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CROTONE Un’organizzazione criminale ben radicata sul territorio, capace di gestire con spregiudicatezza e violenza un imponente giro di prostituzione all’aperto e al chiuso, spingendosi fino a utilizzare neonati e bambini in tenera età come scudo per evitare i controlli. 

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
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Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle località di Isola di Capo Rizzuto e Crotone, i Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone - supportati dai colleghi dello Squadrone Eliportato Cacciatori «Calabria», dalle unità cinofile dell’Arma e dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia - hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Il provvedimento colpisce un sodalizio criminoso composto da 8 soggetti (7 stranieri e un cittadino italiano). Per sei di loro sono scattate le misure coercitive: quattro custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari, mentre altri due individui sono stati deferiti in stato di libertà. I reati contestati a vario titolo vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, fino alla violenza sessuale aggravata e alle minacce gravi. Tra i destinatari del provvedimento figurano anche due donne dedite al meretricio, indagate per aver occasionalmente favorito l’inserimento e l’operatività di nuove ragazze nel giro illecito. 

Mesi di indagini tra pedinamenti e intercettazioni

L’operazione scaturisce da una complessa e articolata attività investigativa avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone diretta dal dottor Domenico Guarascio. Per mesi, i Carabinieri hanno operato ininterrottamente, giorno e notte, in impegnativi servizi di osservazione, controllo e pedinamento sull’intero territorio provinciale. L’attività sul campo è stata affiancata da una capillare rete tecnica di videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali.

Le indagini hanno svelato l’esistenza di un gruppo criminale stabile con base logistica a Isola di Capo Rizzuto, ma i cui profitti e le cui prestazioni si consumavano per la quasi totalità nella città di Crotone. Gli incontri avvenivano prevalentemente per strada, ma anche a domicilio e all’interno di una nota struttura ricettiva del capoluogo pitagorico, da oggi sigillata dal sequestro preventivo.

Sesso in pieno giorno: mercati, ospedali e parchi giochi

Ciò che ha destato maggiore allarme sociale tra gli inquirenti e la popolazione locale è stata la spregiudicatezza della banda nella scelta dei luoghi in cui far consumare i rapporti a pagamento. Tutt’altro che relegati nelle aree periferiche o isolate, gli incontri avvenivano in pieno giorno nel cuore pulsante di Crotone: tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi affollati dello stadio comunale e dell’ospedale civile, fino alle adiacenze dei parchi giochi per bambini. Un degrado consumato alla luce del sole che ha esposto famiglie e minori a scene esplicite, compromettendo gravemente il decoro urbano e la sicurezza pubblica.

L’organizzazione, la «cassa comune» e i bimbi usati come scudo

Il gruppo criminale, strutturato su saldi vincoli familiari e gerarchici, gestiva l’attività illecita secondo uno schema verticistico. Sebbene le donne gestissero in apparente autonomia il contatto e la trattativa con i clienti, gli uomini con ruolo direttivo ne curavano l’organizzazione logistica: le accompagnavano sistematicamente sui luoghi di meretricio e ne garantivano la costante vigilanza. 

Gli indagati vivevano quasi esclusivamente dei guadagni delle donne, amministrando una vera e propria «cassa comune» in cui confluivano tutti i proventi. Le donne, apparentemente consenzienti ma vittime di una crudele manipolazione psicologica da parte di mariti e compagni, venivano sfruttate proprio nell’area di piazzale Nettuno. Per eludere i controlli delle forze dell’ordine, gli aguzzini spingevano il cinismo al punto da portare in auto i propri figli in tenera età durante gli accompagnamenti delle donne, usando i piccoli come «copertura» per passare inosservati. 

Redditi zero e lauti guadagni: il tesoro spedito all’estero

Un giro d’affari imponente e completamente sommerso. Gli accertamenti economico-finanziari svolti dalla Tenenza di Isola Capo Rizzuto in sinergia con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza hanno fatto emergere il lussuoso tenore di vita degli indagati a fronte di dichiarazioni dei redditi pari a zero.

L’incrocio tra l’analisi dei conti correnti e la stima degli incassi giornalieri ha permesso di calcolare profitti illeciti per svariate decine di migliaia di euro per ogni nucleo familiare, con picchi che hanno toccato i 90.000 euro per un singolo sfruttatore. Questo ingente flusso di contanti veniva poi sistematicamente trasferito all’estero mediante circuiti di rimessa non bancari (money transfer), allo scopo di eludere i controlli di tracciabilità finanziaria.

Pendolarismo del cliente e mire d’espansione in Calabria

Ad alimentare il business era una clientela vasta e trasversale, appartenente a ogni estrazione sociale e professionale. Il fenomeno aveva assunto dimensioni tali da generare un vero e proprio «pendolarismo della prostituzione»: i clienti non giungevano solo dal capoluogo pitagorico, ma viaggiavano appositamente dall’intero territorio provinciale e persino dalle province di Catanzaro e Cosenza.

La forza economica accumulata dal gruppo aveva inoltre spinto i vertici a pianificare un’ulteriore espansione: gli indagati stavano infatti progettando di esportare il medesimo modello di sfruttamento in altre aree e province della regione Calabria.

Complicità nell’hotel e l’ombra degli abusi su minore

Nell’ambito dell’inchiesta sono emersi anche gravi dettagli sulle connivenze logistiche locali. Sono stati posti agli arresti domiciliari i gestori dell’hotel crotonese sequestrato: secondo le accuse, i titolari tolleravano e agevolavano abitualmente le prestazioni sessuali a pagamento nelle camere della struttura, omettendo la registrazione degli alloggiati per trarre un immediato e ingiusto profitto economico.

Il quadro preventivo si completa infine con il drammatico capitolo degli abusi familiari. A carico del presunto capo del sodalizio, il Gip ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata: l’uomo, abusando della propria posizione e della condizione di vulnerabilità della vittima, avrebbe costretto anni addietro una familiare, all’epoca dei fatti minorenne, a subire ripetute violenze, tentando successivamente di avviarla alla prostituzione.

Il procedimento penale versa attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vige la presunzione di innocenza fino all’emissione di una sentenza di condanna definitiva, e le relative responsabilità saranno accertate nelle successive sedi giudiziarie.

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