Immigrazione a Crotone, De Lucia: «Superare la paura con la conoscenza»
Di fronte alle crescenti tensioni e al degrado in città, il responsabile Immigrazione di Legacoop invita alla calma e sollecita solidarietà, integrazione e pragmatismo
CROTONE In un clima cittadino segnato da crescenti tensioni e da episodi di intolleranza legati alle precarie condizioni di accoglienza e al degrado urbano, la nota diffusa dal responsabile Immigrazione di Legacoop Calabria, Pino De Lucia Lumeno, propone una lettura del fenomeno orientata all'organizzazione e al pragmatismo, ponendosi in controtendenza rispetto alle reazioni emotive e ai toni xenofobi emersi negli ultimi tempi a Crotone.
L'analisi della presenza in città
Il rappresentante di Legacoop Calabria esordisce rilevando la presenza visibile di persone in stato di marginalità nei diversi punti del territorio cittadino e le ripercussioni emotive sulla popolazione. «In questi ultimi mesi, camminando per le strade di Crotone, è impossibile non accorgersi di un cambiamento. Decine di persone vivono accampate in condizioni precarie in vari punti della città, cercando un riparo dal clima e un posto dove semplicemente sopravvivere. È una situazione visibile, che inevitabilmente suscita tra i cittadini emozioni numerose e contrastanti: preoccupazione per il decoro urbano, timore per la sicurezza, ma anche una profonda e umana stretta al cuore davanti a tanta sofferenza».
De Lucia Lumeno affronta quindi la questione del senso di insicurezza, individuando nella trasparenza lo strumento principale per superare le reazioni d'impatto. «La tentazione di cedere alla paura o alla rabbia è forte, soprattutto quando si ha l'impressione che la situazione stia sfuggendo di mano. Ma la paura si sconfigge solo in un modo: con la conoscenza, la trasparenza e la consapevolezza che la nostra città non è abbandonata a se stessa».
Il ruolo della rete di assistenza e il quadro normativo
Nel testo si evidenzia come sul territorio operi una struttura coordinata tra istituzioni pubbliche e Terzo settore, condizionata tuttavia dai recenti mutamenti legislativi. «Ciò che spesso non si vede, dietro la superficie di questa emergenza, è il lavoro instancabile e silenzioso di una rete formata dai Servizi sociali del Comune e dagli enti del Terzo settore (tra cui la Rete Sai del Comune e la Rete Sai della Provincia, il Camper della speranza e la Caritas Diocesana attraverso il dormitorio e la mensa Padre Pio). Non siamo di fronte a un caos ingovernabile, ma agli effetti concreti di politiche e leggi europee e nazionali sempre più restrittive – come il recente impianto normativo europeo e le conseguenze del Decreto Cutro – che hanno tolto certezze a chi fugge da contesti di grave instabilità politica, riducendo drasticamente le possibilità di accoglienza regolare nei progetti Sai per i richiedenti asilo».
Il responsabile segnala l'attività continua svolta dagli operatori sociali per garantire assistenza di base e orientamento burocratico. «Nonostante queste difficoltà legislative, a Crotone i professionisti, i volontari dell'accoglienza e i mediatori culturali sono sul campo ogni giorno. Monitorano le strade, individuano le persone più vulnerabili e cercano soluzioni concrete. Durante le giornate più difficili, le sedi delle organizzazioni del terzo settore sono rimaste aperte per garantire non solo assistenza burocratica o legale, ma per dare un momento di normalità, dignità e umanità a chi ha perso tutto».
Sicurezza, decoro e integrazione
La riflessione prosegue con la tesi secondo cui la gestione attiva dell'accoglienza rappresenti un elemento di tutela per l'intera collettività locale. «Dobbiamo guardare la realtà con pragmatismo: sostenere i percorsi di accoglienza e integrazione non è un favore fatto "a loro", ma un beneficio per tutta la comunità di Crotone. Lasciare che le persone rimangano ai margini, invisibili e senza diritti, è ciò che crea degrado e insicurezza. Al contrario, mapparne i bisogni, offrire un riparo e supportare il lavoro di chi opera e media sul territorio è l'unico modo reale per garantire il decoro delle nostre strade e la serenità di tutti i residenti».
A supporto di tale impostazione, viene citata una dichiarazione diffusa dalla Cooperativa Agorà Kroton. «Come ha giustamente ricordato la Cooperativa Agorà Kroton in una recente riflessione, "la migrazione è una condizione, non uno status". Prima di ogni etichetta c’è sempre una persona, con i suoi sogni e i suoi bisogni. Esattamente come ognuno di noi».
L'appello alla comunità cittadina
In conclusione, la nota richiama la tradizione storica dell'accoglienza a Crotone e invita a richiedere gli strumenti di gestione agli enti preposti anziché cedere a narrazioni d'ansia. «Crotone ha una storia millenaria e profonda legata all'accoglienza e alla solidarietà. Le leggi cambiano e i flussi geopolitici globali continueranno a muoversi, ma la risposta locale della nostra comunità può rimanere una certezza».
L'intervento si chiude ribadendo la correlazione tra tutela delle fasce deboli e sicurezza collettiva. «La serenità della nostra popolazione non si costruisce alzando steccati invisibili tra "noi" e "loro", né lasciandosi trasportare da slogan che alimentano l'ansia. Si costruisce appoggiando chi lavora ogni giorno sul campo per governare il fenomeno, pretendendo dalle istituzioni superiori gli strumenti per gestire il territorio e riscoprendo, come comunità unita, l'orgoglio di essere una città che non lascia indietro nessuno. Perché una città capace di proteggere i più deboli è, per sua natura, una città più sicura e serena per tutti».


