L'arte bianca
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affidato
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CROTONE «Impugneremo ogni singolo atto della memoria che non può far parte del dibattimento per lo sbarramento voluto dal legislatore». È quanto assicura l'avvocato Mario Nigro, legale dell'ex consigliere regionale Vincenzo Sculco, nell'ambito del processo scaturito dall'operazione «Glicine-Acheronte», all'indomani della dura requisitoria pronunciata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Alessandro Rho, che ha chiesto 21 anni di reclusione per il suo assistito.

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Il «vecchio leone» è ferito, ma non è domo: ha ancora le energie necessarie a tirare fuori gli artigli e difendersi. Lo ha ribadito con forza questa mattina, al fianco del suo legale Nigro, nel corso di una conferenza stampa convocata nello studio legale del penalista crotonese (dove era presente anche la figlia Flora, accompagnata dal marito), analizzando con lui, punto per punto, tutti gli aspetti contestati rispetto a una requisitoria ritenuta «sproporzionata».

Le parole dell'ex consigliere e l'amarezza per la figlia Flora

«Mi difenderò con le unghie e con i denti, ora e per sempre», ha scandito l'ex leader dei Demokratici, con un lungo passato politico tra Dc, Ppi, Margherita, già segretario regionale della Cisl e vicepresidente della Provincia di Crotone.

«Questa conferenza stampa si è resa necessaria a seguito dell'intervento di ieri del pm Rho, cui ovviamente seguiranno le arringhe di tutti gli altri avvocati», ha chiarito Sculco. «Dobbiamo in primo luogo constatare - ha sottolineato Sculco - che il dottor Rho è tornato all'età della pietra e cioè è andato a proporre esattamente l'inchiesta che aveva prodotto con altri colleghi della Dda all'epoca dei fatti (giugno 2023, ndr), ignorando completamente qual è stato l'andamento del dibattito in sede giudiziale».

Secondo l'ex leader dei Demokratici e il suo legale, infatti, nella memoria presentata dal pm non si tiene conto delle escussioni e delle perizie entrate a far parte dell'attività dibattimentale. «Insieme al mio avvocato - ha aggiunto Sculco - abbiamo prodotto tanti documenti che chiariscono tutte le vicende, ma tutto è stato ignorato dall'accusa. L'accusa non deve solo promuovere l'indagine per accertare le responsabilità, ma anche gli elementi a difesa degli imputati».

Sculco si è detto particolarmente addolorato per il coinvolgimento della figlia Flora, ex consigliera regionale per la quale la Procura ha sollecitato 5 anni di reclusione: «È la cosa che mi fa più male, lei non c'entra niente».

L'indagine, scattata nel giugno 2023 con le misure cautelari che hanno visto Sculco ai domiciliari fino a un mese fa, mira a far luce su un presunto comitato politico-affaristico capace di condizionare nomine e appalti pubblici in Calabria, avvalendosi in alcuni casi del contributo delle cosche crotonesi.

Le richieste di condanna per i cento imputati al dibattimento

Il dibattimento, avviato davanti al Tribunale di Crotone nell'ottobre 2024, vede alla sbarra 100 imputati. Tra questi figurano i vertici della cosca di Papanice, tra cui Domenico «Mico» Megna, per il quale sono stati chiesti 30 anni di reclusione, oltre a diversi volti noti della politica regionale. La pubblica accusa ha infatti sollecitato 6 anni di reclusione per l'ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, 4 anni e 6 mesi per l'ex vicepresidente regionale Nicola Adamo e la stessa pena per l'ex consigliere regionale Sebastiano «Sebi» Romeo.

In totale, il pubblico ministero ha formulato 96 richieste di condanna per complessivi 587 anni di reclusione e 4 sole proposte di assoluzione.

La linea della difesa tra perizie e intercettazioni

«Mi hanno buttato addosso l'intero codice penale», ha commentato Sculco, mentre l'avvocato Nigro ha definito «biblica» la richiesta di pena avanzata dalla pubblica accusa. Il legale ha evidenziato profonde discrasie tra quanto sostenuto in aula dal pm e l'esito delle perizie sulle intercettazioni.

Tra gli episodi citati figura la deposizione del collaboratore di giustizia Francesco Farao, ex esponente del locale di Cirò, il quale aveva riferito di aver fatto votare Flora Sculco nel 2014, dichiarazione che secondo la difesa sarebbe stata smentita dalle perizie e dalle stesse risposte fornite in aula dal pentito.

«Il pm non vince il processo se Sculco viene condannato, ma se ne dimostra la colpevolezza», ha precisato l'avvocato Nigro, ricordando come il suo assistito sia stato sottoposto a intercettazioni ininterrotte dal 2016 al 2022 a cura di Ros, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Dia: «Sono stati impiegati 25 periti per trascrivere le registrazioni che occupano 71 faldoni, ma mai una volta lo si sente pronunciare frasi del tipo "vi faccio questo se mi date quest'altro". I migliori testimoni a favore di Sculco sono proprio le intercettazioni».

Il processo riprenderà ora con le arringhe dei collegi difensivi, in attesa della sentenza del collegio giudicante prevista per il 2027.

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