Da Reggio ai vertici dell'antimafia: Lombardo nuovo procuratore aggiunto
Il plenum del Csm lo ha votato all'unanimità nella Direzione nazionale antimafia, premiando così decenni di inchieste ad alto rischio del magistrato di Monasterace
REGGIO DI CALABRIA Giuseppe Lombardo, 56 anni, già procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, è stato nominato dal plenum del Csm, senza voti contrari, procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo, confermando l'indicazione unanime della Quinta commissione lo scorso mese di agosto.
Origini e carriera in magistratura
Originario di Monasterace, nella Locride, Giuseppe Lombardo è entrato in magistratura nel 1997, ricoprendo come primo incarico la funzione di sostituto procuratore presso il Tribunale di Vibo Valentia dal 1999 al 2006. Dal 2006, il trasferimento alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria dove, dal 2017 viene nominato procuratore aggiunto.
Riconoscimenti e profilo professionale
Il plenum del Csm ha riconosciuto a Lombardo «un solido percorso professionale, una specifica e non comune esperienza requirente in indagini per fatti di criminalità organizzata». Giuseppe Lombardo, infatti, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta e ha seguito alcune delle più rilevanti indagini sulle cosche calabresi, coordinando anche la cattura di uno dei boss più noti della ‘ndrangheta reggina come Pasquale Condello detto il «supremo».
Indagini e il processo 'Ndrangheta stragista
Oltre ad avere curato delicate indagini sui rapporti tra massoneria deviata, criminalità organizzata e i cosiddetti «colletti bianchi», Giuseppe Lombardo ha rappresentato la pubblica accusa nel processo 'ndrangheta stragista, con le condanne all'ergastolo del boss di cosa nostra del mandamento di Brancaccio, Giuseppe Graviano, e di Rocco Santo Filippone, indicato agli inquirenti come il boss della ‘ndrangheta di Melicucco, centro agricolo della piana di Gioia Tauro, imputati per l'omicidio dei carabinieri Antonio Fava e Vincenzo Garofalo trucidati il 18 gennaio 1994 nei pressi dello svincolo autostradale di Scilla, uno dei tasselli dello «stragismo» innescato dal boss Totò Riina, un patto tra cosa nostra e ‘ndrangheta per condizionare l'azione repressiva dello Stato contro la grande criminalità organizzata.


