Il "prezzo" del silenzio sulla discarica di Tufolo-Farina: costa troppo
Mancano all'appello 28 milioni di euro per disinnescare la bomba ecologica che da 26 anni minaccia la città, tra fumarole tossiche e il mutismo del Comune
CROTONE Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso l'allora parlamentare dei Verdi, il calabrese Italo Reale, venne a Crotone e disse che la discarica dismessa di Tufolo-Farina era una bomba ecologica a cielo aperto, che poteva deflagrare in qualsiasi momento e fare una strage. Reale parlava con dati alla mano e chiedeva un immediato intervento per bonificare quell'area, che rientra nel Sito di interesse nazionale delimitato dal ministero dell'Ambiente.
Sono trascorsi 26 anni e, a parte le tante chiacchiere, non è stato fatto nulla per risolvere il problema. In quella discarica sono stati conferiti i Rifiuti solidi urbani (Rsu) tal quali prodotti dai crotonesi, ma anche tutto ciò che è stato raccolto in seguito alla gravissima alluvione del 14 ottobre del 1996, che ha provocato la morte di sei giovani e ha messo in ginocchio la città.
I veleni e i costi della bonifica
Nella discarica, insomma, ci sono scorie industriali che l'acqua aveva portato alla luce. Ci sarebbe necessità, come d'altronde ha certificato il ministero dell'Ambiente a più riprese, di un intervento di bonifica per disinnescare la bomba di cui parlava, con cognizione di causa, Italo Reale più di 26 anni fa. Sull'intervento di bonifica alla discarica di Farina si sono scritti centinaia di articoli di giornali.
Aria fritta, perché quella collina artificiale fatta da chissà quali veleni è sempre lì e spesso è anche interessata da combustioni. Sono infatti visibili in più punti «fumarole» simili a quelle dei vulcani che, con molta probabilità, immettono veleni nell'area della città. Dopo anni di dibattito e di parole inutili si è scoperto che la bonifica non si fa per soldi. Ci vorrebbero oltre 33 milioni di euro (questa la cifra ipotizzata) e al momento ne sono disponibili solo una cinquina.
Il silenzio delle istituzioni
All'appello mancano 28 milioni di euro. Il dato economico è stato certificato, lo scorso 12 maggio, dal ministero dell'Ambiente e precisamente dal vicario del direttore generale Pietro Cucumile. La cosa grave è che il Comune di Crotone non ha informato i cittadini sulla situazione che si è venuta a creare.
Se fosse stato fatto un intervento per la sostituzione di un tubo o la piantumazione di un albero saremmo stati messi al corrente della situazione nei minimi particolari. Quando si realizzano piccole cose tutti si mettono in prima fila ad esprimere soddisfazione e plauso, quando invece ci sono da comunicare notizie sgradevoli si utilizza il tappetino per nascondere la «polvere».




