L'arte bianca
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CROTONE Una posizione ferma contro la violenza di genere e un richiamo alla coerenza delle reazioni pubbliche. È quanto espresso dall'assessora alle Pari opportunità del Comune di Crotone, Dalila Venneri, all'indomani dell'arresto eseguito dalla Squadra Mobile, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura, nei confronti di un giovane accusato di violenza sessuale ai danni di una giovane turista in vacanza in città. 

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L'episodio di aggressione si sarebbe verificato lo scorso 8 agosto nei pressi di una nota discoteca del litorale crotonese al termine di una serata danzante; la vittima ha poi subito denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine, mettendo in moto l'attività investigativa. 

Nel suo intervento, l'esponente della giunta comunale ha espresso piena solidarietà alla vittima, elogiando il lavoro degli inquirenti, per poi aprire una riflessione sul dovere morale e civile di condannare con pari fermezza ogni forma di prevaricazione, senza distinzioni di contesto o di autori.

La vicinanza alla giovane e il plauso alle forze dell'ordine

L'esponente dell'esecutivo cittadino ha voluto rimarcare la vicinanza delle istituzioni locali alla ragazza che ha segnalato l'accaduto alle autorità competenti. «Di fronte alla notizia della violenza sessuale denunciata da una giovane turista a Crotone, desidero esprimere, a nome mio e dell'Amministrazione, la più sincera vicinanza e solidarietà alla ragazza che ha avuto il coraggio di denunciare quanto accaduto».

L'analisi dell'amministratrice si è focalizzata sulla gravità dell'atto e sull'importanza della rete di protezione e del sostegno concreto alle vittime a supporto di chi subisce abusi. «La violenza sessuale è una ferita profonda alla dignità, alla libertà e all'autodeterminazione di una persona. È fondamentale che chi subisce una violenza sappia di non essere solo, che possa trovare ascolto, protezione e istituzioni capaci di accompagnarlo nel percorso di denuncia e di tutela. Per questo rivolgo un ringraziamento alle forze dell'ordine e alla magistratura per il lavoro svolto».

Il rifiuto delle condanne a due velocità

Il punto centrale della riflessione dell'assessora riguarda la risposta dell'opinione pubblica e la necessità di mantenere un livello costante di sdegno, evitando indignazioni selettive di fronte a qualsiasi reato contro la persona. «C'è, però, un tema che riguarda tutti noi e che non possiamo eludere: non può esistere un'indignazione a doppia velocità. Senza utilizzare giri di parole, ieri abbiamo assistito a un effluvio di indignazione e di condanna, comprensibile e doverosa, di fronte al grave episodio che ha visto coinvolto un cittadino straniero. Quella indignazione è giusta, perché ogni episodio di violenza e ogni grave turbamento della sicurezza e della convivenza civile meritano una risposta ferma».

L'esponente della giunta ha quindi sollecitato una presa di posizione altrettanto rigorosa di fronte alla gravità di questo episodio a tutela della dignità e autodeterminazione femminile. «Ma proprio per questo, oggi, di fronte alla denuncia di una violenza sessuale ai danni di una giovane donna, mi aspetto un'indignazione altrettanto forte, anzi ancora più forte, perché siamo di fronte a una gravissima violazione della libertà, della dignità e dell'autodeterminazione di una persona. Non possiamo indignarci con forza davanti ad alcune forme di violenza e poi abbassare la voce davanti ad altre».

Il principio di responsabilità e il nodo vigilanza

La nota prosegue sottolineando come la condanna debba essere assoluta e priva di qualsiasi forma di attenuante culturale o sociale. «La condanna deve essere netta, sempre e comunque, qualunque sia il contesto e chiunque sia il presunto autore. Non devono esistere indignazioni selettive, né attenuanti culturali, sociali o narrative. Se vogliamo davvero costruire una società libera dalla violenza di genere, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere la stessa gravità a ogni forma di violenza e, davanti alla violazione della libertà di una donna, non abbassare mai la soglia della nostra indignazione».

L'amministratrice si è poi soffermata sulla tutela della libertà personale e della sicurezza nei luoghi pubblici, richiamando il rispetto delle regole e dei servizi di vigilanza da parte dei gestori di locali pubblici. «Ogni donna deve poter vivere, divertirsi, viaggiare e frequentare un luogo pubblico senza che la propria libertà venga messa in discussione o trasformata in una responsabilità per ciò che eventualmente le accade. La responsabilità è sempre di chi agisce la violenza. Su questo principio non possono esserci ambiguità. La vicenda solleva inoltre interrogativi importanti sulle condizioni di sicurezza e sulla regolarità dei servizi di vigilanza nei locali pubblici, aspetti sui quali è necessario che vengano effettuati tutti gli accertamenti di competenza. La sicurezza non può essere affidata all'improvvisazione e chi gestisce un'attività aperta al pubblico ha il dovere di garantire il rispetto delle regole e condizioni adeguate di tutela per tutti».

La cultura del consenso e la prevenzione

In conclusione, l'intervento individua nella prevenzione, nell'educazione al rispetto e nella cultura del consenso gli strumenti primari per azzerare qualsiasi forma di prevaricazione nella convivenza civile. «Come istituzioni dobbiamo continuare a lavorare sulla prevenzione, sull'educazione al rispetto, sulla cultura del consenso e sul sostegno concreto alle vittime. Ma dobbiamo anche riaffermare un principio semplice e fondamentale: nessuna donna deve avere paura e nessuna violenza deve essere normalizzata, giustificata o relativizzata».

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