L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Luci soffuse, una scenografia essenziale e una Sala Sant’Agostino presso la parrocchia di Santa Rita a Crotone gremita oltre ogni aspettativa. Venerdì sera, la comunità di Crotone si è stretta attorno a un gruppo di attori speciali: i partecipanti del laboratorio teatrale dell'Auser, ribattezzatisi con orgoglio "Gli Arzilli".

Sotto la guida attenta e appassionata della regista volontaria Antonietta Mungari, il gruppo ha portato in scena "L’eredità di zia Rosalba", una commedia che scava tra le pieghe dell'animo umano con ironia e una punta di amaro realismo. Al centro della trama, le finte premure di nipoti interessati più al patrimonio che all'affetto verso l'anziana zia, tema culminato nel celebre detto popolare crotonese: «Chiru ca fa, ppì jènniri e niputi, è tuttu pirdùtu».

Oltre la recitazione: il coraggio di mettersi in gioco

Sul palco non c'erano professionisti, ma cittadini che hanno scelto di sfidare il tempo e la timidezza: Rosalba Cusato, Serafina Scrivo, Ada Lettieri, Luigia Clerici, Giuseppina Galati, Mariangela Valenti, Francesco Molino e Aldo Ceraudo.

La loro non è stata solo una performance teatrale, ma una lezione di vita. Come sottolineato dal calore degli applausi e dai lunghi abbracci finali, il pubblico non ha premiato solo la memoria o la dizione, ma la voglia di esserci. In quegli sguardi vibranti, gli attori non erano più "anziani", ma interpreti di un desiderio universale: sentirsi ancora protagonisti del proprio presente.

L’impegno di Auser per l’invecchiamento attivo

Presente all'evento anche il presidente di Auser Calabria, Bruno Tassone, che ha ribadito l’importanza sociale di queste iniziative:

Questo laboratorio va nella direzione tracciata da Auser: mantenere vive le capacità motorie e cognitive, stimolare l'autostima e, soprattutto, combattere la solitudine attraverso la socializzazione. Vedere una sala così piena conferma che la creatività non ha età.

L'evento ha dimostrato che il teatro può essere la medicina migliore contro l'isolamento. Mentre il sipario calava tra le ovazioni, restava nell'aria la consapevolezza che la vera "eredità" lasciata da questa serata non sia quella di zia Rosalba, ma il coraggio di chi continua a sognare e a mettersi in gioco, a dispetto dell'anagrafe.

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