L'arte bianca
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CATANZARO La Direzione investigativa antimafia ha sequestrato beni per circa cinque milioni di euro a un imprenditore di Mandatoriccio (Cosenza), Mario Lavorato, 70 anni, attivo nei settori della distribuzione di prodotti tipici e turistico-alberghiero.

Lavorato, già coinvolto nell'operazione Stige della Dda di Catanzaro, era stato condannato in via definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso a seguito della sentenza della Corte di cassazione del 5 giugno 2024.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori l'imprenditore era una figura di riferimento per le cosche Farao-Marincola di Cirò Marina, nel Crotonese. Gli atti d'inchiesta gli attribuiscono un ruolo nel supporto alle attività estorsive e nel reimpiego di capitali illeciti nel settore immobiliare, attraverso compagini aziendali utilizzate per favorire l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico, con proiezioni anche in Germania.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro - Sezione misure di prevenzione, scaturisce dagli accertamenti economico-patrimoniali disposti congiuntamente dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e dal direttore della Dia.

Gli approfondimenti investigativi, infatti, hanno permesso di individuare asset patrimoniali intestati o riconducibili all'imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o reimpiego delle stesse, evidenziando una sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati. Nello specifico il sequestro ha riguardato un'attività d'impresa, due quote societarie, quattro immobili, cinque beni mobili e sei rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in quasi cinque milioni di euro.

La organicitdi Levato alla potente cosca cirotana è emersa nitidamente dagli atti dell'inchiesta della Dda di Catanzaro "Stige" che ha portato all'arresto e alla condanna di decine di affiliati e soprattutto fatto luce sulla pervasività dell'organizzazione operativa nel territorio ricompreso fra i comuni di Cirò Marina, Cirò, Cariati, Torretta di Crucoli, Strongoli, Casabona, con diramazioni in Germania nel territorio dell'Assia e in Stoccarda.

Il suo ruolo era quello di imporre ai ristoratori italiani, calabresi e cirotani in Germania, di rifornirsi di prodotti vinicoli obbligatoriamente dall'azienda "Cav. Malena Pasquale srl" attraverso la quale faceva affari la cosca Farao. L'imprenditore del clan poteva godere di una consolidata influenza, in Germania, specie nel settore della ristorazione ed in particolare nelle zone di Francoforte ed Offenbach e nel Land del Baden Wurttemberg.

Secondo quanto emerge dagli atti, Lavorato era stato promotore di un'associazione che riuniva più ristoratori italiani in Germania, la Armig (Associazione ristoratori mandatoriccesi in Germania), mediante la quale avveniva la distribuzione di più prodotti e beni di imprese controllate e riconducibili alla cosca di Cirò.

Sul conto dell'operato di Lavorato in favore della criminalità organizzata cirotana, ed in particolaree di come lo stesso fosse considerato un forte punto di appoggio in Germania sono state raccolte più dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Che Lavorato fosse il punto di riferimento della cosca in territorio tedesco è emerso dalle stesse parole dell'uomo intercettato dagli inquirenti.

In una conversazione captata nella sua autovettura, l'uomo, parlando con altri affiliati, esaltava la sua vicinanza alla famiglia Farao e il suo impegno, in prima persona, nella commercializzazione dei prodotti alimentari esportati in Germania dalla cosca. L'imprenditore, poi, era arrivando ad affermare che sarebbe stato disposto a fare il carcere pur di non tradire la fiducia accordatagli dai Farao.

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