"Canone Effimero" vince Radici: a Crotone il cinema crea connessioni
Il documentario dei fratelli De Serio si aggiudica il premio promosso da "E io ci sto". Da stasera al via la settima edizione del festival cinema all'Orto Tellini di Crotone
CROTONE Il mare, poi il silenzio. Nessuna voce, nessuna scritta a guidare lo sguardo dello spettatore. Solo l'immagine e, poco dopo, il suono. È così che si apre Canone Effimero, il documentario di Gianluca e Massimiliano De Serio scelto dalla giuria come vincitore di «Radici», il concorso dedicato alle opere e agli autori legati alla Calabria, promosso dall'associazione E io ci sto.
La proclamazione è arrivata ieri sera, al termine delle tre giornate dedicate ai tre documentari finalisti: Canone Effimero, The Lost Legacy of Tony Gaudio di Alessandro Nucci e Domani – Il viaggio di Maysoon Majidi di Vincenzo Caricari e Barbara Di Fabio. Tre storie differenti, accomunate dalla volontà di guardare alla Calabria attraverso la memoria, i luoghi, le persone e le identità.

A convincere la giuria è stato soprattutto il lavoro dei fratelli De Serio sulla memoria e sulle tradizioni orali. Nella motivazione ufficiale, il riconoscimento è stato assegnato per «il raffinato rigore formale e la raffinata ricerca estetica con cui la regia si fa custode attiva della memoria e delle tradizioni orali del patrimonio italiano, trasformando il sonoro e i canti polivocali nell'autentico motore narrativo del racconto».
Il legame con la tradizione e il ruolo della zampogna
Una motivazione che trova una particolare corrispondenza nella prima parte del documentario, quella dedicata alla Calabria. Il dialetto, accompagnato dai sottotitoli, lascia spazio alle voci e ai suoni, mentre la zampogna diventa molto più di un elemento della tradizione. Un aspetto sottolineato anche da Antonio Martino, presidente della giuria: «Noi l'abbiamo scelto per la parte calabrese, quindi la prima parte. Quella è, secondo me, uno dei pezzi più belli del film». Il valore dell'opera, secondo il presidente della giuria, sta anche nella capacità di soffermarsi su elementi familiari e apparentemente quotidiani, restituendo loro una storia che spesso non viene più interrogata: «Noi, per esempio, vediamo ogni estate e ogni Natale la zampogna ma non ci chiediamo qual è la storia dentro, nonostante sia uno strumento molto coinvolgente».

La rinascita del cinema calabrese e la sfida delle reti
La vittoria di Canone Effimero, però, diventa anche l'occasione per guardare oltre il singolo documentario e interrogarsi sul rapporto tra la Calabria e il cinema. «La Calabria è stata fuori dal circuito cinematografico per molti anni. Adesso, più o meno da una decina d'anni, c'è questa rinascita, questa primavera del cinema, stanno venendo fuori dei nuovi personaggi, dei nuovi registi e delle nuove registe all'interno della regione», commenta il presidente di giuria.
Una rinascita che, tuttavia, non significa ancora l'esistenza di una rete consolidata. È soprattutto nel cinema indipendente e underground che, secondo Martino, il territorio deve ancora costruire connessioni e occasioni di incontro. Ed è proprio qui che Radici prova a collocarsi. L'obiettivo per le prossime edizioni è quindi ampliare progressivamente il festival, coinvolgendo non soltanto realtà calabresi ma anche autori nazionali e artisti che abbiano lavorato sul territorio.

Crotone laboratorio culturale tra ritorni e contaminazioni
L'ambizione è fare di Crotone un punto di incontro. «Stiamo cercando di attrarre anche questi artisti che possano sapere che a Crotone si sta creando una realtà», ha detto Martino, immaginando Radici come una sorta di salotto capace di accogliere, soprattutto durante l'estate, autori provenienti da esperienze e territori differenti e di creare nuove connessioni attorno al cinema che racconta la Calabria.
Il tema delle radici, del resto, aveva attraversato la serata ancora prima della proiezione. Prima della visione, Eva Geist, dj e music producer crotonese da anni residente nel nord Europa, aveva raccontato il proprio riavvicinamento alla terra d'origine, nato dalla necessità di comprendere meglio quei suoni mediterranei che gli altri riconoscevano nella sua musica. Il suo percorso l'ha portata a confrontarsi anche con le tradizioni musicali turche e greche, ritrovando in quei suoni la «brutalità» della tarantella calabrese.

Un tema che, poche ore dopo, è tornato nelle parole di Martino. Anche lui, dopo trent'anni trascorsi a Bologna, ha scelto di tornare in Calabria. E tra gli obiettivi del progetto individua proprio la capacità di intercettare chi, dopo aver costruito il proprio percorso lontano dalla regione, decide di riportare qui esperienze, competenze e nuovi linguaggi. Non è, dunque, soltanto il ritorno geografico a essere al centro del progetto, ma la possibilità di trasformarlo in una nuova occasione di produzione e incontro.
Al via la settima edizione del festival "E io ci sto"
La prima edizione di Radici si chiude così con un vincitore, Canone Effimero, ma anche con un'ambizione più ampia: fare di Crotone non soltanto il luogo in cui il cinema arriva, ma uno spazio in cui possano incontrarsi autori, storie e percorsi diversi.

Una rete ancora da costruire, certo, ma che il festival ha scelto di iniziare a tessere proprio partendo dalle radici. Perché, come sintetizza Martino, «se lo fai qui fa la differenza».
Archiviata la parentesi di Radici, da oggi si apre invece il festival E io ci sto. La settima edizione prenderà il via il 25 agosto all'Orto Tellini e proseguirà fino al 28, con un programma che porterà a Crotone nuovi appuntamenti e ospiti.


