L'arte bianca
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BELVEDERE DI SPINELLO Un’inchiesta che scuote le fondamenta della gestione pubblica a Belvedere di Spinello. Nella mattinata odierna, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo che ha interessato le infrastrutture chiave del sistema idrico comunale.

Al centro dell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica guidata dal dott. Domenico Guarascio, vi è la presunta distribuzione di acqua non potabile alla popolazione, con conseguenti avvisi di garanzia notificati all’attuale sindaco (Antonio Amato), al suo predecessore (Rosario Macrì) e al responsabile dell’Area tecnica (Luigi Marrazzo).

Il "mix" vietato nelle condotte

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sistema idrico cittadino sarebbe stato alimentato per anni attraverso un meccanismo strutturalmente critico. All'acqua regolarmente fornita dal gestore regionale veniva miscelata acqua prelevata da un pozzo situato nei pressi del fiume Neto. Quest'ultima, originariamente destinata ad altri usi, veniva convogliata nel serbatoio comunale "Capoluogo" senza passare per un adeguato processo di potabilizzazione.

Il risultato, secondo l'accusa, era l'immissione in rete di un liquido non conforme ai parametri di legge, esponendo i cittadini a un concreto rischio sanitario.

Batteri e metalli oltre i limiti

Le indagini si fondano sui rilievi tecnici effettuati nel tempo da Arpacal e Asp. Gli accertamenti avrebbero evidenziato ripetuti superamenti dei limiti per parametri critici quali: torbidità, cloruri e sodio; e presenza di batteri coliformi ed escherichia coli.

Nonostante i segnali d'allarme, le autorità locali non avrebbero adottato interventi risolutivi. Anzi, l'inchiesta evidenzia come un'ordinanza di divieto emessa nel settembre 2024 sia stata revocata prematuramente, nonostante il persistere di criticità chimiche e microbiologiche.

Le falle nel sistema di controllo

I militari, durante i sopralluoghi, hanno riscontrato scenari definiti allarmanti: la pompa dosatrice di cloro installata presso la vasca di raccolta era priva di automatismi e monitoraggio continuo. In un'occasione, il sistema di dosaggio è stato trovato addirittura privo di cloro, rendendo vana ogni parvenza di trattamento dell'acqua.

Le accuse

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, l'omissione o il rifiuto di atti d'ufficio e delitti colposi contro la salute pubblica, con l'aggravante della violazione dei doveri inerenti alla funzione di autorità sanitaria locale per i due sindaci coinvolti. 

Il sequestro odierno mira a interrompere la situazione di pericolo, impedendo che infrastrutture non idonee continuino a immettere acqua potenzialmente contaminata nel circuito cittadino. Resta fermo, in questa fase di indagini preliminari, il principio di presunzione di innocenza per tutti i soggetti coinvolti fino a sentenza definitiva.

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