Spuntino con murena nel mare di Crotone per un esemplare di foca monaca
La segnalazione del Circolo per l’ambiente Ibis Odv di Crotone. Doppio avvistamento in prossimità della piattaforma “Luna A” antistante la costa crotonese
CROTONE Il Circolo per l’ambiente Ibis Odv annuncia «con grande emozione il doppio avvistamento, avvenuto nelle giornate di ieri e di oggi, di un esemplare di foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) in prossimità della piattaforma “Luna A”, antistante le coste crotonesi». Si tratta di un evento di eccezionale rilevanza scientifica e naturalistica, che conferma il ritorno di una delle specie più rare e minacciate al mondo nei mari della Calabria ionica.
Da oltre sei anni il Circolo Ibis, sotto la direzione scientifica del dottor Emanuele Coppola del Gruppo Foca monaca Aps, conduce un programma di monitoraggio basato sull’analisi del Dna ambientale (eDna), in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca. Questo lavoro ha permesso di rilevare tracce genetiche della specie nelle acque crotonesi già da tempo, suggerendo una presenza costante ma difficilmente osservabile.
Il dottor Coppola, insieme al presidente del Circolo Ibis, Girolamo Parretta, aveva inoltre formulato un’ipotesi ecologica ben precisa: le piattaforme offshore, caratterizzate da fondali particolarmente ricchi di biodiversità, potessero rappresentare per la foca monaca un punto di ristoro stabile. Proprio per verificare questa intuizione, il Circolo ha avviato una collaborazione con Eni, ottenendo l’autorizzazione ai campionamenti scientifici sotto la piattaforma Luna A, in sinergia con la Guardia costiera.
L’avvistamento odierno conferma pienamente tale ipotesi. L’esemplare è stato infatti osservato mentre si alimentava, in particolare mentre predava una murena, dimostrando come l’area venga utilizzata attivamente come zona di alimentazione e non solo di passaggio. La foca monaca del Mediterraneo è uno dei mammiferi marini più rari al mondo, con una popolazione estremamente ridotta.
Può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza e superare i 300 chilogrammi di peso. Presenta un mantello bruno-grigiastro negli adulti, con una colorazione più chiara nella zona ventrale.
È una specie estremamente elusiva, che predilige ambienti poco disturbati e utilizza spesso grotte marine come rifugio. La sua dieta è composta principalmente da pesci, cefalopodi e altri organismi bentonici. La sua presenza è considerata un indicatore di elevata qualità ambientale e di ecosistemi marini ancora integri. Questo ritorno assume un significato ancora più profondo se inserito nel contesto storico del territorio crotonese.
Già nel 1854 il marchese Lucifero documentò la cattura di tre esemplari lungo queste coste, a testimonianza di una presenza un tempo stabile della specie nel nostro mare. L’avvistamento odierno rappresenta dunque un vero e proprio ritorno storico.

Il Circolo Ibis evidenzia inoltre come la collaborazione con Eni si sia rivelata una scelta efficace e lungimirante, dimostrando che il dialogo tra ricerca scientifica e realtà industriali può generare risultati concreti per la conoscenza e la tutela della biodiversità marina. A suggellare questo percorso di ricerca, tutela e ritorno della specie, il Circolo per l’ambiente Ibis e il Gruppo Foca monaca Aps hanno inoltre donato alla città di Crotone una statua raffigurante la foca monaca, collocata sul lungomare cittadino.
L’opera, che rappresenta una mamma con il suo cucciolo, è stata pensata come simbolo di tutela ambientale, fratellanza e convivenza armoniosa tra uomo e natura, nonché come strumento concreto di sensibilizzazione della popolazione sull’importanza di proteggere questa specie iconica del Mediterraneo.
Un sentito ringraziamento va infine al Comandante Marcello Gravina della Vremar, che ha prontamente documentato l’avvistamento fornendo un contributo fondamentale alla validazione scientifica dell’evento.
Il Circolo per l’ambiente Ibis rinnova il proprio impegno nella tutela della foca monaca del Mediterraneo e nella promozione di attività di ricerca avanzata, nella convinzione che il mare crotonese stia dimostrando, ancora una volta, il suo straordinario valore ecologico e la sua capacità di accogliere il ritorno di specie simbolo della sua storia naturale.

