L'arte bianca
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CROTONE Con la fine di settembre scade l'ennesima proroga per il servizio dedicato ai Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (Dna) attivo presso il Centro di salute mentale di Crotone. Lo scorso aprile, dopo la prima scadenza dei fondi, si era scelta la strada della toppa temporanea garantendo appena cinque mesi di respiro. Oggi il territorio si ritrova punto e a capo.

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A lanciare l'allarme è il movimento politico di Demos Crotone che definisce questo modello di gestione non più «sostenibile», poiché curare patologie complesse come anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata richiede «mobilità, continuità e percorsi terapeutici stabili».

Le criticità del precariato nella sanità pubblica

«Gestire la salute mentale a singhiozzo - si legge in una nota -, interrompendo le prese in carico per poi riprenderle solo se spunta un nuovo finanziamento straordinario, significa lasciare sole le famiglie, gettare nello sconforto chi sta affrontando un percorso di cura e vanificare il lavoro svolto finora dagli operatori».

I numeri dell'ultimo anno e mezzo dimostrano il valore sul campo del presidio pitagorico: centinaia di persone prese in carico, di cui circa l'80% adolescenti. Questo servizio non risponde soltanto alle esigenze della città capoluogo, ma è diventato un punto di riferimento per l'intero territorio provinciale, accogliendo pazienti che arrivano anche da altre province calabresi alla ricerca di una risposta specialistica pubblica. Una rara eccezione positiva in un contesto territoriale storicamente segnato da gravi carenze.

La sanità a Crotone vive già una condizione critica, tra servizi diagnostici basilari carenti, liste d'attesa bloccate e un sistema di prenotazione al Cup che costringe i cittadini a mesi di attesa o alla fuga verso il privato e i viaggi della speranza fuori regione. In un quadro del genere, perdere o continuare a precarizzare un servizio specialistico che ha dimostrato di funzionare e dare risposte concrete a chi ha bisogno sarebbe imperdonabile.

L'appello alle istituzioni e la richiesta di fondi ordinari

«Salvare questo servizio - sottolinea Demos - non risolverà da solo le criticità storiche della sanità crotonese, ma rappresenta il test minimo di responsabilità: occorre difendere ciò che funziona, renderlo stabile e, contestualmente, cambiare radicalmente l'approccio alla gestione della sanità pubblica sul territorio per affrontare tutto il resto».

Da qui la richiesta diretta indirizzata ai vertici aziendali e regionali per scongiurare l'ennesimo blocco delle prestazioni mediche.

«Chiediamo all'Asp di Crotone e alla Regione Calabria di chiarire cosa accadrà dal primo ottobre: si superi la logica dell'emergenza continua e si utilizzino fondi ordinari per rendere strutturale e definitivo il servizio del Csm. Più in generale, è tempo di rimettere la salute mentale al centro dell'agenda politica e sanitaria calabrese. La salute mentale non può più essere considerata la cenerentola del sistema sanitario, ma un pilastro essenziale della cura della persona. Il benessere psicologico e il diritto alla salute dei nostri ragazzi non possono avere una data di scadenza».

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