Tra tubi rotti, navi di Nemi e museo chiuso: la politica della sudditanza
Dai cantieri idrici di via Polonia fino al piano per "Antica Kroton", i comunicati del Comune di Crotone svelano una costante subalternità alla politica ragionale e nazionale
CROTONE C'è una linea sottile che separa la collaborazione istituzionale dalla sudditanza politica, e gli ultimi comunicati stampa licenziati dal Comune di Crotone sembrano averla superata. La narrazione trionfalistica scelta dall'Amministrazione per raccontare l'avvio dei lavori sulla condotta idrica di via Polonia, il vertice sul turismo alla Cittadella, il sopralluogo al Museo nazionale e i cantieri nei luoghi della cultura restituisce l'immagine di un ente locale incapace di rivendicare una propria autonomia.
Un ente ridotto al ruolo di comparsa riconoscente, non solo di fronte ai rappresentanti di Fratelli d'Italia in Giunta regionale, ma piegato oggi anche a una manifesta e preoccupante sudditanza istituzionale verso il Mic (Ministero della cultura) e la direzione dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari
Il copione si ripete identico. Nel quartiere Farina si celebra un sopralluogo per interventi che dovrebbero rientrare nella normale amministrazione di un territorio da anni in emergenza idrica. Eppure, le dichiarazioni del sindaco Vincenzo Voce si trasformano in un elogio sperticato all'indirizzo dell'assessore regionale all'Ambiente, Antonio Montuoro, e del dirigente Salvatore Siviglia. Il primo cittadino parla di «attenzione concreta» per un cantiere che in realtà sanerà con colpevole ritardo un «annoso problema», mentre il ruolo del Comune viene relegato a una generica attività di monitoraggio tramite il Coc (Centro operativo comunale).
La retorica del «lavoro straordinario» per aver sostituito appena 12 metri di condotta danneggiata a Timpa del Salto e per il ripristino di vecchi canali inutilizzati da un quarto di secolo fotografa perfettamente la modestia dei risultati, mascherata da grande impresa grazie al placet della Regione Calabria.
Poco importa se, mentre si celebrano i metri di tubo, sul fronte culturale la realtà sia ben diversa: nonostante le rassicurazioni e l'ottimismo dell'assessora Venneri, la struttura di via Risorgimento resta sbarrata nel pieno della stagione estiva, proprio mentre le navi da crociera riversano in città turisti che trovano i cancelli desolatamente chiusi.
Turismo e crociere al buio
Non va meglio sul fronte dello sviluppo economico. L'incontro tra l'assessore comunale Simona Ferraina e il titolare del Turismo in Regione, Giovanni Calabrese, viene descritto con i toni fumosi della peggiore burocrazia politica. Al centro del tavolo ci sono le «prospettive di sviluppo», la «programmazione condivisa» e la «destagionalizzazione», formule vuote che non nascondono l'assenza totale di progetti specifici e scadenze certe.
L'Amministrazione punta tutto sul turismo crocieristico, considerandolo il motore per rendere Crotone uno «scalo competitivo nel Mediterraneo». Il pensiero va alle magnificenti navi di Caligola inabissate nel lago di Nemi. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni d'intenti, le proposte presentate dall'assessore Ferraina sembrano aver trovato accoglimento solo in una «concreta disponibilità» ad accompagnare il percorso, condita da generici riferimenti a «ulteriori iniziative allo studio»
Anche in questo caso, il commento finale dell'esponente della giunta pitagorica scivola nella gratitudine preventiva: «Ringrazio l'assessore Calabrese per l'attenzione autentica (...). Con lui il confronto non è mai un rito formale». Una solida collaborazione che assomiglia molto a una cambiale in bianco firmata a favore del partito di maggioranza relativa in Regione, accettando impegni futuri destinati a tradursi in opportunità solo «nei primi mesi».
Cultura e cantieri col cappello in mano
L'ultimo tassello di questa narrazione ancillare tocca appunto il patrimonio culturale, ambito in cui la giunta ha ormai accettato passivamente la guida esterna dei funzionari ministeriali e del direttore dei Parchi, Filippo Demma.
L'assessora alla Cultura Dalila Venneri ha visitato il cantiere di via Risorgimento per verificare i lavori di riqualificazione del Museo archeologico, che prevedono opere di efficientamento energetico, nuovi pavimenti, climatizzazione e un ascensore per garantire la piena accessibilità fisica. L'intervento si inserisce in un imminente Accordo di valorizzazione integrata tra il Comune e il ministero, che include anche la gestione del Castello Carlo V, oggi interamente affidato in consegna proprio alla direzione dei Parchi.
Anziché rivendicare una centralità del Comune nella programmazione strategica dei beni storici cittadini, l'Amministrazione sembra accodarsi a decisioni calate dall'alto. Perfino sul monumentale progetto "Antica Kroton" – un piano da 7 milioni di euro per l'area di Capo Colonna – la macchina comunale resta al palo, schiacciata tra le lungaggini burocratiche della giunta regionale per una variazione di bilancio regionale e i futuri passaggi con Invitalia
Eppure, le dichiarazioni dell'assessora Venneri ricalcano fedelmente lo spartito dell'ossequio: «La valorizzazione del patrimonio culturale è il risultato di una collaborazione istituzionale concreta e di una visione condivisa. Il lavoro svolto insieme ai Parchi Archeologici di Crotone e Sibari, sotto la direzione di Filippo Demma, dimostra come la sinergia tra istituzioni possa tradursi in risultati tangibili per la città». Una retorica che sposta il baricentro decisionale fuori dalle mura cittadine, trasformando la tutela dei simboli storici nell'ennesima delega in bianco a enti e direzioni esterne.
Finché la politica cittadina continuerà a misurare il proprio successo sulla base della benevolenza concessa da Catanzaro, o della linea imposta dai vertici del ministero e dalle direzioni dei parchi, per Crotone sarà difficile uscire dalla perpetua condizione di marginalità in cui si trova. Sia quando si parla di servizi essenziali come l'acqua, sia quando si inseguono i grandi flussi del turismo o si abdica alla gestione diretta della propria storia antica.




