Provincia di Crotone prima per blackout: reti fragili e tagli al personale
Lo studio del Sole 24 ore fotografa i pesanti disservizi che colpiscono cittadini e imprese. Le denunce dei sindaci e l'allarme dei sindacati sulle carenze operative
CROTONE La provincia di Crotone ultima nelle graduatorie dei servizi e qualità della vita, conquista il primo posto nelle interruzioni dell’energia elettrica all’utenza civile e alle imprese. Lo dice uno studio redatto dal Sole 24 ore relativo ai disservizi nelle case dei cittadini e anche per le imprese. Ovviamente i dati utilizzati dal giornale di Confindustria sono quelli che nel 2025 sono stati forniti dai diversi distributori di energia elettrica.
Questi dati dicono che rispetto anche al resto della Calabria, nella provincia di Crotone si registra un disservizio con oltre una frequenza media di 8 interruzioni (lunghe e brevi) senza preavviso per utente sia cittadino che imprese. C’è da dire che i sindaci non sono rimasti in silenzio di fronte ai disagi dei cittadini e spesso i blackout non sono stati vissuti in silenzio.
Le proteste sul territorio
Ci sono state denunce e proteste come quelle che hanno riguardato l’interruzione di energia a Cirò Marina nel 2024: la più lunga che si è verificata durante l’estate di due anni fa. Il Sole 24 ore ha fornito i dati del 2025, ma anche quest’anno sin dall’inizio della stagione balneare che registra l’arrivo nella provincia di Crotone di tanti vacanzieri, i disagi sono arrivati con una puntualità da fare invidia agli orologi svizzeri.
Il 21 luglio scorso il buco dell’interruzione dell’energia elettrica ha colpito il Comune di Melissa. Un disservizio che ha costretto il sindaco Luca Mauro a prendere carta e penna e inviare una diffida al distributore di energia elettrica «E-distribuzione», gruppo Enel. Mauro ha chiesto anche l’intervento della Prefettura di Crotone e del Comando carabinieri di Melissa, sottolineando che nel suo Comune cittadini e imprese sono costretti a subire continue e lunghe interruzioni dell’energia elettrica.
L'impatto sul turismo
I disservizi, in territori comunali qual è anche Melissa (Torre Melissa), hanno ricadute negative anche sulle strutture turistiche che svolgono gran parte delle proprie attività con l’arrivo della stagione estiva. I sindacati di categoria hanno più volte chiesto un potenziamento dei presidi e del personale dipendente, ma le richieste sono cadute nel vuoto.
Un impegno in tal senso avrebbe sicuramente avuto un impatto positivo sulla possibilità di ridurre i disservizi e invece di potenziare si sono impugnate le cesoie e sono stati prodotti tagli ai presidi e, quindi, anche al personale. Prima di tutto si pensa a ridurre i costi, ad aumentare i guadagni e poco importa se questo si traduce in disagi per l’utenza.
La chiusura dei presidi
Fonti sindacali riferiscono che «sul territorio, negli anni il Management di E-distribuzione ha chiuso il gruppo operativo di Petilia Policastro, i nuclei operativi distaccati di Strongoli, Verzino, Isola di Capo Rizzuto e Cutro e infine gli uffici di zona di Crotone di via Mediterraneo, accorpando la gestione del personale della provincia di Crotone agli uffici dell’unità territoriale di Catanzaro».
A questo si aggiunga che «il turnover è negativo, un rapporto con molte uscite di personale e poche assunzioni che genera una contrazione del personale per l’aumento dei carichi di lavoro e diverse criticità aziendali, negli ultimi anni si è rischiato di perdere il know-how storico e la professionalità perché l’azienda aveva deciso di attuare la strategia dell’outsourcing cioè appaltare ad imprese esterne qualunque attività anche la più semplice come il cambio contatore, da quest’anno E-distribuzione è ritornata sui propri passi ricambiando la strategia di gestione attività in insourcing usando i servizi e le risorse interne per gestire quasi tutti i lavori, ma per fare ciò bisogna adeguare il numero del personale, aprire nuove sedi e rivalutare i presidi esistenti che al momento sono solo tre, Crotone via Avogadro, Cirò Marina e Cotronei».
I rischi per i lavoratori
A pagare il prezzo dei tagli sono gli utenti e i lavoratori che sono chiamati «ad affrontare carichi di lavoro esagerati lavorando con temperature alte, percorrendo svariati chilometri per raggiungere le uniche tre sedi rimaste per approvvigionarsi dei materiali essenziali per la risoluzione dei guasti ritardando la ripresa del servizio pubblico per le enormi distanze».
Succede anche che i lavoratori sono chiamati anche ad interventi all’interno dell’area industriale del Sito di interesse nazionale, dove la presenza di veleni pericolosi e radioattivi è stata certificata ed è nota anche al ministero dell’Ambiente. Questo personale è costretto a scavare in una situazione che sembrerebbe priva di garanzie. Sempre fonti sindacali fanno sapere che E-distribuzione ha ottenuto 3,5 miliardi di euro dal Pnrr per svariati progetti dedicati alle smart grids e alla resilienza delle reti e, quindi, avrebbe dovuto mostrare maggiore attenzione per questo territorio.




