Valore aggiunto, Crotone vola in agricoltura: Calabria ultima per ricchezza
Il territorio è secondo in Italia nel settore primario, ma i dati Unioncamere mostrano il Sud in affanno: il valore pro-capite del Nord raddoppia quello del Mezzogiorno
CROTONE L'agricoltura fa segnare un record storico a Crotone, che schizza al secondo posto in Italia per incidenza del settore primario sul valore aggiunto provinciale. Ma dietro la percentuale del 10,34% e il primato regionale strappato nel 2025 si cela l'altra faccia di un'economia in affanno: il valore aggiunto pro-capite si ferma a 19.965,59 euro, inchiodando il territorio al 99° posto nella graduatoria nazionale e fotografando un'arretratezza strutturale che accomuna l'intera regione.
Le province calabresi tra spesa pubblica e ritardi strutturali
L'analisi dei dati diffusi dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere restituisce una mappa impietosa della Calabria, divisa tra la corsa solitaria della spesa pubblica e la debolezza cronica del tessuto produttivo. Cosenza guida il primato regionale per volume assoluto di ricchezza prodotta con 12.256,3 milioni di euro, ma crolla all'ultimo posto in Italia per valore aggiunto pro-capite con appena 18.338,53 euro a testa. Reggio Calabria si attesta a 10.629,1 milioni di euro affidandosi prevalentemente al commercio e ai servizi, mentre Catanzaro raggiunge i 7.695,5 milioni di euro e vanta il pro-capite più alto della regione (22.703,81 euro), sostenuto però in gran parte da un'amministrazione pubblica e da un comparto sanitario e assistenziale che pesano per oltre il 32% sull'economia locale. Vibo Valentia chiude il quadro con 2.832,9 milioni di euro, segnando un timido rimbalzo dell'industria ma rimanendo confinata nei bassifondi della classifica nazionale.
La Calabria nel confronto regionale e l'industria al palo
Nel confronto regionale, la Calabria cresce del 2,25% a valori correnti toccando quota 36.644,8 milioni di euro, un dato nominalmente in linea con la media italiana (+2,30%) ma insufficiente a colmare le distanze. Nonostante la fiammata dell'industria in senso stretto, che fa registrare un +3,75% regionale, il peso complessivo del settore manifatturiero ed energetico si ferma a un modesto 7,54% del totale economico contro il 19,68% della media nazionale. Il risultato è che la Calabria resta saldamente all'ultimo posto in Italia per valore aggiunto pro-capite (20.012,34 euro), ben al di sotto della media del Mezzogiorno e lontana anni luce dai territori trainanti del Settentrione.
L'Italia a due velocità: il baratro tra Nord e Sud
Il quadro nazionale conferma del resto la voragine tra le due Italie: il Nord-Ovest, con 42.339,78 euro pro-capite, sfiora il raddoppio rispetto ai 22.875,35 euro del Mezzogiorno. Mentre Milano vola in vetta alla classifica con oltre 67.000 euro a testa e il Paese intero discute della frenata dell'industria e del boom del settore primario, per le province calabresi la crescita resta un esercizio di sopravvivenza economica, schiacciata tra vecchi divari e un sottosviluppo strutturale che nessun record agricolo riesce a scalfire.


