L'arte bianca
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affidato
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CROTONE L’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, ha indirizzato un messaggio ai fedeli per chiarire il senso e le motivazioni dei trasferimenti dei sacerdoti previsti nella diocesi. 

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
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Il presule si rivolge alla comunità premettendo: «Carissimi fratelli e sorelle, con questa lettera desidero accompagnare la comunicazione delle nomine e dei trasferimenti che, nelle prossime settimane, interesseranno alcune comunità della nostra Arcidiocesi. So che molti attendono da tempo queste notizie. So anche che ogni cambiamento suscita domande, curiosità, talvolta preoccupazione. 

Quando cambia un parroco o un sacerdote lascia una comunità, infatti, non cambia semplicemente un nome su un decreto. Ci sono relazioni costruite negli anni, affetti, consuetudini, progetti iniziati, momenti lieti e difficili condivisi. 

C’è una storia che merita rispetto. Per questo vorrei che queste nomine non fossero accolte semplicemente come un elenco di sacerdoti che cambiano destinazione, ma fossero lette dentro il cammino che, insieme, stiamo cercando di compiere come Chiesa».

Il ringraziamento ai presbiteri e alle parrocchie

Il documento esprime gratitudine verso i sacerdoti coinvolti nei riassetti pastorali. Nel testo si legge: «Il mio primo pensiero è di profonda gratitudine ai sacerdoti che hanno accolto la richiesta di un trasferimento o di un nuovo incarico. Cambiare comunità significa, in qualche misura, fare nuovamente i bagagli: lasciare volti conosciuti e relazioni diventate familiari, interrompere abitudini consolidate, consegnare ad altri quanto si è cercato di costruire e ricominciare altrove, entrando con rispetto in una storia già iniziata. Non è sempre facile. Per questo desidero dire pubblicamente grazie a quanti hanno accolto questa disponibilità, anche quando ha comportato una fatica personale».

Successivamente, il presule rivolge un ringraziamento alle comunità parrocchiali che salutano i propri presbiteri: «Ma il mio grazie va anche alle comunità che salutano un sacerdote. Saper lasciare andare è una forma non meno importante di maturità ecclesiale. Un sacerdote non appartiene a una parrocchia e una parrocchia non appartiene al proprio sacerdote. Per un tratto di strada il Signore ci affida gli uni agli altri; poi, qualche volta, ci domanda di continuare il cammino in forme nuove. Rimane il bene seminato, rimangono i legami autentici, rimane soprattutto ciò che insieme si è cercato di costruire per il Vangelo».

Le motivazioni e le trasformazioni del territorio

Monsignor Torriani analizza quindi i fattori socio-demografici ed ecclesiali che rendono necessarie tali decisioni: «Vorrei però spiegare perché questi cambiamenti sono necessari. Le nomine che vengono comunicate non sono una somma di decisioni isolate e non nascono soltanto dalla necessità di coprire posti rimasti vacanti. Si collocano dentro un ripensamento più ampio della presenza pastorale della nostra Arcidiocesi. La realtà che ci è affidata sta cambiando e dobbiamo avere il coraggio di guardarla per quella che è. Dobbiamo tenere insieme le necessità concrete delle comunità, il numero e l'età dei sacerdoti disponibili, le loro attitudini e possibilità, le caratteristiche molto diverse dei nostri territori, le distanze, le condizioni sociali e il progressivo decremento demografico che interessa diverse realtà della diocesi. Ignorare questi cambiamenti significherebbe impiegare molte delle nostre energie semplicemente per conservare ciò che abbiamo sempre fatto, anziché domandarci quale forma debba assumere oggi la nostra presenza perché continui a servire la missione».

L’organizzazione in zone pastorali e la corresponsabilità

In merito all’assetto organizzativo dell’arcidiocesi, la nota illustra la funzione delle Zone pastorali e il ruolo dei laici: «È anche per questo che abbiamo articolato l'Arcidiocesi nelle quattro Zone pastorali. Non vorrei che diventassero semplicemente una nuova suddivisione geografica o un livello organizzativo in più. Sono piuttosto un invito a imparare una vera pastorale d'insieme. Significa guardare oltre i confini della propria parrocchia; mettere in comune esperienze, persone e risorse; pensare insieme alcuni percorsi di catechesi, la pastorale giovanile e familiare, carità e formazione; valorizzare maggiormente i laici, i diaconi, i religiosi e le religiose, le aggregazioni ecclesiali e le tante disponibilità che lo Spirito continua a suscitare. Ciò che da soli diventa sempre più difficile, insieme può diventare nuovamente possibile».

Il testo chiarisce poi che il mantenimento dell’identità locale non deve tradursi in chiusura: «Questo non significa cancellare l'identità delle singole comunità, la loro storia, le loro tradizioni e quella ricchezza di fede popolare che caratterizza tanti nostri paesi. Significa piuttosto impedire che queste identità diventino confini dentro i quali rinchiudersi. Come ho cercato di ricordare nella Lettera Pastorale Effetto Domino, la comunione non impoverisce ciò che siamo: ci insegna a riconoscere che i doni ricevuti diventano ancora più fecondi quando vengono condivisi. Dovremo perciò abituarci progressivamente anche a non pensare che a ogni comunità, a ogni struttura e a ogni attività debba necessariamente corrispondere un sacerdote dedicato esclusivamente ad essa. E soprattutto dovremo evitare di misurare la cura che la Chiesa ha per una comunità semplicemente dal numero dei sacerdoti che vi abitano. Al centro rimangono le comunità e la missione».

Le indicazioni per l’accoglienza e il saluto

L’arcivescovo specifica poi quali atteggiamenti richiedere alle comunità recipienti: «Per questo alle comunità che accoglieranno un nuovo sacerdote vorrei chiedere qualcosa di più che una bella accoglienza nel giorno del suo ingresso. Dategli tempo per conoscervi e datevi tempo per conoscerlo. Non chiedetegli semplicemente di repetir ciò che è sempre stato fatto o di rispondere immediatamente a ogni attesa. Camminate insieme. Aiutatelo a conoscere il territorio, le persone, le ferite e le speranze che lo abitano. E soprattutto sentitevi con lui responsabili della vita della comunità: la parrocchia non è qualcosa che il sacerdote deve "mandare avanti", ma una comunità che tutti siamo chiamati a edificare».

Sulle comunità che salutano il sacerdote uscente, la lettera aggiunge: «Alle comunità che invece salutano il proprio sacerdote chiedo di farlo con gratitudine e libertà. Ogni ministero porta con sé inevitabilmente limiti e incompiutezze, ma porta anche un bene che spesso si comprende pienamente soltanto con il tempo. Custodiamo quel bene senza trasformarlo in nostalgia e lasciamo che diventi terreno sul quale altri potranno continuare a seminare».

Invito alla preghiera e prospettive future

Monsignor Torriani invita l’intera arcidiocesi a sostenere le fasi di transizione attraverso la preghiera e la liturgia: «Vorrei infine chiedere a tutta la Diocesi un gesto molto semplice: accompagniamo questi cambiamenti con la preghiera. Nelle prossime domeniche invito le comunità a inserire nella preghiera dei fedeli durante le Celebrazioni Eucaristiche un'intenzione per i sacerdoti che inizieranno un nuovo ministero, per quelli che concludono il loro servizio in una comunità e per le comunità coinvolte. Prima dei commenti, delle valutazioni e degli inevitabili confronti, preghiamo! È il modo più cristiano per salutare chi parte, accogliere chi arriva e ricordarci che la Chiesa non è anzitutto opera nostra».

La lettera definisce gli obiettivi ecclesiali complessivi dei trasferimenti: «Forse è proprio questo il passaggio che il Signore ci sta chiedendo: non semplicemente cambiare alcuni nomi, ma crescere nel nostro modo di essere Chiesa. Passare dall"io" al "noi", dalla difesa del proprio alla condivisione, dall'abitudine alla missione, dalla semplice collaborazione a una vera corresponsabilità. Allora anche questi cambiamenti, con le fatiche che inevitabilmente porteranno con sé, potranno diventare un'occasione di crescita per tutti. Non soltanto qualcosa da organizzare o da accettare, ma un tratto di strada da percorrere insieme, perché le nostre comunità siano sempre più luoghi nei quali il Vangelo viene annunciato, celebrato e vissuto e la comunione diventi davvero una forma concreta della missione».

La conclusione e l’affidamento spirituale

In conclusione, la nota inserisce l’affidamento alle figure di riferimento spirituale della diocesi: «Questo passaggio del nostro cammino diocesano lo affidiamo alla Madonna di Capocolonna, Madre e Patrona della nostra Chiesa. Lei, che continua a ripeterci le parole di Cana «Fate quello che vi dirà» ci insegni a non avere paura del nuovo quando nasce dall'ascolto della Parola del Signore, a custodire la comunione e a renderci disponibili a ciò che il Vangelo domanda oggi alla nostra Chiesa».

«Con lei invochiamo l’intercessione dei nostri santi compatroni, san Dionigi e sant’Anastasia: accompagnino i sacerdoti nel loro ministero, custodiscano le nostre comunità e ci aiutino a camminare insieme, perché ogni cambiamento possa diventare occasione di una rinnovata fedeltà al Vangelo e di una più profonda comunione tra noi».

Elenco dei trasferimenti dei parroci e delle parrocchie

Zona pastorale di Crotone

  • Don Vincenzo Tiano: lascia la parrocchia Madonna di Capocolonna (contrada Salica) e diventa amministratore parrocchiale di S. Maria De Prothospatariis.
  • Don Stefano Cambria: lascia la parrocchia Sacro Cuore e diventa parroco di Madonna di Capocolonna e vicario parrocchiale di S. Paolo.
  • Don Francescantonio Spadola: lascia la parrocchia S. Nicola Vescovo (Cotronei) e diventa vicario parrocchiale di S. Paolo.
  • Don Francesco Gentile: lascia la parrocchia Assunta o Ad Nives (Isola di Capo Rizzuto) e diventa parroco di Sacro Cuore.
  • Don Vito Spagnolo: lascia la parrocchia S. Antonio e diventa vicario parrocchiale di Sacro Cuore.
  • Don Stefano Cava: lascia la parrocchia S. Maria del Carmelo e diventa parroco di S. Antonio.
  • Don Massimo Sorrentino: lascia le parrocchie S. Maria De Plateis e S. Menna Martire (Cirò) e diventa parroco di S. Maria del Carmelo.
  • Don Pasquale Squillacioti: lascia la parrocchia S. Leonardo (San Leonardo di Cutro) e Cristo Risorto (Steccato di Cutro) e diventa parroco di S. Chiara.
  • Don Maurizio Scicchitano: rinuncia a parroco dei SS. Cosma e Damiano e rimane vicario parrocchiale di S. Dionigi.
  • Don Claudio Pirillo: diventa amministratore parrocchiale dei SS. Cosma e Damiano.
  • Don Franco Sinopoli: conclude il servizio pastorale presso la parrocchia S. Maria De Prothospatariis.

Zona pastorale Isola-Belcastro

  • Don Giovanni Barbara: lascia la parrocchia S. Chiara (Crotone) e diventa parroco in solidum moderatore della parrocchia Assunta o Ad Nives (Isola di Capo Rizzuto), assumendo la guida delle parrocchie Santi Pietro e Paolo (Strongoli) e S. Anna (San Anna di Isola Capo Rizzuto, inclusa località Forgiano).
  • Don Oreste Mangiacapra: diventa parroco in solidum della parrocchia Assunta o Ad Nives (Isola di Capo Rizzuto) e S. Giuseppe Operaio (Corazzo di Scandale), oltre a vicario parrocchiale per S. Anna e S. Giovanni Battista (Forgiano).
  • Don Pierluigi Martino: lascia la vicaria di S. Isidoro Contadino (Cotronei) e diventa vicario parrocchiale per S. Anna e S. Giovanni Battista (Forgiano), e collaboratore parrocchiale a Assunta o Ad Nives.
  • Don Santo Riccelli: diventa amministratore parrocchiale di S. Michele Arcangelo (Filippa di Mesoraca), parroco di S. Maria Immacolata (Cerva) e amministratore di Maria SS. Annunziata (Andali), mantenendo la guida di S. Andrea Apostolo (Marcedusa) e SS. Salvatore (Arietta di Petronà).
  • Don David Fiore: diventa parroco di S. Leonardo (San Leonardo di Cutro), mantenendo la guida delle parrocchie SS. Annunziata e SS. Crocifisso (Cutro).
  • Don Pasquale Riganello: diventa amministratore parrocchiale di Cristo Risorto (Steccato di Cutro) e vicario parrocchiale di S. Leonardo, affiancando gli incarichi a Cutro.

Zona pastorale Santa Severina-Cerenzia

  • Don Pietro Paletta: diventa amministratore parrocchiale della parrocchia Santi Pietro e Paolo (Savelli), mantenendo la guida di S. Maria Assunta (Verzino).
  • Don Seonho Ju (don Andrea): lascia la vicaria a Strongoli e diventa vicario parrocchiale della parrocchia Santi Pietro e Paolo (Savelli).
  • Don Francesco Marrazzo: lascia la vicaria di S. Paolo (Crotone) e diventa parroco di S. Nicola Vescovo (Cotronei).
  • Don Gino Gulizia: diventa parroco di S. Martino V. e S. Maria Bertilla (Rocca di Neto) e S. Giuseppe Operaio (Corazzo di Scandale).
  • Don Valerio Prestia: diventa vicario parrocchiale di S. Giuseppe Operaio (Corazzo), mantenendo l'incarico a Rocca di Neto.
  • Don Michele Sculco: lascia Caccuri e diventa parroco di S. Maria Maggiore (Santa Severina).
  • Don Alberto Lorenzo: diventa amministratore parrocchiale sede vacante delle parrocchie SS. Trinità e SS. Salvatore (Belvedere di Spinello), conservando la guida di San Luca e San Basilio Magno (Crotone).
  • Don Girolamo Ronzoni: diventa amministratore parrocchiale sede vacante di S. Maria delle Grazie (Caccuri), mantenendo la parrocchia San Domenico (Crotone).
  • Don Sylvestre Nzokira: diventa vicario parrocchiale a Caccuri e Belvedere di Spinello.
  • Don Pasquale Marrazzo: lascia Foresta di Petilia Policastro e diventa parroco di B.V. del Carmelo (Pagliarelle) e S. Antonio (Camellino).
  • Don Francesco Foresta: diventa amministratore parrocchiale di S. Giuseppe (Foresta), mantenendo la vicaria a Petilia Policastro.
  • Don Pasquale Bonofiglio: diventa amministratore parrocchiale di S. Maria Assunta (Roccabernarda) e parroco a Mesoraca per le parrocchie SS. Annunziata, SS. Purificazione e S. Michele Arcangelo.
  • Don Revocat Ndayikengurukiye: diventa vicario parrocchiale nelle parrocchie di Mesoraca (SS. Annunziata, SS. Purificazione, S. Michele Arcangelo).
  • Don Pasteur Manirakiza: diventa vicario parrocchiale nelle parrocchie di Mesoraca e Filippa di Mesoraca.
  • Don Giovanni Napolitano: lascia Cerva e diventa parroco di S. Maria Assunta (Roccabernarda).
  • Don Stefano Cava: viene nominato amministratore parrocchiale sede vacante di S. Nicola V. e S. Giovanni Battista (Zinga di Casabona).
  • Don Jean Claude Willy Knut Samawaw: diventa vicario parrocchiale di S. Nicola V. e S. Giovanni Battista (Zinga di Casabona).
  • Monsignor Pietro Pontieri: conclude il servizio pastorale presso la parrocchia Santi Pietro e Paolo (Savelli).

Zona pastorale Umbriatico-Strongoli

  • Don Arias Argemiro Salazar: lascia Pagliarelle e Camellino e diventa amministratore parrocchiale sede vacante delle parrocchie S. Maria De Plateis e S. Menna M. (Cirò).
  • Don Pasquale Brizzi: diventa amministratore parrocchiale sede vacante della parrocchia Santi Pietro e Paolo (Crucoli).
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