La denuncia del prof sui social: controlli di polizia prima dello sciopero
Le parole del docente Pino Morrone del Liceo classico Pitagora di Crotone accendono i riflettori su quanto accaduto all'interno dell'istituto in vista della mobilitazione del 30 ottobre

CROTONE Un caso destinato a far discutere scuote il Liceo classico Pitagora di Crotone a poche ore dallo sciopero generale del 30 ottobre. A denunciare pubblicamente l'accaduto, attraverso un dettagliato intervento condiviso sui canali social, è il professore Pino Morrone, docente dell'istituto, che ha raccontato la presenza delle forze dell'ordine nei locali scolastici per raccogliere informazioni sulle intenzioni di adesione degli studenti.
Le dichiarazioni del professore Pino Morrone
Nel suo messaggio reso pubblico in queste ore, il docente esprime lo sconcerto provato di fronte a un episodio ritenuto inedito nella sua carriera scolastica:
«In questi anni di insegnamento non mi era mai capitato di assistere a una cosa del genere: vedere agenti in divisa entrare a scuola per chiedere informazioni sugli studenti e sullo sciopero del prossimo 30 ottobre», afferma Morrone.
«Certi gesti sono eloquenti e portano con sé significati sottesi impossibili da ignorare. Al di là della legittimità formale o delle esigenze di ordine pubblico, ciò che lascia un'amarezza profonda in noi docenti è il messaggio implicito che arriva ai ragazzi», prosegue il professore del Pitagora.
I rischi per la crescita democratica dei giovani
Al centro della riflessione affidata alla rete dal docente vi è soprattutto il potenziale impatto pedagogico che simili verifiche possono generare nel percorso formativo degli studenti.
«Se i nostri studenti scelgono di partecipare alla mobilitazione del 30 ottobre, lo fanno per ragioni importanti, per far sentire la propria voce e per essere protagonisti di una mobilitazione che attraversa tutto il Paese», osserva Morrone. «La scuola deve rimanere la palestra in cui imparano a esercitare il pensiero critico, a decidere e a prendersi la responsabilità delle proprie scelte senza la sensazione di essere "osservati"».
«Un gesto del genere rischia di ferire la sensibilità dei giovani e di distorcere la percezione che hanno dei loro diritti fondamentali, facendo apparire la partecipazione al dissenso come qualcosa da monitorare con sospetto. Se a scuola i ragazzi imparano a temere l'impegno civile e a dubitare della legittimità delle proprie decisioni, difficilmente domani saranno cittadini liberi e consapevoli. Quando viene meno questo clima di fiducia, a perdere non è solo il corpo docente, ma il senso stesso della democrazia», conclude Morrone.



