura delle indagini riannoda i fili del profondo e viscerale legame che ha unito Pier Paolo Pasolini alla città di Crotone e al suo territorio, vissuti non come una semplice tappa geografica ma come luogo dell'anima e di intensa ispirazione artistica e intellettuale.
- Il Premio Crotone del 1959 e le polemiche: nel 1959 Pasolini si aggiudicò la prima edizione del Premio Crotone per la narrativa con il romanzo Una vita violenta. La giuria, guidata da Giuseppe Ungaretti, incoronò lo scrittore scatenando accese polemiche politiche e culturali nell'Italia dell'epoca, trasformando la città pitagorica in un epicentro del dibattito nazionale sulla letteratura neorealista.
- Il reportage «La lunga strada di sale»: Nello stesso anno, durante il celebre viaggio lungo le coste italiane su incarico della rivista Successo, Pasolini arrivò a Crotone a bordo della sua Fiat 1100. Nelle pagine de La lunga strada di sale, descrisse la città come «una città di confine», sospesa tra l'antico splendore magno-greco e le asperità del presente, immortalando con uno sguardo folgorante e poetico i paesaggi e la gente del luogo.
- Il rapporto unico con i giovani della Fgci di Cutro e Crotone: Proprio nei giorni infuocati del Premio Crotone del 1959 nacque l'intenso sodalizio intellettuale e umano con i ragazzi della Fgci (Federazione giovanile comunisti italiana) di Cutro e Crotone. Lungi dal restare nei salotti culturali, Pasolini trascorse ore a discutere di riscatto sociale, arte e politica con i giovani militanti locali - tra cui figuravano personalità come Vincenzo Barretta -, instaurando un dialogo autentico e duraturo che segnerà profondamente sia la gioventù del luogo sia l'attenzione dello scrittore per le battaglie del Mezzogiorno.
- Il cinema sul territorio: «Comizi d'amore» e «Il Vangelo secondo Matteo»: La terra crotonese fu anche set di fondamentale importanza per la sua cinematografia. Nel 1963 Pasolini fece tappa sul litorale e nei paesi dell'hinterland per girare alcune storiche interviste del documentario Comizi d'amore, interrogando i cittadini su morale e costume. L'anno successivo, nel 1964, scelse i calanchi di Cutro e la costa tra Crotone e Le Castella per ambientare le scene chiave del suo capolavoro, Il Vangelo secondo Matteo, ritrovando nella scarna essenzialità del paesaggio ionico l'arcaica sacralità della Palestina biblica.
- I versi profetici di «Alì dagli occhi azzurri»: A queste esperienze sul campo si affiancano infine i celebri versi di Alì dagli occhi azzurri (da Poesia in forma di rosa), dove Pasolini indicò espressamente Crotone e Palmi come approdo profetico dei popoli migranti: «Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane». Una visione in cui la comunità calabrese avrebbe riconosciuto con immediata empatia l'accoglienza verso gli ultimi («Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»).
Un intreccio indissolubile di letteratura, cinema e impegno civile che rende oggi ancora più viva l'esigenza di fare piena luce sulla scomparsa dell'intellettuale italiano.


