L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Della situazione del piccolo Antonio, disabile grave che non deambula e abita in una casa senza ascensore nel quartiere Fondo Gesù, si era occupato anche il questore di Crotone, Renato Pavino. A sollevare il problema era stata la mamma del piccolo. 

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Della vicenda si era occupata anche l’assessore comunale alle Politiche sociali, Maria Lucia Cosentino, che all’epoca aveva individuato una soluzione: dare un contributo economico alla famiglia per prendere in fitto una casa senza scale o con un ascensore.

La richiesta di censimento degli alloggi Erp all’Aterp

Cosentino aveva anche scritto all’Aterp del distretto di Crotone per chiedere l'avvio di un censimento degli alloggi Erp nei quali risiedono persone con gravi difficoltà di movimenti aggravati dalla presenza di barriere architettoniche e senza ascensori. 

L’obiettivo era quello di «acquisire un quadro aggiornato delle situazioni di maggiore criticità presenti sul territorio, così da programmare interventi mirati e individuare, nel rispetto delle competenze istituzionali e delle risorse disponibili, le soluzioni più idonee a garantire una migliore qualità della vita alle persone interessate».

L’ipotesi dell’ascensore e il contributo economico del Comune

L’idea era quella di trovare una soluzione per i casi più gravi, come quelli del piccolo Antonio costretto a vivere la sua mobilità su una carrozzella a causa delle barriere architettoniche. 

La soluzione più semplice sarebbe stata quella di dotare la palazzina di un ascensore. Un intervento ritenuto impossibile, che la mamma di Antonio oggi contesta. La soluzione scelta dal Comune era quella dell’aiuto economico quale contributo per affittare una casa senza barriere.

Il fallimento dell'iniziativa e i messaggi social della famiglia

La strada dell’aiuto era stata indicata perché la famiglia del bimbo non avrebbe la disponibilità economica per provvedere in proprio ad un fitto mensile esoso. Lo scorso mese di luglio la mamma di Antonio aveva già denunciato il fallimento dell’iniziativa annunciata dall’amministrazione comunale. A luglio la disponibilità dell’alloggio non c’era ancora.

In un messaggio su Facebook che veniva attribuito alla mamma del piccolo Antonio si leggeva: «Consiglio di rilasciare le giuste informazioni! Il Comune contribuirà all’affitto sempre che riusciamo a trovare una casa in affitto per adesso non è cambiato nulla!!!».

Il video di denuncia: quattro rampe di scale per andare a scuola

Oggi la mamma disperata ha pubblicato un video con audio dove è visibile la fatica che, quotidianamente, deve fare per portare a scuola il bambino. Quattro rampe di scale strette da scendere con la carrozzina. Il video con Antonio si ferma sul pianerottolo dell’uscita, poi riprende con la mamma che racconta delle difficoltà che deve affrontare per garantire al piccolo Antonio il diritto allo studio.

La nuova videata inizia con l’affermazione: «Non è cambiato nulla, perché a tutt’oggi noi siamo fermi in quella casa in quelle condizioni». Segue un rilievo critico nei confronti dell’amministrazione comunale che accusa di «non svolgere il proprio lavoro e non dare diritti al bambino».

L’appello disperato al Comune e la richiesta di aiuto

«Le ho provate tutte – sottolinea la mamma – nessuno affitta case e non c’è nessun aiuto per fare scendere Antonio dalle scale. Voglio sapere una madre che deve fare per garantire al figlio di andare a scuola e uscire». E ancora: «Voglio sapere queste persone che avete votato voi, la maggioranza di voi, quando si alzano la mattina che cosa fanno».

Una denuncia amara di una mamma che non ce la fa più fisicamente a gestire una situazione complicata. Una mamma lasciata sola ad occuparsi di un bambino che ha il diritto di vivere e andare a scuola. Un grido di dolore affidato ai social.

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