L'arte bianca
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CROTONE Il day-after delle elezioni amministrative a Crotone si apre con un’analisi durissima e senza sconti che arriva da una delle figure storiche della politica locale, l’avvocato Giuseppe Napoli. Già consigliere regionale della Calabria, Napoli affida a una nota stampa una disamina impietosa sul crollo della coalizione di centrosinistra, uscita nettamente sconfitta al primo turno dalla compagine di centrodestra guidata da una forte trazione civica. 

L'analisi del crollo elettorale

Il dato numerico è inequivocabile: il centrodestra trionfa al primo turno con il 62,41% dei consensi, mentre il centrosinistra si ferma a un magro 34,68%. Un risultato che, secondo Napoli, fotografa una crisi profonda e un distacco ormai cronico dall'elettorato. 

«L'elettorato della città ha espresso, ancora una volta, un giudizio tutt'altro che lusinghiero verso il centrosinistra, affidato a una gestione apparsa più interessata ad equilibri interni, protrattasi per un lustro in improduttivi contenziosi, anziché intenta a ricostruire un nuovo rilancio politico dopo l'inusitata rinuncia a competere nelle elezioni amministrative del 2020». 

A pesare sul bilancio finale sono soprattutto le performance storicamente negative dei partiti tradizionali: il Partito democratico tocca il suo record negativo in città fermandosi all'11,07%, mentre il Movimento 5 Stelle non va oltre il 4,08%. 

«II Pd con l'11,07% tocca la percentuale più bassa mai raggiunta nelle competizioni amministrative della sua storia politica nella città». 

«Analogamente, anche il M5S con il 4,08% registra nella recente tornata il suo minimo storico, superato addirittura da liste civiche allestite all'ultima ora ed instabili per definizione». 

La denuncia del «civismo di facciata»

L'atto d'accusa di Napoli si concentra poi sulla snaturazione delle coalizioni, trasformate in "meri contenitori" elettorali dove le liste civiche drenano la maggioranza dei consensi a discapito dell'identità politica. Su dodici liste presentate a Crotone, infatti, ben otto sono state formazioni civiche. 

«Le articolazioni territoriali dei partiti nazionali si mostrano sprovvisti di identità, oltre che incapaci di coniugare le istanze popolari ad un complessivo disegno politico, nonché di disporre di una selezionata classe dirigente». 

«Il magro risultato conseguito dal centrosinistra in città è frutto dell'assenza di un progetto politico-programmatico, che purtroppo non è stato costruito nei cinque anni appena trascorsi». 

«Orbene, nessun progetto politico è stato elaborato dal centrosinistra che ha finito per rinunciare ad offrire una propria rappresentanza politica mutuando, paradossalmente, dal competitor un profilo civico». 

Il futuro del territorio e le sfide aperte

L'arretramento elettorale, che costringerà il centrosinistra ad attendere idealmente vent'anni dall'ultimo successo del 2011 per sperare di tornare alla guida della città, lascia Crotone davanti a nodi programmatici drammatici e irrisolti. Per l'ex consigliere regionale, la ricostruzione deve partire dalle reali urgenze sociali ed economiche, abbandonando le sterili contrapposizioni. 

«Il rischio che il centrosinistra corre, anche per la prolungata assenza dal governo del territorio, è quello di non riuscire a recuperare il terreno perduto nell'elettorato crotonese». 

«Una riflessione approfondita pretenderà una risposta sulle condizioni odierne del territorio e sulle sue nuove esigenze - a partire dall'inderogabile necessità di pretendere l'adempimento degli obblighi della bonifica del sito industriale derivante dalla irrevocabile pronuncia dell'Autorità giudiziaria, dall'insostenibile condizione della sanità pubblica che impone una rinnovata azione per restituire centralità al diritto alla salute». 

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Di seguito il documento completo diramato dall'onorevole Napoli.

Elezioni amministrative a Crotone: il centrosinistra penalizzato dall'assenza di una proposta politica 

L'astensionismo nel Paese rimane un vulnus democratico che si conferma anche nella recente tornata elettorale. Infatti, si è recato al voto amministrativo solo il 60.01% degli aventi diritto, quasi cinque punti percentuali in meno rispetto al precedente turno, nel quale si era registrata una affluenza pari al 64,91%. Una preoccupante disaffezione non solo verso le istituzioni più prossime, ma soprattutto espressiva di un complessivo giudizio negativo verso le proposte elettorali. Un'ulteriore erosione della partecipazione al voto di migliaia di elettori, che presenta ragioni antiche e molteplici che originano prioritariamente dall'appannamento delle ideologie, dal prevalere di ristretti interessi economico-finanziari sulle scelte di carattere generale e, infine, dall'indebolimento dei partiti politici, un tempo organizzati e diffusi sui territori ed oggi ridotti a derive leaderistiche.

Anche nella città di Crotone la partecipazione al voto registra un'affluenza del 62,56%, oltre cinque punti in meno se il dato si confronta con il 67,91% delle precedenti elezioni amministrative del 2020. Il deficit di attività politica dei partiti, il diradarsi di ruoli di rappresentanza nelle deputazioni nazionali e regionali, la debolezza strutturale del ceto politico territoriale, relegano Crotone ad appendice del contesto regionali, sprovvista di peso ed identità. Una perdita di rilievo politico della città coincisa con la crisi industriale che ha travolto Crotone con la chiusura delle grandi industrie (1999), deformandone il profilo: da città pulsante di intraprese economiche e produttive, da capitale industriale della Calabria e del Mezzogiorno, a realtà devitalizzata e privata di prospettive cui ancorare le aspettative della popolazione, specie femminile e giovanile.

Non è casuale che in questo quarto di secolo Crotone, in particolare, ed anche il suo territorio provinciale abbiano assistito ad un marcato tasso di emigrazione interno ed estero di giovani laureati e diplomati in cerca di occupazione qualificata verso le aree centro-settentrionali del Paese e europee. Tale fenomeno sembra non conoscere sosta e le istituzioni regionali e locali sono apparse inidonee a fronteggiare una così consistente emorragia di energie umane e intellettuali, il cui esodo produce un pregiudizievole impoverimento sociale, economico e culturale, depauperando il già fragile tessuto connettivo.

Il dopo elezioni amministrative del 2020. L'aspetto più singolare della vicenda elettorale a Crotone è dato dalle dinamiche che hanno caratterizzato il percorso dell'amministrazione comunale uscente. La coalizione civica, che aveva vinto le elezioni amministrative del 2020, in contrapposizione al centrodestra, aveva ricevuto, in fase di ballottaggio, l'endorsement dell'allora commissario del PD che, in conseguenza della mancata presentazione della lista del suo partito e della coalizione di centrosinistra, aveva così ritenuto di far partecipare il PD al secondo turno elettorale, senza immaginare le successive iniziative politiche intraprese in contrapposizione all'amministrazione comunale eletta anche, verosimilmente, con i consensi dalla propria parte politica.

Una postura incomprensibile se si considera l'esplicita ostilità del centrodestra verso l'amministrazione comunale in carica, espressa con la clamorosa esclusione del sindaco di Crotone dalla storica seduta del Consiglio dei ministri a Cutro, a seguito del tragico naufragio del caicco, carico di migranti extracomunitari. Una scelta esiziale ed incomprensibile che, di fatto, ha gettato l'amministrazione comunale di Crotone nelle braccia del centrodestra che ha fatto di necessità virtù. Singolare risulta poi la circostanza che neanche in campagna elettorale sia stato chiesto di chiarire le ragioni di un così inspiegabile testacoda politico.

Le elezioni amministrative a Crotone del 2026. La recente tornata elettorale ha segnato un punto cruciale della crisi politica della città. Su dodici liste presentate solo quattro sono espressione di partiti politici, mentre le restanti otto sono liste civiche, costruite distanti dalle formazioni politiche e spesso cucite attorno a figure rappresentative di istanze locali, capaci di orientare il consenso facendo leva su ruoli funzionali o reticoli parentali ed in ogni caso disancorate da progetti politici generali, al punto da trovare ingresso alternativamente in coalizioni contrapposte. Sprovvisti di collante politico, sovente gli eletti prendono le distanze dalle stesse liste - anche repentinamente come sta accadendo - non dovendo rispondere ad alcun organismo politico, peraltro inesistente.

D'altronde la gravità della crisi politica in città la restituiscono i numeri delle due coalizioni: il 64,30% raccolto dalle liste del centrodestra è costituito per il 45% dalle liste civiche e solo per il 18,54% dalle due liste di partito (FdI, FI); analogamente il 33.79% raccolto dalle liste della coalizione di centrosinistra è costituito per il 18,54% dalle due liste civiche e solo per il 15,15% dalle due liste di partito (PD, M5S). Le articolazioni territoriali dei partiti nazionali si mostrano sprovvisti di identità, oltre che incapaci di coniugare le istanze popolari ad un complessivo disegno politico, nonché di disporre di una selezionata classe dirigente. Un indebolimento preoccupante perché fiacca la tenuta democratica, rende il consenso dipendente e non libero e personalizza il mandato elettorale. Le coalizioni rischiano così di apparire meri contenitori, funzionali a drenare il consenso elettorale e non già aggregazioni di forze politiche omogenee, unite da un comune programma politico e progettuale.

Il centrosinistra dovrà, dunque, attendere vent'anni dall'ultimo suo successo alle elezioni amministrative (2011) per poter sperare nuovamente di guidare la città di Crotone. I risultati della recente tornata elettorale amministrativa hanno confermato il giudizio ripetutamente espresso dagli elettori non solo di generale disaffezione al voto, quanto di non fiducia nella coalizione di centrosinistra. L'elettorato della città ha espresso, ancora una volta, un giudizio tutt'altro che lusinghiero verso il centrosinistra, affidato a una gestione apparsa più interessata ad equilibri interni, protrattasi per un lustro in improduttivi contenziosi, anziché intenta a ricostruire un nuovo rilancio politico dopo l'inusitata rinuncia a competere nell'elezioni amministrative del 2020.

Il 62,41% dei consensi assegnato al centrodestra che doppia il centrosinistra che raccoglie appena il 34,68% e vince al primo turno, restituisce un quadro politico-elettorale che riporta la città a ventispecinquen anni fa. Il P.D. con l'11,07% tocca la percentuale più bassa mai raggiunta nelle competizioni amministrative (13,08% nel 2016 e 16,67 nel 2011) della sua storia politica nella città. Analogamente, anche il M5S con il 4,08% registra nella recente tornata il suo minimo storico rispetto al 4,89% nel 2022 e al 10,56 del 2016, superato addirittura da liste civiche allestite all'ultima ora ed instabili per definizione. Nessuna altra formazione politica di centrosinistra ha inteso partecipare ufficialmente alla competizione amministrativa, nonostante gli impegni preelettorali.

L'ulteriore elemento di riflessione è offerto dai risultati conseguiti dai due partiti di centrodestra che hanno inteso presentare proprie liste: Fratelli d'Italia ha raccolto il 9,65% e Forza Italia l'8,89%, rimanendo ufficialmente assenti la Lega e Noi Moderati, malgrado il cospicuo risultato elettorale conseguito da quest'ultimo in città nella recente tornata regionale. I consensi raccolti dai partiti di centrodestra che da anni sono al governo del Paese, della Regione Calabria e della Provincia di Crotone appaiono, invero, abbastanza risicati e tutt'altro che insuperabili.

Ci si sarebbe aspettati che il lungo tempo trascorso dalle precedenti amministrative fosse impiegato dal centrosinistra per riannodare i fili di una antica e intensa narrazione che andava sì aggiornata, ma partendo dalla valorizzazione del lavoro svolto in ottant'anni di storia democratica che aveva segnato la straordinaria crescita di Crotone da borgo a città moderna e avanzata, protagonista di una significativa stagione di governo che attraverso la pianificazione territoriale aveva realizzato il nuovo profilo urbano, risolvendo annose problematiche e posto le premesse per ulteriori e più avanzate realizzazioni, consapevole della propria storia millenaria, forte della propria identità civile e sociale, resa realtà istituzionale autonoma con l'elevazione a provincia che oggi non risulta difesa proprio dal Comune capoluogo - dotata di presidi di civiltà e legalità oltre che di infrastrutture che attendono solo di essere potenziate (porto, aeroporto, ferrovie, SS. 106 / E90), collocata geograficamente in posizione strategica nel Mediterraneo, pronta a cogliere le nuove opportunità offerte dalle politiche europee di sviluppo e dal PNRR.

Nulla di tutto ciò è avvenuto, affidando la campagna elettorale a un'improduttiva mera contrapposizione. Il magro risultato conseguito dal centrosinistra in città è frutto dell'assenza di un progetto politico-programmatico, che purtroppo non è stato costruito nei cinque anni appena trascorsi, nei quali il centrosinistra avrebbe dovuto riallacciare i rapporti con la comunità, con i suoi corpi sociali, professionali, culturali, cogliendo le attese che pure erano andate maturando nella popolazione, resasi conto che difettava nell'esperienza di governo cittadino il respiro politico e progettuale che Crotone ha sempre offerto e di cui oggi si avverte più impellente l'urgenza.

Un disegno progettuale e programmatico, rappresentato da una convincente e riconosciuta espressione politica, è ciò di cui gli elettori di centrosinistra avvertono l'esigenza per cogliere il valore e l'importance della partecipazione democratica, contrariamente all'elettorato di centrodestra che salda il proprio consenso sulla difesa di specifici e particolari interessi. Orbene, nessun progetto politico è stato elaborato dal centrosinistra che ha finito per rinunciare ad offrire una propria rappresentanza politica mutuando, paradossalmente, dal competitor un profilo civico.

Il rischio che il centrosinistra corre, anche per la prolungata assenza dal governo del territorio, è quello di non riuscire a recuperare il terreno perduto nell'elettorato crotonese, per effetto della mancanza di un chiaro indirizzo politico-programmatico, che non è colmabile con qualche sporadica iniziativa, ma pretende invece una riflessione approfondita sulle ragioni dell'arretramento elettorale, sulle condizioni odierne del territorio e sulle sue nuove esigenze - a partire dall'inderogabile necessità di pretendere l'adempimento degli obblighi della bonifica del sito industriale derivante dalla irrevocabile pronuncia dell'Autorità giudiziaria, dall'insostenibile condizione della sanità pubblica che impone una rinnovata azione per restituire centralità al diritto alla salute, dall'urgenza di ridefinire il ruolo della città nelle linee di sviluppo produttivo ed occupazionale della Calabria e del Mezzogiorno - costruendo con autorevolezza una proposta politica adeguata alla storia e al ruolo che il centrosinistra ha saputo esercitare nella città in ottant'anni di Repubblica.

avv. Giuseppe Napoli già Consigliere regionale della Calabria 

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