L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Il futuro della sanità pubblica in Calabria è lontano anni luce dai racconti che fa la politica. Un’indagine del Centro studi Anaao Assomed nazionale rappresenta plasticamente la situazione della mancanza di medici negli ospedali italiani e calabresi.

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026

Fuga di medici dagli ospedali pubblici

In particolare in Calabria, nel decennio preso in esame, «il numero di medici in servizio ha registrato un progressivo calo: da 3.734 dirigenti nel 2015 a 3.264 nel 2024 (-12,6%)». Anche l'età media dei medici che lasciano gli ospedali pubblici «è scesa di 0,9 anni per le donne (da 52,9 a 52 anni) ed è salita di 1,9 anni per gli uomini (da 55 a 56,9 anni), il valore più alto d'Italia».

Assunzioni insufficienti e saldo negativo

Le uscite dal sistema pubblico potevano e dovevano essere sostituite con le nuove assunzioni che non sono state adeguate ai bisogni: «Le assunzioni a tempo indeterminato hanno raggiunto i picchi nel 2018 e nel 2023 (332 e 335) per poi scendere a 216 nel 2024 e a 131 nel 2025; quelle a tempo determinato sono passate da 388 nel 2015 al massimo di 404 nel 2024».

Nel decennio preso in esame dal sindacato dei medici «i pensionamenti sono passati dal 3,1% del 2015 (114) al picco del 7,1% nel 2023 (241), attestandosi poi al 5,8% nel 2024 (190) e a 61 uscite nel 2025». A fare venire meno i medici negli ospedali ci sono state anche «le dimissioni volontarie, pari allo 0,4% nel 2015 (14), hanno toccato il 3% nel 2021 (106), sono scese all'1,3% nel 2024 (42) per poi quasi quadruplicare nel 2025 (155)».

Il dato definitivo del 2025 sancisce che «la Calabria registra il saldo più negativo del Paese: 316 uscite a fronte di 131 assunzioni a tempo indeterminato». Significa che il primato delle fughe dagli ospedali pubblici spetta ai medici calabresi. A questo dato, senza alcun dubbio fortemente negativo per l’utenza regionale, si aggiunge il fatto che non c’è stato equilibrio tra le uscite e nuove assunzioni.

La crisi nel Crotonese e le vertenze sindacali

Ci sono ospedali, l’esempio più vicino è quello di Crotone, dove alcuni bandi per nuove assunzioni vengono ignorati (non ci sono partecipanti). Al dato negativo delle mancate assunzioni dei nuovi medici che ignorano i bandi, a Crotone pesa anche la gestione dei rapporti tra l’Azienda sanitaria e i medici. Giusto per fare un esempio è in atto un braccio di ferro tra la direzione strategica dall’Asp e i sindacati medici sulla questione incarichi professionali.

Arrivano notizie che, proprio la mancanza di condivisione di un progetto, aveva spinto il sindacato dei medici a prospettare lo stato di agitazione. Dagli ospedali, compreso Crotone, si va via per le difficoltà che hanno i medici di avere garantita una giusta carriera. I medici che lavorano alle nostre latitudini sono sottoposti a situazioni di stress insostenibili: turni continuati, minacce da parte dell’utenza che spesso si traducono in aggressioni fisiche, non adeguato riconoscimento economico.

Fuga verso il privato e la piaga dei viaggi della speranza

Sono tutte questioni messe a fuoco dall’indagine Anaao che evidenzia come «le distribuzioni del personale sul territorio sono state a lungo erose da scelte che ne hanno ridotto la capacità e la resilienza, spostando progressivamente l'asse portante della sanità verso rotte privatistiche». Il medico che lascia l’ospedale pubblico, dove ha dovuto fare i conti con mille problemi, viene accolto dalle strutture private che lo pagano meglio e gli garantiscono spazi e tempi per garantirsi una migliore qualità della vita.

Senza correttivi adeguati la Calabria e Crotone in particolare sono destinati a perdere sempre più medici. Significa che l’utenza, per curarsi adeguatamente, dovrà pensare ai viaggi della speranza che, però, tolgono risorse alla Calabria e le trasferiscono alle regioni del Nord che hanno politici più attenti ai bisogni delle loro popolazioni.

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