L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Una nuova scure rischia di abbattersi sul futuro di circa 700 lavoratori calabresi del gruppo Konecta. A poche settimane dalla scadenza della cassa integrazione, prevista per il 31 dicembre 2026, prevalgono il silenzio delle istituzioni e l’angoscia delle famiglie coinvolte. 

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026

Dopo essere stati inseriti nel progetto regionale per la dematerializzazione delle cartelle cliniche, avviato per offrire un’alternativa occupazionale all’ex bacino dei call center, gli operatori si ritrovano oggi nuovamente senza certezze sul proprio domani lavorativo.

Daniela Montalcini, una delle lavoratrici coinvolte, ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, attraverso una toccante lettera aperta che riceviamo e pubblichiamo integralmente.

L'appello diretto al presidente Occhiuto

Illustrissimo signor presidente Roberto Occhiuto,

mi rivolgo direttamente a Lei, perché ormai insieme ai miei cari colleghi, non sappiamo più con chi parlare per avere risposte.

Mi chiamo Daniela Montalcini e sono una dei circa 700 dipendenti della Konecta che a dicembre del 2026 rischierà nuovamente di perdere il lavoro.

Uso il termine «nuovamente» perché, come ben Lei sa, già nel dicembre del 2024 ci siamo ritrovati nella stessa situazione.

Dopo anni di cassa integrazione ormai ridotta al minimo, Lei ci ha ridato speranza e sollievo.

L'illusione della dematerializzazione delle cartelle cliniche

Grazie al Suo interesse e alla Sua attenzione in poco tempo si sono aperte le porte a nuove attività lavorative, un progetto nuovo, «la dematerializzazione delle cartelle cliniche».

Eravamo così entusiasti, quasi increduli che stesse accadendo a noi. Abbiamo ricominciato a fare progetti, a fare promesse ai nostri figli, a pagare rate in sospeso e restituire soldi a chi in questo periodo ci aveva sostenuto materialmente. Finalmente abbiamo iniziato a respirare, dopo un lungo periodo di apnea emotiva.

Come sempre, tutti noi, abbiamo dato il meglio in questo lavoro, ci siamo spesi e abbiamo imparato un’attività completamente diversa da quella a cui eravamo abituati. Dall’usare delle cuffie siamo passati ad usare gli scanner. Ci credevamo in questo progetto ed eravamo orgogliosi, perché sarebbe stata un’opportunità anche per altri lavoratori calabresi.

Le prime difficoltà e la nuova cassa integrazione

Dovevamo essere i primi a realizzare questo progetto, che sarebbe stato l’inizio di un lungo lavoro, così come ci avevano garantito. Invece, già subito dopo nemmeno un anno, ci sono state le prime défaillance, si stava ripresentando l’ombra della cassa integrazione, l’azienda Konecta ha cominciato a darci ore, permessi, ferie.

Ma ecco, nuovamente un barlume di speranza, Lei si è interessato e le cose stavano procedendo abbastanza bene.

È arrivato l’aprile del 2026, nemmeno un anno e mezzo da quando avevamo firmato il contratto, che ci hanno comunicato che saremmo andati in cassa integrazione fino al 31 dicembre 2026.

L'angoscia delle famiglie e il silenzio istituzionale

Di nuovo si è fermato il respiro. Sono ricominciate le domande, l’ansia e l’angoscia che chi ha la stabilità economica non potrà mai capire. Cosa dire adesso ai nostri figli? Come pagheremo il mutuo? Come provvederemo alla nostra famiglia? Ricominceremo a chiedere aiuto a familiari ed amici? La delusione, il sentirsi umiliati e presi in giro, che alla nostra età non è accettabile. Nessuno ci ha dato alcuna spiegazione.

Siamo ad ottobre 2026, sono passati 5 mesi, sta per finire l’anno e non abbiamo avuto alcuna risposta. Ancora non sappiamo se a gennaio saremo dipendenti dell’azienda Konecta. Tutto tace e questo fa male.

Non voglio parlare di politica e né di soldi investiti, non pochi, perché non è un ruolo che mi compete.

La richiesta del diritto al lavoro

Lei riveste un ruolo importante e di responsabilità. A breve ci saranno circa 700 persone che non avranno uno stipendio e sono cittadini calabresi che Lei in qualità di presidente della Regione rappresenta. Ci aspettiamo e pretendiamo che sia nuovamente Lei a prendere in mano la situazione e a garantirci il diritto al lavoro.

Lei, che fa tanto per la nostra bella Calabria, organizzando eventi bellissimi, a cui ho partecipato personalmente, cercando di attirare più turisti possibili, non permetta che questa situazione faccia a noi calabresi lasciare il nostro bel paese per trovare lavoro altrove.

Sarebbe una sconfitta per tutti!
Spero che questa mia lettera possa servire e far suscitare in Lei e non solo, un sentimento di empatia e solidarietà e che si definisca con atti concreti il destino di tutti noi.
Abbiamo bisogno di aiuto e di essere ascoltati».
Daniela Montalcini

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