L'arte bianca
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affidato
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Proteggere i minori dai contenuti riservati agli adulti senza compromettere la privacy di tutti gli altri utenti: è questo l'equilibrio che l'Unione Europea prova a costruire con la Raccomandazione 2026/1035, pubblicata dalla Commissione lo scorso 29 aprile e recepita di recente anche sulla Gazzetta Ufficiale italiana. 

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
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Il provvedimento affronta un nodo che riguarda trasversalmente diversi settori, dalla vendita di alcolici e tabacco fino ai contenuti pornografici, passando per un ambito già familiare a chi gioca online in Italia: il gioco d'azzardo a distanza, dove i controlli sull'età sono obbligatori da tempo ma variano ancora molto da Paese a Paese.

Un obiettivo comune per tutta l'Unione

Il punto di partenza della misura è la constatazione che, senza una cornice condivisa, ogni Stato membro finisce per adottare regole diverse, con il risultato di lasciare zone grigie che chi vuole aggirare i controlli può sfruttare. Bruxelles chiede quindi ai governi nazionali di mettere a punto, entro il 31 dicembre 2026, un sistema di verifica dell'età che possa collegarsi ai futuri portafogli digitali di identità europei oppure funzionare come app indipendente. Non si tratta di una direttiva vincolante in senso stretto, ma la Commissione pretende comunque riscontri concreti: ogni Paese dovrà comunicare come intende muoversi e aggiornare Bruxelles sui progressi compiuti.

La app presentata da von der Leyen

Intanto la Commissione aveva già messo sul tavolo uno strumento concreto: un'applicazione per la verifica dell’età, presentata in primavera dalla presidente Ursula von der Leyen, pensata per funzionare da prototipo del futuro standard europeo. Il meccanismo alla base è studiato per limitare al minimo la raccolta di dati: chi la scarica collega un documento d'identità o il passaporto, sblocca l'app con pin o riconoscimento biometrico e, da quel momento, può dimostrare di avere superato una determinata età senza che il sistema conservi traccia di nome, data di nascita o numero del documento. In pratica, la piattaforma che richiede la verifica riceve soltanto una risposta binaria (maggiorenne o meno) senza accedere a nessun altro dettaglio sull'identità della persona. Von der Leyen ha rivendicato la scelta di rendere lo strumento gratuito, open source e utilizzabile da qualunque azienda voglia integrarlo, a patto di rispettarne gli standard tecnici e di privacy in tutti i Paesi dell'Unione.

I limiti di un sistema perfettibile

Resta però un margine di aggirabilità che nessuna tecnologia può eliminare del tutto: nulla vieta, per esempio, che un maggiorenne presti temporaneamente il proprio telefono, già sbloccato e verificato, a un minore. È un limite che la stessa Commissione non nasconde, pur ritenendo che i benefici di un sistema comune superino ampiamente questa falla residua. Il valore aggiunto della proposta, più che nell'infallibilità tecnica, sta nell'aver messo tutti gli Stati membri di fronte a un riferimento condiviso, colmando un vuoto annoso. 

Così se l'obiettivo di fine 2026 verrà rispettato, l'Europa potrà contare per la prima volta su uno standard unico per proteggere i più giovani. Uno standard valido ovunque, per tutti i paesi e tutti i cittadini. 

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