Telefoni fuori dalla stanza nei «summit» per evitare le intercettazioni
I particolari dell'inchiesta "Teorema" condotta dalla Guardia di finanza di Crotone a sostegno della richiesta di misure cautelari da parte dei magistrati
CROTONE Nelle annotazioni inviate alla Procura della Repubblica lo scorso 19 marzo, redatte dalla Guardia di finanza, relativamente alla richiesta di misure cautelari per alcuni dei 20 indagati nell’ambito dell’operazione «Teorema» si racconta di «una condotta che normalmente caratterizza "summit" tra appartenenti ad organizzazioni delinquenziali».
L’incontro si teneva presso il palazzo della Provincia di Crotone in via Mario Nicoletta. Secondo quanto si legge nelle carte i partecipanti alla riunione «sono consapevoli, della costante pressione investigativa derivante dai pregiudizi penali su di essi gravanti» e per questo «elidono il rischio di intercettazione, impedendo la presenza di telefoni durante le riunioni». Sapevano che potevano essere intercettati e hanno consegnato tutti i telefonini a Gianfranco Nataro, detto Gianni.
«Tale condotta – scrivono gli investigatori – è replicata da Manica Fabio ed altri esponenti politici come dimostra, inequivocabilmente» una intercettazione. La moglie di Fabio Manica «è allarmata dal prolungato silenzio del coniuge e lo contattava ripetutamente sull'utenza telefonica al medesimo in uso».
La moglie di Manica ha chiamato e al smartphone ha risposto Gianni Notaro «il quale riferiva di aver in custodia "i telefoni di tutti", fra cui quello di Sergio Ferrari, e di Manica Fabio». Notaro riferisce di avere raccolto tutti i telefonini dei partecipanti alla riunione e la moglie di Manica ha replicato: «Ah sì, non ti preoccupare ho già capito tutto... fai la collezione... ho capito...».
L’ipotesi che viene fatta, quindi, è che i partecipanti alla riunione in Provincia volevano evitare di essere ascoltati attraverso il telefonino nel caso in cui erano stati disposti da parte delle forze dell’ordine intercettazioni utilizzando proprio i telefonini messi sotto controllo. Manica è accusato di avere avuto «benefici economici derivanti da condotte corruttive e associative».
Il denaro transita, secondo l’ipotesi accusatoria «su un conto intestato a Combariati Giacomo presso Mediobanca Premiere». Il conto è intestato a Combariati ma a utilizzarlo sarebbe stato Manica, che diventa più guardingo a partire dal luglio 2025, quando gli investigatori della Guardia di finanza procedono all’acquisizione di alcuni faldoni nella sede della Provincia e presso il Comune di Crotone e quello di Cirò Marina.
A partire dalla data del 22 luglio 2025 «viene deliberatamente evitata la presenza di Manica Fabio presso gli uffici della società Sinergyplus, ove in precedenza lo stesso accedeva con cadenza pressoché quotidiana; a partire dal luglio 2025, tale frequentazione cessa integralmente; Un preminente obiettivo delle strategie adottate nel periodo successivo all'acquisizione documentale prevedeva di celare il coinvolgimento di Manica Fabio negli affari della "Sinergyplus Srl"».

