Omicidio Giglio, moglie e figlio scelgono di non rispondere al gip
I familiari accusati del delitto di Cutro chiedono la revoca della misura cautelare. La difesa: «Non sussistono le esigenze sulle esigenze di reiterazione o inquinamento»
CROTONE Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Daniela Rossato e Nicola Giglio, madre e figlio accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. I due avrebbero ucciso e fatto sparire il corpo di Salvatore Giglio, il 69enne di Cutro del quale i congiunti denunciarono la scomparsa dall'abitazione della frazione Steccato in cui viveva nel settembre 2024.
Dai carabinieri la donna si recò quel 28 settembre asserendo, tuttavia, che Giglio si era allontanato da casa una settimana prima. Davanti al giudice delle indagini preliminari di Crotone, Elisa Marchetto, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita ieri dai carabinieri, prima la madre, ascoltata nel carcere di Castrovillari, poi il figlio, sentito in quello di Crotone, si sono trincerati dietro al silenzio.
La richiesta dei difensori
Il difensore di Rossato, l'avvocato Luigi Colacino, e quelli di Nicola Giglio, gli avvocati Pietro Funaro e Alessio Russo, hanno chiesto al gip la revoca della misura cautelare in carcere per i loro assistiti dal momento che la donna in questi due anni è stata più volte interrogata dai carabinieri e dunque il quadro indiziario è ormai cristallizzato e non sussisterebbero più esigenze cautelari.
Nei confronti del giovane, inoltre, gli indizi sarebbero assolutamente carenti. L'avvocato Colacino, non a caso, ha rimarcato che l'indagine non si basa su alcuna prova concreta ma solo su una serie di indizi. Tanto più che il cadavere di Giglio non è mai stato ritrovato.
La ricostruzione degli inquirenti
Risucchiato dalle acque del fiume Tacina, sostengono gli inquirenti, nelle quali madre e figlio lo avrebbero gettato dopo averlo smembrato, trasportandolo su un fuoristrada Jeep Cherokee di proprietà dell'uomo, come si evincerebbe dai filmati di una telecamera di sorveglianza installata su un'abitazione vicina, ripulendo poi la casa in cui sarebbe avvenuto il delitto con litri di varechina e acido muriatico.
Dal settembre 2024 i due congiunti hanno sostenuto davanti ai carabinieri che l'uomo si fosse allontanato volontariamente da casa, forse perché aveva una relazione extraconiugale o magari in preda a una sorta di raptus religioso. Giglio, infatti, aveva abbracciato il credo dei Testimoni di Geova.
Il presunto movente
Il movente del delitto ipotizzato dagli inquirenti risiederebbe nei forti contrasti, risalenti nel tempo, tra il 69enne e Daniela Rossato, dalla quale si era ormai separato. L'uomo aveva iniziato a vendere alcuni beni immobili dei quali era proprietario senza tuttavia riconoscere alcun corrispettivo all'ex moglie né ai figli avuti dalla donna. Secondo quanto dichiarato dalla stessa Rossato ai carabinieri, l'uomo in passato l'avrebbe più volte maltrattata e sottoposta a violenze.





