Trent'anni dall'alluvione di Crotone: a Fondo Gesù si tirano le somme
A tre decenni dalla tragedia del 1996, il comitato di quartiere traccia il bilancio tra la memoria dei soccorsi e la denuncia per le promesse di rinascita mai mantenute
CROTONE A trent'anni esatti dall'alluvione che il 14 ottobre 1996 mise in ginocchio Crotone, il Comitato di quartiere "Fondo Gesù Nel Cuore" ha diffuso una nota ufficiale per commemorare la ricorrenza e tracciare un bilancio della situazione attuale. Il comunicato ripercorre l'impatto devastante del disastro e la reazione della comunità, ponendo al contempo l'accento sul degrado urbano e sulle opere incompiute che ancora interessano l'area.
La tragedia dell'alluvione e l'impatto sul quartiere
Il testo si apre con il richiamo storico al tragico evento atmosferico che colpì la città e alle sue immediate conseguenze sulla popolazione.
«Il 14 ottobre 1996 è una data che Crotone non potrà mai dimenticare. Una tragedia che provocò sei vittime, travolse intere famiglie e sommerse buona parte della città sotto la furia devastante dell'acqua. Tra i quartieri più duramente colpiti ci fu Fondo Gesù, dove il fiume Esaro mostrò tutta la sua terribile forza, lasciando dietro di sé distruzione, dolore e disperazione».

La risposta immediata della comunità e la solidarietà
Il documento evidenzia la reazione spontanea degli abitanti di Fondo Gesù durante l'emergenza, sottolineando l'unione e l'impegno dei residenti nei soccorsi.
«Ma in quei giorni, nel cuore di una tragedia immensa, emerse qualcosa di straordinario: la forza di una comunità capace di trasformarsi in una grande famiglia. La gente di Fondo Gesù non aspettò che qualcuno venisse a risolvere i problemi. Si rimboccò le maniche, scese in strada e si mise al lavoro, aiutando chi aveva perso tutto. Furono giorni e settimane di sacrifici, di lavoro incessante, di notti trascorse a spalare fango e rimuovere detriti, cercando di restituire un minimo di normalità a chi si era visto portare via, in poche ore, i sacrifici di una vita. Tantissime persone persero la casa, i propri beni, i ricordi e le certezze. Ma non persero la dignità, la solidarietà e la volontà di rialzarsi».
La memoria personale a trent'anni dal disastro
All'interno della nota viene riportato anche un ricordo d'infanzia legato a quelle giornate, orientato a evidenziare il valore della coesione sociale.
«Io, quel giorno, avevo appena 12 anni. Eppure, a distanza di trent'anni, ciò che porto ancora dentro di me non è soltanto il ricordo della devastazione, ma soprattutto quello della straordinaria forza d'animo della nostra gente. Ricordo l'altruismo, la disponibilità, l'unione e la voglia di aiutarsi reciprocamente. Ricordo una comunità che, pur ferita, seppe dimostrare a tutta la città di Crotone cosa significasse non abbandonare nessuno. È questo il patrimonio più grande che Fondo Gesù ha saputo custodire: la capacità di rialzarsi insieme, anche quando tutto sembra perduto».
I progetti di riqualificazione e il Contratto di quartiere
Il comunicato esamina poi la fase successiva all'emergenza, focalizzandosi sugli stanziamenti e sui programmi di intervento che sono stati pianificati nel tempo.
«Ed è proprio per questo che ciò che è accaduto dopo fa ancora più male. Da quella tragedia avrebbe dovuto nascere una vera rinascita del quartiere. Furono stanziate ingenti risorse e venne presentato un progetto ambizioso, che avrebbe dovuto trasformare Fondo Gesù in un fiore all'occhiello di Crotone. Le aspettative erano tante, le promesse ancora di più. Eppure, dopo un avvio che lasciava presagire un futuro diverso, quella prospettiva si è progressivamente dissolta, lasciando dietro di sé opere incompiute, aree degradate e un quartiere che ancora oggi attende risposte concrete. Il cosiddetto "Contratto di Quartiere", nato con l'obiettivo di risanare e riqualificare il territorio, rappresenta per tanti cittadini il simbolo di un'occasione mancata, di aspettative tradite e di una rinascita mai realmente compiuta».
Le criticità attuali e il ritardo istituzionale
A distanza di tre decenni, il bilancio mostrato dalla nota evidenzia il persistere di problematiche strutturali e abitative non risolte.
«A trent'anni da quel tragico 14 ottobre, ci sono famiglie che non sono più tornate nelle proprie abitazioni, edifici che continuano a raccontare il peso di quella ferita e problemi che si trascinano da troppo tempo. Il quartiere che allora dimostrò una straordinaria capacità di reagire si ritrova ancora oggi a fare i conti con il degrado, con le incompiute e con la sensazione di essere rimasto ai margini delle priorità istituzionali».
La necessità di responsabilità e interventi concreti
Il testo prosegue sollecitando un'analisi dell'operato svolto negli anni dalle diverse amministrazioni coinvolte.
«Trent'anni sono un tempo enorme. Troppo per continuare a parlare soltanto di ricordi, progetti e promesse. Ricordare l'alluvione non significa soltanto commemorare le vittime e ripercorrere il dolore di quella giornata. Significa anche interrogarsi su ciò che è stato fatto, su ciò che non è stato realizzato e sulle responsabilità di chi, nel corso degli anni, avrebbe dovuto garantire a questa comunità un futuro diverso».
Le richieste e le aspettative per il futuro del quartiere
Il comitato formula quindi le istanze ufficiali rivolte agli enti competenti per la tutela del territorio.
«Fondo Gesù non chiede privilegi. Chiede dignità, sicurezza, attenzione e rispetto. Chiede che gli impegni assunti diventino finalmente realtà e che le risorse destinate alla sua rinascita producano risultati concreti e verificabili».
Il ruolo del comitato nella trasmissione della memoria
Nella parte finale, viene precisata la funzione dell'associazione locale nel preservare la storia del quartiere per le nuove generazioni.
«Oggi, come Comitato di Quartiere "Fondo Gesù Nel Cuore", sentiamo il dovere di custodire quella memoria, ma anche quello di dare voce a una comunità che non ha mai smesso di sperare, nonostante tutto. Non vogliamo che le nuove generazioni conoscano Fondo Gesù soltanto attraverso il racconto di una tragedia o attraverso le immagini del degrado. Vogliamo che possano conoscere anche la sua storia di solidarietà, il coraggio dei suoi cittadini e la forza di un quartiere che merita finalmente di rinascere».
L'appello conclusivo alle istituzioni
Il comunicato si chiude ribadendo la determinazione dei residenti nel richiedere l'attuazione degli interventi di risanamento previsti.
«Trent'anni fa l'acqua distrusse case, sacrifici e certezze. Ma non riuscì a distruggere la volontà della nostra gente di ricominciare. Oggi quella stessa volontà è ancora viva. Quello che manca, troppo spesso, è una risposta concreta da parte delle istituzioni. Non possiamo cambiare ciò che è accaduto il 14 ottobre 1996. Possiamo e dobbiamo, però, impedire che Fondo Gesù continui a vivere, ancora oggi, le conseguenze di quella tragedia. Fondo Gesù non chiede compassione. Chiede giustizia, dignità e una rinascita che non può più essere rimandata».


