L'arte bianca
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CROTONE Nessun taglio indiscriminato ai servizi, ma una stretta sui criteri di accesso per evitare sprechi. È questa la linea di difesa scelta dall’Azienda sanitaria provinciale di Crotone di fronte agli allarmi lanciati da diverse sigle associative sul presunto blocco dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi). Secondo la ricostruzione fornita dall’Azienda, i dati aggiornati al 4 novembre 2026 riferiti al Distretto unico di Crotone e ai sub-distretti di Cirò Marina e Mesoraca registrerebbero 3.666 assistiti complessivi, la maggior parte dei quali (3.206) ultrasessantacinquenni.

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
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L'Asp smentisce con decisione la cifra di «600 pazienti lasciati senza cure» denunciata a mezzo stampa a seguito di un esposto, bollandola come un dato privo di fondamento e frutto di una confusione tra le rivalutazioni cliniche di routine e l’effettiva necessità del servizio. L’Asp assicura che chi ha una reale necessità clinica continuerà a ricevere le prestazioni, negando che vi siano aventi diritto rimasti privi di copertura. 

La linea Graziano: stop agli sprechi dopo l’era Pnrr

Dietro la presa di posizione dell’Azienda emerge la volontà di imprimere un cambio di passo nella gestione delle risorse pubbliche. Il direttore generale Antonio Graziano ha rimarcato l’orientamento della governance sanitaria: «Non possiamo permetterci alcuno spreco di risorse pubbliche, soprattutto in un momento delicato. L’obiettivo dell’Asp è garantire tutto a chi ha davvero bisogno dell’Adi, applicando la massima appropriatezza dei criteri e risposte certe a tutela dei cittadini».

Richiamando l’impostazione della Regione Calabria guidata dal presidente Roberto Occhiuto, la direzione dell’Asp sottolinea come, terminata la fase straordinaria legata alle risorse del Pnrr (con gli obiettivi della missione M6C1/1.2.1 raggiunti il 30 giugno scorso), il budget ordinario sia sufficiente solo se gestito con oculatezza. Da qui la scelta di distinguere nettamente l’assistenza sanitaria ad alta intensità dalle altre forme di tutela sociale, riservando l’Adi unicamente a chi presenta specifici requisiti clinici.

Privati sotto controllo e passaggio alla rete pubblica

Uno dei punti centrali del nuovo corso riguarda il rapporto con i soggetti privati accreditati. Se finora i servizi si sono svolti in regime di proroga contrattuale, l’Azienda annuncia che le nuove prese in carico saranno subordinate a una verifica rigorosa dell’appropriatezza.

L’esaurimento dei tetti di spesa per i singoli erogatori privati non comporterà automaticamente l’interruzione dei servizi, poiché l’Asp intende far scattare la rivalutazione da parte dell’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) per smistare i casi più complessi verso la rete pubblica. Un passaggio che punta a valorizzare le strutture e il personale interno, ma che segna anche un giro di vite nei confronti della filiera prescrittiva: Graziano ha infatti richiamato medici di medicina generale e valutatori a una rigorosa responsabilità clinica, paventando controlli diretti laddove si riscontrino anomalie.

Piattaforma di tracciabilità e confronto con gli operatori

Sul fronte finanziario e tecnologico, l’Azienda sta ultimando l’attivazione di una piattaforma gestionale integrata pensata per tracciare ogni fase dell’Adi: dalla domanda iniziale ai verbali Uvm e Pai, fino al monitoraggio del flusso Siad e ai controlli contabili sui privati. Inoltre, i 408mila euro assegnati di recente dalla Regione tramite il Decreto n. 18041 del 22 ottobre 2026 verranno destinati alla copertura delle posizioni già in essere.

Per smorzare le tensioni ed evitare ulteriori sconti mediatici, l’Asp ha annunciato la convocazione a breve di un tavolo istituzionale con medici di base, operatori sanitari e associazioni di tutela dei pazienti, nel tentativo di condividere i parametri del nuovo assetto organizzativo.

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