Operazione "Desert Storm": la Cassazione annulla con rinvio per Frustillo
L'inchiesta sul clan di Cirò Marina contava 13 arresti e ben 230 capi di imputazione per armi e droga. La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa

ROMA Con una decisione pronunciata il 23 luglio 2026, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio, per un nuovo esame, l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva confermato la misura della custodia cautelare nei confronti di Luca Frustillo (40 anni), indagato nell'ambito della nota operazione denominata "Desert Storm".
L'operazione del febbraio 2026 e la struttura del clan
Le misure cautelari erano state eseguite all'alba del 25 febbraio 2026, nell'ambito di un'articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro (Dda) e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone. La maxi-inchiesta aveva portato all'arresto di 13 persone — 10 in carcere e 3 ai domiciliari — delineando ben 230 capi di imputazione che spaziavano dal narcotraffico alla detenzione di armi clandestine.
Secondo l'ipotesi accusatoria della Procura, gli indagati avrebbero fatto parte di una complessa struttura gerarchicamente organizzata dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina e marijuana) nell'area territoriale di Cirò e Cirò Marina. Una consorteria ritenuta dagli inquirenti saldamente collegata alla storica cosca di 'ndrangheta Farao-Marincola.
I ruoli e i nomi dell'inchiesta
Il provvedimento restrittivo di febbraio aveva condotto in carcere dieci soggetti ritenuti centrali nelle dinamiche del gruppo criminale: Basilio Paletta (50 anni), considerato dagli investigatori una figura di vertice, affiancato dallo stesso Luca Frustillo, Cataldo Cozza (46), Antonio Aloisio (41), Salvatore Arabia (33), Alessandro Giglio (37), Carmine Graziano (26), Mario Morrone (49), Antonio Murano (50) e Gaetano Potenza (33). Per altri tre indagati — Domenico Pio Aloisio (23), Antony Dell'Aquila (23) e Sante Morrone (43) — il giudice per le indagini preliminari aveva invece disposto la misura degli arresti domiciliari.
L'attività investigativa si era avvalsa in modo determinante delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Gaetano Aloe. Le rivelazioni avevano permesso di documentare il controllo capillare esercitato sul territorio, che arrivava a imporre ai pusher locali il divieto assoluto di rifornirsi in piazze esterne come quella di Crotone. Chi trasgrediva veniva punito con violenti pestaggi, necessari per garantire che i proventi dello spaccio confluissero esclusivamente nella «bacinella» comune della consorteria, assicurando così la stabilità economica del clan.
La posizione della difesa e la decisione della Suprema Corte
Il nuovo provvedimento della Suprema Corte rimette ora in discussione i presupposti applicativi della misura restrittiva a carico di Frustillo. A commentare l'esito del ricorso è il suo difensore, l'avvocato Luca Cianferoni del Foro di Roma, che assiste il ricorrente con la collaborazione attiva degli avvocati Mara Campagnolo e Antonio Papalia.
«Si tratta di una decisione che ha tenuto conto delle evidenti incongruenze nella costruzione accusatoria nei confronti di un ricorrente ormai da tempo estraneo a qualsiasi dinamica illecita nel territorio di Cirò».
A seguito della pronuncia degli ermellini, il procedimento tornerà ora al vaglio dei giudici del Riesame di Catanzaro per una nuova valutazione degli elementi a carico dell'indagato.







