Pronte quattro Case di comunità su sei nel Crotonese, ma mancano i medici
Tra i ritardi del Pnrr e le polemiche politiche a Isola Capo Rizzuto, la carenza di personale rischia di dare il colpo di grazia definitivo al Sistema sanitario pubblico

CROTONE Solo quattro strutture sono pronte per ospitare le case di comunità previste per la provincia di Crotone: Cirò Marina, Crotone, Mesoraca, Verzino e Rocca di Neto. Ci sono intoppi e ritardi per la realizzazione delle strutture di Isola Capo Rizzuto e Caccuri.
La scelta dei sei centri era stata fatta dalla Conferenza provinciale dei sindaci al tempo in cui era direttore generale dell’Azienda sanitaria di Crotone il pediatra Domenico Sperlì (2021). Le strutture, tutte finanziate con fondi del Pnnr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), dovevano essere ultimate entro il 30 giugno scorso.
Tra le quattro realizzate, quella di Cirò Marina risulta la meglio attrezzata e pronta a partire anche perché è l’unica identificata come Hub dove sono previste tutte le specialistiche. Le altre tre sono identificate come Spoke.
Scontro politico a Isola Capo Rizzuto
Sui ritardi registrati ad Isola Capo Rizzuto si è scatenata una vivace polemica politica contro la maggioranza del sindaco Maria Grazia Vittimberga. L’accusa è grave: «Sono stati persi i finanziamenti del Pnrr, perché non sono stati controllati per tempo i documenti relativi alle particelle catastali dell’area Suggesaro, scelta per la realizzazione della struttura». Si è venuta a determinare una confusione totale che ha bloccato la realizzazione dell’opera.
A sostenerlo sono Partito democratico, Casa riformista, Forza Italia e Isola prima di tutto. A questi si sono aggiunti anche altre sigle politiche. Vittimberga non porge l’altra guancia e si difende. Accusa gli avversari di avere messo in atto un teatrino con il solo scopo di fare moina politica, perché «ad Isola Capo Rizzuto la casa di comunità sarà realizzata». La polemica impazza e riscalda un clima già incandescente.
Il nodo cruciale del personale
Lo stato dell’arte strutturale nella provincia di Crotone è quello sopra descritto, perché il problema vero per fare partire le case di comunità è rappresentato dalla carenza del personale medico. Mancano i medici. Al momento mancherebbero anche gli infermieri, ma il problema sarà risolto con un bando per procedere a nuove assunzioni.
La questione dei medici non è di facile soluzione. In prima battuta saranno utilizzati i medici di famiglia, ma ancora non è ben chiaro con quale soluzione temporale. In questa prima fase si tenta di tenere in servizio i medici di base sino a 73 anni. In verità c’è carenza anche di medici di famiglia per cui sono tutti massimalisti. Questi medici che hanno già in tutela 1.500 assistiti come faranno?
Tutti Mandrake, perché dovranno occuparsi degli assistiti e dovranno lavorare nelle case di continuità, che saranno aperte per 12 ore al giorno. È un problema nazionale che, nella provincia di Crotone, rappresenta la punta dell’iceberg. Da noi ci sono anche meno medici di famiglia. I medici vanno a lavorare dove vengono trattati meglio, cioè nelle regioni che offrono più garanzie.
Il rischio per la sanità pubblica
I medici di famiglia sono insufficienti e allora si è pensato di utilizzare gli ospedalieri che, tra l’altro, coprirebbero anche la specialistica. Qualcuno definisce l’operazione «le vacche di Fanfani». Gli ospedalieri sono, però, legati dal vincolo di esclusività. Un problema che il gruppo di Fi alla Camera dei deputati ha pensato di risolvere proponendo un emendamento. In questo emendamento viene riconosciuto un salario aggiuntivo a chi va a prestare la sua attività anche nelle case.
In più i medici ospedalieri potrebbero andare a lavorare con le strutture private convenzionate. Un altro attacco molto serio e pericoloso alla sanità pubblica, quella a cui si rivolge la povera gente che non ha soldi. Contro il proposito di Fi si è schierato l’Anaao-Assomed il sindacato dei dirigenti medici ospedalieri. C’è il rischio serio che le case di comunità, concepite per evitare il ricorso di massa ai pronto soccorso degli ospedali, alla fine rischiano di dare il colpo di grazia definitivo alla sanità pubblica che già arranca vistosamente.



