L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Incollato alla sedia di comando. In altri tempi il segretario regionale del Partito democratico si sarebbe dimesso dopo la prima disfatta elettorale. Nicola Irto, invece, guarda avanti dopo tre sconfitte alle elezioni regionali, più disfatte alle elezioni provinciali e non si smuove nemmeno dopo le sonore disfatte alle elezioni comunali di Reggio Calabria e Crotone.

Avrebbe dovuto valutare immediatamente il passo indietro dopo la batosta a Reggio Calabria, dove il suo partito ha governato per 12 anni di fila. Invece va avanti come se avesse vinto in tutti i campanili, mentre non gli è rimasto altro che la canna del gas. A Crotone, Irto ha la responsabilità di avere congelato il partito dopo le dimissioni del segretario provinciale Leo Barberio.

Lo stesso Barberio racconta di avere rassegnato le dimissioni, ma di avere avuto la richiesta di Irto di soprassedere in attesa di trovare una soluzione. Le attività di partito sono state, quindi, congelate in un momento particolarmente delicato: quello della formazione della coalizione, della scelta del candidato a sindaco e dell’allestimento delle liste.

Nel momento più delicato il partito risultava assente ingiustificato. Si sono così innescate le faide per la scelta del candidato a sindaco e se non ci fosse stato Nico Stumpo a prendere le redini in mano anche in questa tornata elettorale non ci sarebbero stati candidati al consiglio comunale e non ci sarebbe stata la coalizione per partecipare alla competizione elettorale.

L’idea che viene fuori da questo comportamento di assenza ingiustificata è che ad alcuni vertici regionali del Pd fa comodo non avere un partito funzionante nella provincia di Crotone. In questo modo non cresce la classe dirigente e i vertici che gestiscono il potere hanno meno concorrenti, tanto i voti che servono non vengono meno.

Poco importa se un territorio viene depauperato e condannato. Qualche levata di scudi c’è stata considerato che il Pd ha partecipato alle elezioni comunali con una propria lista riuscendo, tra l’altro, ad eleggere tre consiglieri comunali. Su questo presupposto, come ha scritto Stumpo, si può avviare un percorso di ricostruzione.

I partiti, tutti i partiti, sono una risorsa per i territori perché scelgono e formano la classe dirigente che li deve amministrare. I partiti sono un male solo quando improvvisano e si chiudono a riccio per tutelare gruppi ristretti. I partiti che mettono al primo posto gli interessi del territorio amministrato chiedono ai propri dirigenti di fare passi indietro quando le sconfitte si ripetono con puntualità.

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