L'arte bianca
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CATANZARO Si è concluso con 29 condanne e 11 assoluzioni il processo celebrato dalla Corte d'appello di Catanzaro che ha preso le mosse da una indagine della Procura distrettuale antimafia scaturita, nel gennaio 2021, nell'operazione “Basso profilo”.

Inchiesta con la quale la Dda di Catanzaro ha acceso i riflettori sull'ennesimo intreccio tra politica, imprenditoria e cosche di ndrangheta e che ha visto coinvolti nomi eccellenti come quello dall'allora assessore regionale al Bilancio e segretario regionale del l'Udc Franco Talarico o del segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa. E se il primo è stato poi condannato a 5 anni di reclusione con rito abbreviato per il reato di corruzione elettorale, il secondo è stato invece scagionato

Nel processo ordinario di primo grado il Tribunale di Catanzaro aveva inflitto 35 condanne e pronunciato 12 assoluzioni. Verdetti in alcuni casi ribaltati nel processo d'appello concluso oggi. La pena più severa, 26 anni di reclusione, è stata comminata all'imprenditore di Sellia Marina Antonio Gallo che aveva intrecciato una serie di rapporti con le cosche crotonesi dei Grande Aracri, dei Trapasso-Mannolo e Bagnato.

 Antonio Gallo, alias "il principino", era considerato dalla Dda un jolly, in grado di rapportarsi con i membri apicali di ciascun gruppo: dai Grande Aracri di Cutro a Mario Donato Ferrazzo di Mesoraca, da Domenico Megna di Papanice ai maggiorenti delle cosche cirotane, ad Antonio Santo Bagnato del locale di Roccabernarda.

Rapporti che secondo la Dda l'imprenditore intratteneva per avere un sostanziale monopolio nella fornitura di prodotti antinfortunistici alle imprese che eseguivano appalti privati nei territori del settore jonico catanzarese. Inoltre, per entrare negli appalti pubblici Gallo si interfacciava con personaggi politici ai quali prometteva pacchetti di voti in cambio di favori per sé e per altri, sia in territorio della provincia catanzarese che in al tre realtà territoriali.

Come è accaduto, ad esempio per Franco Talarico. In primo grado Gallo era stato condannato a 30 anni di reclusione. I giudici d'appello hanno invece ribaltato la sentenza di primo grado che aveva mandato assolta l'ex presidente dei giovani industriali di Crotone Glenda Giglio, legata all'imprenditore Gallo e che era accusata di concorso esterno in associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e di varie ipotesi di trasferimento fraudolento di valori aggravate dal metodo mafioso. In appello Glenda Giglio è stata condannata a 2 anni e 9 mesi

Ribaltata, ma in senso opposto, anche la sentenza con la quale in primo grado era stato condannato a 3 anni di reclusione l'ex presidente dell'Ance di Crotone Giovanni Mazzei, ora assolto in appello. Confermate, poi, le assoluzioni di Tommaso e Saverio Brutto, padre e figlio, rispettivamente ex consigliere comunale di minoranza a Catanzaro ed ex assessore a Simeri Crichi. che erano accusati di aver individuato la figura di Gallo mettendolo in contatto con l'ex assessore regionale Francesco Talarico.

Tra le assoluzioni spicca quella per il boss di Roccabernarda Antonio Santo Bagnato, che in primo grado era stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Bagnato era ritenuto al vertice di un'organizzazione dedita all'emissione di fatture false. Pena ridotta a 5 anni e 3 mesi ad Ercole D'Alessandro, ex luogotenente della Guardia di finanza, al quale in primo grado erano stati inflitti 6 anni e 8 mesi per le accuse di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, traffico di influenze illecite, accesso abusivo a un sistema informatico, false attestazioni o certificazioni, truffa militare.

L'imprenditore catanzarese Umberto Gigliotta condannato a 20 anni e 4 mesi di reclusione (30 anni in primo grado). Condannata a 3 anni e 7 mesi la gastroenterologa Odeta Hasaj, accusata di diverse ipotesi di accesso abusivo a un sistema informatico tramite il compagno D'Alessandro.

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