L'arte bianca
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CROTONE Il Comitato di quartiere "Fondo Gesù nel cuore" ha deciso di rompere il silenzio sulla vicenda del piccolo Antonio, lanciando un appello chiaro e una proposta concreta all'Amministrazione comunale di Crotone. Antonio è il bambino di soli 5 anni affetto da Atrofia muscolare spinale (Sma), la cui storia ha commosso l’opinione pubblica. Il piccolo costretto a vivere quasi come un "prigioniero" al secondo piano di una palazzina dell'Aterp, situata nel popoloso quartiere periferico della città.

I componenti dell'associazione non profit, infatti, hanno espresso con fermezza la necessità di agire immediatamente, sottolineando che «per Antonio non c'è più tempo da perdere».

La denuncia del Comitato: «La questione è stata rinviata a settembre»

Il Comitato ha spiegato come ha vissuto gli ultimi sviluppi legati alla situazione del bambino:

«Da giorni stiamo seguendo con attenzione e in silenzio la vicenda del piccolo Antonio». «Ogni giorno leggiamo articoli ricchi di belle parole, attestati di vicinanza e dichiarazioni che lasciavano sperare in una rapida soluzione».

Tuttavia, le ultime notizie hanno spinto il gruppo a intervenire direttamente:

«Purtroppo, oggi abbiamo appreso dai social che la questione è stata rinviata a settembre». «Di fronte a questa notizia non possiamo più limitarci ad assistere. Il piccolo Antonio non può aspettare ancora».

Un diritto fondamentale: «Antonio ha bisogno di una casa accessibile»

La situazione vissuta quotidianamente dal bambino e dai suoi cari richiede una risposta immediata e dignitosa, che non può essere considerata una concessione straordinaria:

«Siamo tutti consapevoli della gravità della situazione e del sacrificio che ogni giorno affrontano Antonio, i suoi genitori e la sua famiglia». «Antonio ha bisogno di una casa accessibile, dotata di ascensore oppure situata al piano terra». «Non è una richiesta straordinaria: è un diritto che gli consentirebbe di vivere con maggiore dignità e serenità».

La proposta concreta all'Amministrazione comunale

Per sbloccare lo stallo istituzionale, il Comitato di quartiere ha avanzato un piano d'azione ben preciso, dividendo le responsabilità tra la cittadinanza attiva e le istituzioni locali:

«Per questo motivo vogliamo avanzare una proposta concreta all'Amministrazione comunale». «Il Comitato si impegna fin da subito a cercare un appartamento idoneo alle esigenze del piccolo Antonio». «Chiediamo che il Comune, come dichiarato pubblicamente, si faccia carico del canone di locazione fino a quando non sarà individuata una soluzione definitiva».

L'associazione ha ribadito che la risoluzione di questo problema dipende unicamente dalla volontà politica e sociale delle parti coinvolte:

«Crediamo che, quando c'è la volontà, le soluzioni si trovano». «Oggi non servono altri rinvii, né altre promesse: servono responsabilità, collaborazione e, soprattutto, umanità».

L'appello finale: «Il tempo delle attese è finito»

L'obiettivo primario resta restituire la giusta libertà a un bambino che merita di vivere senza barriere:

«Antonio deve poter uscire di casa ogni volta che lo desidera, senza che questo diventi un ostacolo o un peso per la sua famiglia». «È un bambino speciale e merita di vivere la sua quotidianità con la stessa libertà e dignità di ogni altro bambino».

Il comunicato si chiude con una formale assunzione di responsabilità e un sollecito inderogabile rivolto a chi di dovere:

«Come Comitato siamo pronti a fare la nostra parte. Ci auguriamo che anche le istituzioni facciano la loro, con la massima urgenza». «Per Antonio il tempo delle attese è finito».

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