L'arte bianca
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affidato
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Quattro rampe di scale separano il piccolo Antonio dalla possibilità di uscire liberamente di casa, raggiungere la scuola e partecipare alle attività quotidiane. Accade a Crotone, nel quartiere Fondo Gesù, dove il bambino, affetto da atrofia muscolare spinale (SMA), vive con la famiglia in un alloggio di edilizia residenziale pubblica privo di ascensore. Una situazione che, nonostante l'attenzione istituzionale e le soluzioni prospettate nei mesi scorsi, continua a rappresentare un ostacolo concreto alla quotidianità del bambino e un impegno fisico particolarmente gravoso per la madre.
Sulla vicenda interviene il professor Romano Pesavento, presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che richiama la necessità di affrontare il problema attraverso una collaborazione operativa tra amministrazione comunale, ATERP Calabria e famiglia, valorizzando le iniziative già intraprese e individuando modalità capaci di produrre risultati effettivi.
Secondo quanto recentemente riferito dalla madre, Ursula, la famiglia non è ancora riuscita a trasferirsi in un'abitazione adeguata. L'ipotesi di un sostegno comunale per una nuova sistemazione, avanzata nei mesi precedenti, si è confrontata con le difficoltà di reperire un immobile accessibile e immediatamente disponibile. Anche un appartamento individuato grazie all'interessamento di alcune persone non risulterebbe ancora libero. Nel frattempo, ogni uscita continua a richiedere il superamento delle scale con la carrozzina, rendendo particolarmente complessa l'organizzazione degli spostamenti e delle attività scolastiche.
Pesavento, pur riconoscendo l'attenzione dimostrata dal Comune di Crotone e dall'assessorato alle Politiche sociali, ritiene importante che il percorso avviato possa ora compiere un ulteriore passo avanti. L'interessamento dell'amministrazione e la richiesta di una ricognizione degli alloggi pubblici con problemi di accessibilità rappresentano, nell'analisi del CNDDU, elementi significativi sui quali costruire una risposta coordinata. La complessità delle procedure e le difficoltà del mercato abitativo rendono tuttavia necessario un accompagnamento più diretto della famiglia, affinché la ricerca di una soluzione non rimanga affidata esclusivamente all'iniziativa dei genitori.
Il presidente del CNDDU richiama inoltre l'attenzione sulle conseguenze educative della situazione. Per un bambino con grave disabilità motoria, l'impossibilità di entrare e uscire autonomamente dalla propria abitazione non costituisce soltanto un problema edilizio. Condiziona la frequenza scolastica, le occasioni di socializzazione, la partecipazione alle attività formative e la possibilità di costruire una quotidianità il più possibile regolare. La scuola, infatti, può predisporre percorsi educativi inclusivi, ma la loro effettiva fruizione incontra ostacoli quando le condizioni abitative rendono particolarmente difficoltoso perfino raggiungerla.
Nella riflessione proposta da Pesavento emerge anche la necessità di affrontare il tema dell'accessibilità del patrimonio residenziale pubblico attraverso una programmazione più organica. La presenza di edifici privi di adeguati sistemi di collegamento tra i piani può generare situazioni di particolare criticità per le famiglie nelle quali vivono persone con gravi limitazioni della mobilità. Una conoscenza aggiornata delle condizioni degli immobili e delle esigenze dei residenti consentirebbe di individuare con maggiore precisione le priorità e di programmare interventi coerenti con le effettive necessità del territorio.
Per il caso specifico di Antonio, il CNDDU suggerisce di approfondire congiuntamente la fattibilità tecnica di un adeguamento dell'edificio attuale e la disponibilità di soluzioni abitative alternative, attraverso un'interlocuzione costante tra Comune, ATERP Calabria e famiglia. L'individuazione di un percorso operativo, con responsabilità definite e tempi verificabili, permetterebbe di affrontare in maniera coordinata le difficoltà ancora presenti.
Particolare attenzione viene riservata anche alla fase transitoria. In attesa di una sistemazione definitiva, Pesavento considera opportuno valutare la possibilità di attivare forme qualificate di assistenza alla mobilità, previa verifica delle condizioni di sicurezza, per alleggerire il carico quotidiano sostenuto dalla madre. Una soluzione temporanea che non sostituirebbe la necessità di rendere accessibile l'abitazione, ma potrebbe contribuire a migliorare nell'immediato le condizioni di vita della famiglia.
L'intervento del presidente del CNDDU non intende alimentare contrapposizioni con l'amministrazione comunale, ma favorire un confronto costruttivo su una problematica che richiede il contributo di più soggetti istituzionali. Il riconoscimento delle iniziative finora intraprese si accompagna alla convinzione che la loro efficacia debba essere valutata soprattutto in relazione ai risultati raggiunti e alla capacità di rispondere alle esigenze concrete dei cittadini.
La vicenda del piccolo Antonio, secondo l'impostazione sostenuta dal professor Romano Pesavento, rappresenta anche un'opportunità per migliorare le modalità con cui vengono individuate e affrontate le situazioni di maggiore fragilità abitativa. Un coordinamento stabile tra enti locali, organismi responsabili dell'edilizia pubblica e servizi territoriali potrebbe contribuire a ridurre i tempi di intervento e a prevenire il protrarsi di condizioni analoghe.
Resta, intanto, la realtà quotidiana di un bambino per il quale uscire di casa continua a rappresentare un'operazione complessa. È da questa condizione, prima ancora che dalle procedure amministrative, che il presidente del CNDDU invita a ripartire.
L'auspicio di Pesavento è che l'impegno già manifestato dal Comune di Crotone possa trovare, attraverso la collaborazione con ATERP Calabria e il coinvolgimento diretto della famiglia, uno sviluppo concretamente risolutivo. Per Antonio, infatti, il risultato più importante non sarà l'individuazione di un'ulteriore possibilità sulla carta, ma il momento in cui raggiungere la scuola e uscire di casa potranno finalmente diventare gesti ordinari, senza richiedere ogni giorno uno sforzo straordinario.

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