L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Emergenza rientrata, almeno per ora. Alle ore 13 di oggi, dopo due giorni di stop che hanno tenuto con il fiato sospeso i rubinetti di Crotone, Rocca di Neto e i campi della Bassa Valle del Neto, il Consorzio di bonifica ha annunciato la fine dei lavori sulla condotta in acciaio Dn 2000. I numeri e i tempi record ci sono tutti: due giorni di lavori incessanti, notte compresa, per fronteggiare uno squarcio che rischiava di mettere in ginocchio l'agricoltura e l'approvvigionamento idropotabile nel pieno dell'ondata di calore. 

I ringraziamenti di rito

L'erogazione è in fase di riavvio e l'ente ha espresso un sentito ringraziamento agli operai dei distretti di Crotone e Catanzaro, alla Sorical, alla ditta Appalti e servizi srls e ai sindaci Vincenzo Voce e Salvatore Cosimo per la costante presenza. Ma a far discutere – dietro i meritati applausi alle maestranze – è la natura stessa dell'intervento. 

L'ombra della riparazione precaria

La nota ufficiale, infatti, non nasconde la polvere sotto il tappeto, anzi, solleva un interrogativo inquietante. Quella effettuata sulla condotta adduttrice è, testualmente, una "riparazione tampone". Una scelta obbligata dalle temperature torride e dall'urgenza di limitare i disagi, con la dichiarata speranza “che possa consentire il superamento dei prossimi mesi estivi”

La gestione dell'emergenza perenne

Il quadro che emerge è la fotografia di un territorio costretto a vivere alla giornata, affidando la propria sicurezza idrica alla tenuta di un "cerotto" su una tubazione monumentale. L'estate è appena iniziata e la resistenza della rete idrica sembra legata a una scommessa contro il calendario.

Il nodo della programmazione futura

Lo stesso Consorzio ammette che sarà necessario programmare, di concerto con gli Enti interessati e il mondo agricolo, un intervento risolutivo. La domanda, però, sorge spontanea: perché si deve sempre attendere il grande guasto prima di pianificare interventi strutturali? La dedizione degli operai merita rispetto, ma la politica dei tamponi non può essere il modello standard per le nostre infrastrutture vitali. I cittadini e gli agricoltori pagano per avere certezze, non speranze.

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