L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Un successo che ha il sapore dell’impresa, ma che porta con sé il retrogusto amaro di una battaglia combattuta non solo sul rettangolo di gioco, ma anche contro l'indifferenza istituzionale. Il Papanice Calcio, all'indomani del raggiungimento del proprio obiettivo stagionale, la promozione in Prima categoria, ha diffuso un comunicato stampa al vetriolo che trasforma i festeggiamenti in un atto d'accusa formale verso l'amministrazione comunale di Crotone.

Il miracolo sportivo e il «grazie» ai protagonisti

La nota si apre con il dovuto riconoscimento a chi ha reso possibile il sogno. Un elogio a 360 gradi che coinvolge i calciatori, definiti come «ragazzi che hanno dato il cuore, che hanno combattuto su ogni pallone, che hanno rappresentato questi colori con orgoglio, sacrificio e appartenenza».

Un ringraziamento speciale viene rivolto allo staff tecnico e al mister, «guida e punto di riferimento, capace di tenere unito il gruppo anche nei momenti più difficili», oltre a una dirigenza che ha lavorato nell'ombra dando «tempo, energie e cuore per portare avanti questo progetto».

L’affondo politico: «Porte chiuse e zero supporto»

Ma la festa lascia subito spazio alla denuncia. La società ha deciso di «aprire una parentesi per rispetto della verità», puntando il dito contro Palazzo di Città.

«In un anno intero siamo stati lasciati soli dall'amministrazione. Non solo: siamo arrivati all'assurdo di trovarci davanti porte chiuse, senza alcun tipo di supporto, come se questo progetto non meritasse attenzione o rispetto».

Il club rincara la dose, rispedendo al mittente eventuali passerelle politiche: «Vederci e ringraziare per un dovere politico e puramente rappresentativo ci sembra una presa in giro, perché nelle cose utili le porte sono sempre state chiuse. È arrivato il momento che i nostri amministratori – tutti compresi, nessuno escluso – si assumano le proprie responsabilità».

Il «campo di fango» e il giallo del palco

Le critiche diventano circostanziate quando si parla delle infrastrutture. Gestire il campo di Papanice è stato definito «deleterio»: una struttura descritta come «un campo fatto di fango, senza tribuna, senza luci, senza acqua per l'irrigazione».

Il club svela come la sopravvivenza stessa della struttura sia dipesa dai privati: «Abbiamo stretto i denti grazie all'aiuto della gente del paese: l'idraulico, l'elettricista, persone che con spirito di appartenenza hanno permesso di andare avanti in una struttura in condizioni inaccettabili».

L'ultimo sgarbo denunciato riguarda proprio la festa promozione. Nonostante gli accordi, il palco per la piazza non sarebbe mai stato consegnato: «La mattina stessa ci siamo ritrovati senza nulla. Il palco non è mai arrivato. Un comportamento che non va contro una società sportiva, ma contro un'intera comunità».

La forza di una comunità

Nonostante le difficoltà denunciate, emerge l'immagine di una Papanice unita e orgogliosa. Il comunicato si chiude con l'emozione per una piazza gremita, tra lacrime e messaggi giunti dai compaesani emigrati all'estero.

«Abbiamo visto persone emozionarsi, piangere, persone che nonostante difficoltà personali o di salute hanno voluto esserci. Questo è Papanice. Perché questo paese merita, e lo ha dimostrato ancora una volta con i fatti».


 

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