L'arte bianca
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affidato
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CROTONE La gestione dei lavori di riqualificazione nell’area dell’ex piscina Coni finisce nuovamente al centro dell’attività istituzionale e politica del comune di Crotone. Giuseppe Trocino, consigliere comunale del gruppo «Per la nostra Crotone», ha infatti depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al sindaco e agli assessori competenti nel merito. Al centro dell’atto ispettivo figurano la sicurezza dei cittadini, la tutela della salute pubblica e la corretta gestione delle risorse economiche dell’Ente.

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Le criticità ambientali e la rimozione dell’amianto

La vicenda prende le mosse dalle operazioni svolte sul Molo Sanità, da cui sono stati estratti circa 4.300 metri cubi di materiale, successivamente trasferiti presso l’area comunale di via Giuseppe Di Vittorio. La zona individuata ospita un impianto sportivo di calcio a 5 correntemente utilizzato dai residenti del quartiere

L’attenzione si concentra primariamente sugli aspetti sanitari legati alla bonifica preliminare. «La preoccupazione principale - spiega Trocino - è, e rimane, la protezione della salute pubblica. Dal Piano di lavoro ufficialmente trasmesso allo Spisal dell’Asp di Crotone dalla ditta sub-appaltatrice emerge infatti che, all’interno delle strutture dell’ex piscina Coni prima della loro demolizione, è stata accertata la presenza di 500 chilogrammi di materiali contenenti amianto (Eternit), dichiarati dagli stessi tecnici "in cattivo stato" e successivamente avviati a rimozione» dichiara Trocino nell’atto.

Il consigliere sollecita pertanto riscontri analitici precisi sui controlli effettuati: «Con l’interrogazione ho chiesto di sapere se siano stati eseguiti idonei campionamenti aerometrici ed analisi analitiche specifiche (tramite Mocf o Sem) durante e dopo i lavori di bonifica per escludere la presenza di fibre aerodisperse, e quali garanzie ufficiali di decontaminazione siano state rilasciate prima di depositare 4.300 metri cubi di materiale proprio nell’area che ospita il campetto di calcio in via Giuseppe Di Vittorio».

La classificazione giuridica dei materiali stoccati

Oltre ai profili ambientali, l’interrogazione affronta la regolarità amministrativa del deposito temporaneo. Secondo la Dichiarazione di utilizzo (Dua) inoltrata ad Arpacal dal settore Ambiente, l’accumulo doveva stazionare nell’area di via Giuseppe Di Vittorio come «sottoprodotto» entro il termine perentorio del 31 dicembre 2025.

Decorsa tale data senza formali proroghe, la natura giuridica del materiale subisce una variazione sostanziale, come evidenziato dal testo del documento: «Il persistere di questo ingente volume sul suolo pubblico di via Giuseppe Di Vittorio rischia così di integrare un deposito incontrollato di rifiuti: una situazione in palese contrasto sia con le analisi di laboratorio che qualificavano la matrice come "Rifiuto speciale non pericoloso" (Cer 17 05 04), sia con i progetti di demolizione esecutivi dell’Ente (Tavole 1 e 4) che prevedevano la macinazione in loco delle strutture in cemento armato».

L'eventuale riclassificazione dei volumi in rifiuto comporta implicazioni dirette di carattere finanziario e logistico per l'amministrazione cittadina.

Oneri finanziari, responsabilità e tempistiche dei cantieri

Gli aspetti contabili e le responsabilità procedurali costituiscono l’ulteriore nucleo del quesito formulato da Trocino: «Alla luce di ciò, quando verranno liberati i campetti di via Giuseppe Di Vittorio e chi pagherà l’eventuale smaltimento straordinario in discarica dei 4.300 metri cubi di materiale come rifiuto: il Comune o l’impresa? Ho chiesto di sapere se il Comune intenda attivare immediatamente le procedure di addebito in danno o azione di rivalsa verso i soggetti (tecnici, dirigenti, progettisti o imprese) le cui omissioni o errori procedurali hanno causato il blocco dei lavori, i ritardi nella consegna dell’opera, i contenziosi ed il declassamento del materiale in rifiuto».

La presa di posizione del rappresentante d'opposizione si conclude con un richiamo al cronoprogramma complessivo dell'opera di riqualificazione: «Una serie di quesiti dovuti ed urgenti, soprattutto considerando che, al netto dei tagli di nastro e delle inaugurazioni in pompa magna dell’Amministrazione sui vari stati d’avanzamento, l’opera sconta ritardi ingiustificati e i lavori non risultano ancora completati».

Spetta ora all’Amministrazione comunale fornire le risposte tecniche e amministrative sollecitate per chiarire la regolarità delle procedure adottate e i tempi di ripristino dell'area sportiva.

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