Asp, "Sos" per la salute mentale a Crotone: 7 medici per 14mila pazienti
Servizi territoriali e reparto Spdc vicini al punto di rottura tra turni infiniti e liste bloccate. Medici allo stremo con gli accessi diretti che mandano in tilt il pronto soccorso
CROTONE Oltre 14mila pazienti in carico, liste d'attesa bloccate per i prossimi sei mesi e solo sette medici ad affrontare questa drammatica situazione. Tra sedi territoriali al limite e Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) a “regimi ridotti”, la cura della salute mentale per l'Asp di Crotone è già ben oltre la soglia del rischio collasso. Lo dicono i numeri e lo dimostrano i fatti.
I numeri del reparto Spdc
Nell'ospedale “San Giovanni di Dio”, allo stato attuale, presso l'Spdc operano solo quattro medici (uno di questi è entrato in malattia di recente e lo sarà ancora per alcuni mesi) a fronte di 9 unità previste; dal settembre 2025, inoltre, sono in forze al reparto tre psicologhe (dovrebbero essere quattro) e poi un numero congruo di infermieri e Oss. Intanto il reparto, situato al terzo piano dell'ala est del nosocomio, conta 12 posti letto ordinari e altri 4 di day-hospital. All’anno vengono qui effettuati circa 350 ricoveri ordinari e 160 in day-hospital, mentre vengono erogate, cifra più, cifra meno, 1.600 consulenze all’anno tra reparti e pronto soccorso.
Turni estenuanti e personale stremato
Alla luce di questi numeri risicati, con questo personale medico, bisogna coprire ugualmente l'operatività del reparto sulle 24 ore. Capita così di essere in servizio per 12 ore, oppure di dover spezzare il turno di mattina con quello della notte e poi coprire fino alla mattina successiva, o ancora di fare “tutta una tirata” tra il pomeriggio e la notte. L'unico alleggerimento arriva dai colleghi del Centro di salute mentale che arrivano in “soccorso” al reparto di Spdc a coprire la notte o i festivi. Una storia che va avanti da circa tre anni e che vede i medici di reparto ormai stremati.
La situazione nei Centri di Salute Mentale territoriali
Le cose non vanno meglio al centro di salute mentale sempre dell'Asp di Crotone dove hanno in carico circa 14.000 pazienti. Le prenotazioni superano i sei mesi e, in questo momento, sono bloccate. A Crotone, compreso il primario, sono operativi quattro medici (di cui uno in formazione), mentre nella sede di Mesoraca ce n'è uno solo e in quella di Ciro Marina arrivano a due.
Il sovraccarico del Pronto Soccorso
Considerato il fatto che i pazienti non riescono a prendere l’appuntamento per una visita psichiatrica (a meno che non si tratti proprio di un’urgenza) compiono il cosiddetto “accesso directo” alla struttura di Crotone. Una “prassi” che ha fatto moltiplicare gli ingressi al pronto soccorso di persone che hanno obiettivamente bisogno di essere controllate. Questo sta creando di conseguenza anche un ulteriore sovraccarico del Pronto soccorso e non solo dello Spdc.
Un problema strutturale dell'intera Calabria
Non si tratta più soltanto di una difficoltà organizzativa o di una carenza temporanea di personale: il sistema della salute mentale rischia, nel breve periodo, di non riuscire più a garantire in modo stabile i servizi essenziali ai cittadini. Una condizione, del resto, che si riflette anche in tutta la Calabria, ma che non deve costituire un alibi per la governance. Oltre alla carenza generale di medici e ai pensionamenti, infatti, ad alterare gli equilibri in tutto il Sistema sanitario regionale nel settore è stato il concorso bandito a Catanzaro tre anni fa che, senza un'adeguata programmazione, ha di fatto dirottato gli specialisti di tutta la Calabria nel capoluogo.
Il sacrificio quotidiano degli operatori
La rete del dipartimento di Salute mentale, nel frattempo, sia sul territorio, che in ospedale, sta funzionando ormai oltre i limiti della propria capacità strutturale, sostenuta soprattutto dal senso di responsabilità, dalla professionalità e dal sacrificio quotidiano degli operatori. Ma anche questa capacità di compensazione rischia di non essere più sufficiente. Il quadro attuale è quello di un sistema vicino al punto di rottura, nel quale medici, psicologi, infermieri, educatori e operatori della riabilitazione continuano a garantire risposte di qualità nonostante una progressiva riduzione delle risorse disponibili e un aumento costante della complessità assistenziale.
La gestione delle urgenze e il carico di lavoro
Va però chiarito un aspect fondamentale: questi tempi non rappresentano una mancanza di risposta da parte dei servizi. Al contrario, gli operatori dei Centri di salute mentale continuano ogni giorno a garantire l’accoglienza delle situazioni più urgenti attraverso gli accessi diretti al Csm, prendendo in carico pazienti che non possono attendere e cercando di evitare che condizioni di disagio o di malattia possano evolvere verso situazioni di maggiore gravità. Questo avviene però attraverso un enorme sacrificio personale degli operatori. I medici psichiatri dei servizi territoriali sono costretti a sostenere un carico di lavoro sempre più elevato, conciliando l’attività programmata con urgenze, emergenze, consulenze, interventi domiciliari, gestione dei pazienti complessi e supporto alle famiglie.
Il rischio per la sostenibilità del servizio pubblico
Una sofferenza che riguarda l’intera équipe dei Dipartimenti di Salute Mentale. Psicologi, infermieri, educatori professionali e operatori della riabilitazione sono chiamati quotidianamente a garantire percorsi assistenziali fondamentali con organici spesso insufficienti rispetto ai bisogni reali della popolazione. Il rischio è che un sistema che finora ha retto grazie alla dedizione dei professionisti venga progressivamente portato oltre il limite della sostenibilità. Un servizio sanitario pubblico non può basarsi esclusivamente sulla disponibilità e sul senso del dovere di chi vi lavora.
La fragilità dei reparti per acuti
Ancora più delicata è la situazione degli Spdc, i reparti ospedalieri destinati alla gestione delle fasi acute della malattia psichiatrica, dove è indispensabile garantire presenza continua di personale medico e sanitario, sicurezza, appropriatezza delle cure e continuità assistenziale. In alcuni territori la situazione è ormai estremamente fragile. La progressiva riduzione degli organici rende sempre più difficile assicurare la normale programmazione dei turni e mantenere pienamente operativo un servizio che, per sua natura, deve garantire assistenza 24 ore su 24.
La necessità di un piano straordinario regionale
Il caso di Crotone rappresenta oggi uno dei segnali più evidenti di questa crisi. Uno Spdc che continua a garantire un’assistenza di elevata qualità grazie all’impegno dei professionisti rimasti, ma che si trova davanti a una situazione organizzativa che non può essere protratta indefinitamente senza un intervento straordinario. Serve una risposta immediata: un piano straordinario regionale per la salute mentale, una distribuzione più equa degli specialisti, interventi urgenti sugli organici e una strategia condivisa che tuteli contemporaneamente i servizi territoriali e quelli ospedalieri.


