L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Riceviamo e pubblichiamo integralmente un intervento dell'ex capogruppo di Forza Italia e oggi componente attiva della minoranza, Antonio Manica, relativo al mega progetto Antica Kroton.

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Dopo la bonifica e/o messa in sicurezza “farlocca” (siamo ancora in attesa di apprendere dal sindaco tempi e luoghi di smaltimento di 1 milione di metri cubi di rifiuti), è doveroso accendere i riflettori su un’altra perla di questa amministrazione, nella speranza che una cittadinanza “distratta”, o forse sarebbe più corretto dire “assuefatta”, si svegli dallo stato di torpore in cui versa e acquisisca consapevolezza dei danni irrimediabili che i cinque anni dell’amministrazione Voce hanno inferto al tessuto economico, culturale e sociale della città. Mi riferisco ad Antica Kroton

Antica Kroton rappresenta, senza giri di parole, il grande bluff della storia recente di Crotone. Un progetto che doveva segnare una svolta culturale, urbana ed economica per la città e che invece si è rivelato un’occasione mancata, uno sperpero di risorse pubbliche e una consorteria di ambiguità. Procediamo con ordine.

Gli scavi

Un primo fondamentale rilievo riguarda le scelte strategiche operate per le campagne di scavo. Le attività di indagine archeologica non si sono concentrate nelle aree di maggiore potenziale scientifico, quali centro storico e quartiere nord di Crotone, le aree che avrebbero potuto restituire i dati più significativi sull’antica Kroton. Si è scelto invece di aggirare i nodi veri, facendo finta di scavare. E, cosa ancora più grave, si continua a fare finta di scavare, evitando i contesti più complessi ma anche più promettenti dal punto di vista scientifico come, appunto, le aree centrali della città e il quartiere settentrionale. Questa impostazione solleva dubbi sulla serietà e sulla finalità scientifica delle operazioni intraprese in quanto eludono il cuore della ricerca archeologica per la quale il progetto è stato finanziato.

La consorteria

Un secondo grave rilievo concerne il modello di governance adottato per il progetto.  Attorno ad Antica Kroton si è costruito un sistema chiuso e autoreferenziale, una consorteria in cui tutto si è consumato dentro un piccolo “orticello”. Tale approccio ha portato ad una totale esclusione del territorio e delle sue componenti vitali, in particolare, non sono stati coinvolti studiosi indipendenti, associazioni culturali, professionalità locali e cittadinanza. Un progetto che per sua natura doveva essere collettivo e partecipato si è trasformato in un’iniziativa “esclusiva e opaca”, gestita da una cerchia ristretta e priva di un reale confronto con la comunità di riferimento.

Impiego delle risorse pubbliche

La gestione delle risorse finanziarie è un ulteriore punto dolente. L’impressione diffusa è che i fondi siano stati spesi senza una logica complessiva, né in funzione degli scavi né di una strategia di sviluppo urbano. Il caso dello stadio è emblematico: un’opera con una preesistente funzione sociale è stata smantellata frettolosamente con la rimozione di una tribuna per essere trasformata in un cantiere dagli esiti incerti. E così l’edificio ex scuola San Francesco, assurto ad esempio di superficialità e incapacità in quanto sottoposto ad interventi di ristrutturazione prima ancora di procedere ai necessari e indifferibili interventi di bonifica della zona perimetrale, con conseguente allungamento dei tempi di consegna del plesso da adibire a Centro di raccolta e catalogazione dei dati archeologici. E poi la riqualificazione delle rotonde, oggetto di propaganda stucchevole, priva di un effettivo valore aggiunto in termini culturali e urbanistici. E infine il castello, forse il caso più grave: i lavori in corso invece di riqualificare deturpano uno dei simboli storici della città (ascensore docet). È evidente una frammentazione degli interventi e una possibile deviazione dalla finalità originaria di una valorizzazione integrata del patrimonio cittadino.

Nota specifica su Urban Center e sulla formazione farlocca

Ed infine l’Urban Center, che avrebbe dovuto essere il fulcro della trasparenza, della partecipazione e della costruzione di competenze diffuse, è stato declassato a “vetrina elitaria, funzionale non alla città ma a logiche di autocelebrazione”. Un contenitore svuotato di qualsiasi ruolo pubblico reale, privo di un confronto aperto con il territorio e con le sue istituzioni culturali e accademiche. Ancora più inquietante è la gestione dei corsi di formazione. Si è scelto deliberatamente di affidarsi a figure esterne di fama (“archistar”) come Cucciniello, senza alcuna spiegazione pubblica sui criteri di selezione, senza evidenza comparativa, senza una valutazione trasparente delle alternative. Una scelta che appare più orientata al prestigio dei nomi che alla crescita del territorio.
È del tutto incomprensibile e politicamente grave che l’Università di Architettura di Reggio Calabria, unica realtà pubblica calabrese con competenze strutturate in materia di progettazione urbana, riqualificazione, restauro, paesaggio e città storica, sia stata completamente esclusa. Una esclusione che non può essere derubricata a semplice dimenticanza, ma che rivela una precisa volontà di tenere fuori il sistema universitario regionale, preferendo circuiti ristretti, relazioni personali e carriere individuali.
Basti considerare che i presunti dati scientifici di Antica Kroton non vengono presentati a Crotone, ma in contesti esterni, come un’anonima sala dell’Università di Napoli. I corsi di formazione, così concepiti, non hanno formato una nuova classe di competenze locali, non hanno lasciato nulla alla città e non hanno creato opportunità durature.
Hanno invece prodotto titoli, visibilità e curriculum per pochi eletti, confermando l’impressione che Antica Kroton sia stata utilizzata come strumento di avanzamento professionale, più che come progetto pubblico di sviluppo. Questo modus operandi ha portato a svuotare di significato i concetti di “partecipazione” e “formazione” utilizzando risorse pubbliche senza generare una reale e collettiva ricaduta positiva.

Conclusioni

In sintesi, il progetto "Antica Kroton", nelle sue attuali modalità di attuazione, ha tradito le premesse che ne avevano giustificato l'avvio e il finanziamento. Invece di fungere da volano per il riscatto di Crotone, si è trasformato nel simbolo di una "gestione chiusa, inefficace e distante dalla città", con buona pace degli ambiziosi progetti di sviluppo economico, culturale e sociale. E pure qualcuno insiste nel sostenere: “Crotone sta crescendo”.
Antonio Manica - Consigliere comunale 

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