Paradosso Crotone tra giovani che "fuggono" e altri che creano imprese
La ricerca del Sole 24 Ore fotografa una provincia agli ultimi posti per lavoro e cultura, dove però la forza dei legami famigliari e sociali supplisce allo Stato
CROTONE Ci sono territori dai quali i giovani partono perché attratti da un altrove che promette di più. Ve ne sono altri dai quali si parte per una ragione più semplice e più grave: perché il loro presente non sostiene più la speranza del futuro. La provincia di Crotone appartiene a questa seconda categoria.
L'indagine sulla qualità della vita dei giovani del Sole 24 Ore-Lab24 restituisce un quadro che, a una prima lettura, sembrerebbe persino scontato, quasi una conferma di ciò che da anni si ripete sul territorio crotonese. La provincia di Crotone occupa infatti le ultime posizioni della classifica nazionale.
La crisi del lavoro e l'esodo dei giovani
La disoccupazione giovanile raggiunge numeri impressionanti, ben oltre la media italiana. Le trasformazioni dei contratti a tempo indeterminato sono quasi inesistenti. Un giovane su tre è un Neet (non studia e non lavora). I laureati sono pochi e coloro che conseguono un titolo universitario spesso affidano al treno, all'autostrada o all'aereo il completamento della propria formazione. Si potrebbe pensare a un territorio sconfitto. Sarebbe però un giudizio frettoloso.
L'anomalia: l'alto tasso di imprenditorialità e partecipazione
Accade, in questa provincia estrema del Mezzogiorno, qualcosa che le statistiche registrano senza riuscire completamente a spiegare. Un piccolo mistero dei numeri, delle interpretazioni e, talvolta, della stessa politica. I giovani continuano a creare imprese. La provincia di Crotone occupa il terzo posto nazionale per imprenditorialità giovanile. I giovani che lavorano dichiarano livelli di soddisfazione superiori alla media italiana e gli amministratori comunali sotto i quarant'anni rappresentano oltre un terzo del totale.
Assumere sé stessi per conquistare l'autonomia
Questi dati impongono una lettura più approfondita. Se il lavoro manca, perché tanti giovani aprono un'impresa? Forse la risposta risiede nella natura della nostra società meridionale. Qui l'impresa non nasce sempre dal capitale. Talvolta nasce dalla sua assenza. Quando il mercato non assume, il giovane prova ad assumere se stesso. L'attività economica diventa una forma di autonomia e di libertà. Non sempre produce ricchezza, ma produce responsabilità e indipendenza.
Il valore umano del lavoro e della politica locale
Anche il lavoro conserva un significato che altrove si è attenuato. Rappresenta riconoscimento, appartenenza e possibilità di essere utili. Le piccole dimensioni delle imprese mantengono relazioni personali che nelle economie più grandi si sono dissolte. La partecipazione politica segue una logica simile. Nei piccoli comuni il consigliere comunale è il professionista conosciuto, il vicino di casa, il compagno di scuola. La politica locale rimane uno dei pochi luoghi nei quali un giovane può ancora esercitare una partecipazione attiva alla vita pubblica.
La vera emergenza è la povertà educativa
Tuttavia, accanto alla fragilità economica emerge una fragilità ancora più profonda: quella educativa. Quasi un terzo della popolazione possiede un livello di istruzione basso. La percentuale di laureati è tra le più basse del Paese. Vi è dunque una disastrosa dispersione di capitale umano. Ed è probabilmente questa la vera emergenza della provincia di Crotone. I giovani più preparati partono e molti non ritornano, portando via competenze, relazioni ed energie. La provincia forma i propri giovani ma fatica a trattenerli.
La forza del capitale sociale e dei legami famigliari
Vi è però un dato che meriterebbe maggiore attenzione: l'ottantaquattro per cento dei cittadini dichiara di avere qualcuno sul quale poter contare (il secondo dato d'Italia). In un Paese che conosce sempre più la solitudine, questa percentuale appare quasi inattuale. In luoghi dove le istituzioni erano deboli, la famiglia, il vicinato e l'amicizia hanno svolto una funzione di protezione. Il nucleo familiare continua a essere una piccola istituzione sociale: i genitori sostengono i figli più a lungo, i nonni partecipano alla crescita dei nipoti e il numero dei matrimoni rimane superiore alla media nazionale.
La cultura della supplenza famigliare e lo Stato distante
La famiglia conserva una centralità profonda. Gli affetti precedono talvolta le certezze materiali. Anche questo dato, tuttavia, contiene una contraddizione. La società produce ancora relazioni forti, mentre le istituzioni faticano a sostenerle. La famiglia supplisce al lavoro che manca; la comunità supplisce a uno Stato che spesso appare distante. Il capitale sociale continua a compensare il sistema pubblico ed economico, ma nessuna società può vivere indefinitamente di supplenze.
Il tempo libero e la "geografia dell'assenza"
Qui emerge la responsabilità più evidente. La provincia occupa le ultime posizioni nazionali per aree sportive, servizi del tempo libero e occasioni culturali. I servizi di prossimità sono limitati e l'offerta culturale appare debole. Spesso la politica amministra a malapena l’ordinario, spacciandolo per straordinario, mentre il tempo libero finisce per diventare una geografia dell'assenza: pochi spazi nei quali i giovani possano riconoscersi. Persino il costo basso delle case racconta una domanda debole e un mercato che fatica ad attrarre persone.
Il paradosso crotonese: legami forti senza opportunità
Il saldo migratorio continua a essere negativo. Partono i laureati, le competenze, le aspirazioni. E tuttavia il paradosso rimane: si vive in una comunità che conserva i legami ma che ha smarrito le occasioni. Si possiedono relazioni ma mancano le opportunità. La provincia di Crotone è un luogo nel quale i diritti arrivano in ritardo e nel quale le comunità devono rimediare alle insufficienze della macchina pubblica.
Conclusioni: restituire la capacità di immaginare il futuro
I dati non raccontano soltanto una crisi, raccontano una contraddizione: da una parte la povertà educativa e l'impoverimento culturale, dall'altra la fiducia e la famiglia. La società ha resistito più a lungo della sua economia, ma per quanto tempo potrà farlo? Una società non sopravvive all'assenza di prospettive. I giovani che partono non cercano solo un salario, rivendicano una dignità. La politica dovrebbe tornare a restituire ai luoghi la capacità di promettere e alle istituzioni il dovere di mantenere. Perché i territori non muoiono quando perdono gli abitanti, ma quando i loro figli smettono di immaginarvi il proprio futuro.

